giovedì 30 aprile 2009

Sarah Jessica Parker presto mamma con la fecondazione

Sembrava una coppia destinata a dirsi addio e invece Sarah Jessica Parker è ritornata sui suoi passi perdonando la breve scappatella del marito e pensando ad ampliare la famiglia.L’attrice 44enne di “Sex and the City” e Matthew Broderick, di 47 anni, diventeranno presto genitori di due gemelle, ma non vedremo nessun pancione spuntare sul sottilissimo punto vita della Parker perchè non sarà lei a portare avanti la gravidanza nei canonici 9 mesi. La coppia per dare delle sorelline a James Wikie di 6 anni, è ricorsa alla tanto discussa pratica dell’”utero in affitto”. Rivolgendosi ad una donna che in completa privacy ha deciso di prestarsi a fare da madre surrogata, grazie ad un embrione ottenuto da una fecondazione in vitro, i due sono riusciti a realizzare il loro sogno. “Siamo felici di annunciare la nascita delle nostre gemelline che avverrà in estate inoltrata con il generoso sostegno di una madre surrogata”, ha dichiarato Sarah ai media Lunedì notte, quando per un uscita mondana si è fatta vedere raggiante sul red carpet in occasione della premiere dell’ultima commedia “Wonderful World” a cui ha preso parte il suo consorte. Auguri ai futuri mamma e papà!
29 aprile 2009

venerdì 24 aprile 2009

Bimbo allattato col sondino l'hotel non lo accetta

La Tribuna di Treviso - 24 aprile 2009
Il Corriere delle Alpi - 24 aprile 2009

Mamma di Treviso accusa

Le negano ospitalità in hotel dove aveva chiesto di poter dare il latte al suo bambino attraverso un sondino. E’ Monica Iannaccone, mamma di Giovanni, neonato venuto a mancare il 12 marzo, a raccontare cosa è accaduto nell’hotel «Il Cardo» a San Vito di Cadore. «Mi hanno detto che non era il caso, consigliandomi di chiedere al bar vicino alla seggiovia», dice Monica che ha deciso di denunciare il fatto. L’episodio risale a metà febbraio, un mese prima che il piccolo Giovanni Lodovico morisse. Aveva 8 mesi quando, insieme alla mamma, è stato bloccato alle porte dell’albergo senza poter avere la pappa in un posto caldo e accogliente. Monica, 34 anni, il marito Antonio Favaro, imprenditore di 45 anni, e la figlia maggiore si trovavano a San Vito domenica 15 febbraio. La figlia infatti frequentava il corso di sci organizzato dallo Sci Club di Treviso in collaborazione con la Scuola Antelao di San Vito, proprio sulla pista vicina all’albergo, dove fra l’altro la famiglia Favaro, residente a Treviso, aveva soggiornato qualche week-end prima. Non si trattava, dunque, neppure di persone totalmente sconosciute al personale dell’albergo. «Attendevo il rientro della mia famiglia - racconta Monica - quando intorno a mezzogiorno con Giovanni sul passeggino, sono entrata nell’albergo per chiedere alla reception se potevo avere la disponibilità di un angolino per allattarlo. Ho spiegato che si alimentava attraverso un sondino naso-gastrico semplicemente stando seduto sul passeggino». Giovanni infatti soffriva di Sma di tipo 1, l’atrofia muscolare spinale, una malattia genetica che colpisce le cellule nervose destinate al controllo dei movimenti dei muscoli volontari. Il piccolo aveva difficoltà di deglutizione e masticazione del cibo e per questo aveva bisogno di un sondino. La risposta dell’impiegata alla reception lascia però di stucco la mamma di Giovanni che si sente dire: «Eh...no, non credo proprio sia il caso...sa per i clienti...». Racconta Monica: «Mi ha detto di chiedere al bar vicino alla seggiovia. Ci sono rimasta di sasso». Madre e figlio alla fine hanno trovato un rifugio: la proprio auto con il riscaldamento acceso. Non propriamente l’ideale, visto il freddo dell’inverno appena trascorso e soprattutto in cosiderazione che si trattava di un neonato per di più malato. In macchina Monica ha comunque potuto finalmente dare il latte al suo piccolo. Giovanni è venuto a mancare il 12 marzo scorso, a soli 9 mesi, per complicazioni dovute alla malattia. E’ stato ricoverato all’Hospice pediatrico di Padova. «Lì ho trovato un ambiente di persone eccezionali», dice mamma Monica, «diametralmente opposto al clima di quell’albergo». Perché Monica ha deciso di raccontare adesso questa sua storia? «Perché forse questo potrà aiutare bambini come Giovanni e i loro genitori a non sentirsi mai rifiutati dall’ignoranza delle persone, anche se non mi aiuterà ad uscire dall’abisso in cui sono. Non cerco nulla, soltanto rispetto». Parla di un malinteso invece la titolare dell’hotel, Patrizia Del Favero: «Possiamo solo pensare che sia stato uno spiacevolissimo equivoco. E’ vero che i servizi dell’albergo non sono a completa disposizione dei non ospiti, ma è anche vero che non è mai stato negato l’accesso a tutti coloro che ne avessero avuto bisogno. Mai ci saremmo sognati di negare l’uso di una sala a un bambino». Un malinteso su cui dice di voler andare fino in fondo: «Indagheremo su quanto accaduto».

giovedì 23 aprile 2009

Andrologo americano assicura "Posso clonare esseri umani"

Repubblica - 22 aprile 2009

L'annuncio di Zavos all'Independent. Clonati 14 embrioni umani, 11 trasferiti nell'utero di quattro donne. Un documentario testimonia la procedura. Nessuna gravidanza è andata a buon fine, ma "è un primo passo"

LONDRA - "La nascita del primo bambino clonato è vicina": l'annuncio shock arriva, ancora una volta, da un controverso medico, l'andrologo di origini cipriote oggi cittadino americano Panayotis Zavos, dell'università del Kentucky, che sostiene di aver clonato 14 embrioni umani e di aver trasferito 11 di essi nell'utero di quattro donne che hanno così avuto la possibilità di tentare di dare vita ai primi embrioni creati appositamente per la riproduzione. La clonazione, scrive The Independent, è stata filmata in un documentario.
Zavos avrebbe così rotto l'ultimo tabù etico e scientifico. Per farlo si è rivolto a un laboratorio segreto, probabilmente in Medio Oriente, dove la clonazione non è un reato come nella maggior parte degli altri paesi. La cautela è d'obbligo perché il medico non è nuovo ad annunci del genere: già nel 2004 aveva detto di aver impiantato un embrione umano clonato in una donna, ma non fornì prove in merito attirandosi molte critiche dal mondo scientifico, sostanzialmente scettico. Questa volta, si legge sull'Independent, la procedura, prima dell'impianto in utero, è stata ripresa in video dal documentarista Peter Williams, per Discovery Channel, che trasmetterà il servizio questa sera.
"Non si può continuare a rilasciare dichiarazioni senza fare riferimento a dati scientifici, pubblicati su riviste specializzate e sottoposti alla peer review", commenta scettico a Repubblica.it il genetista Bruno Dalla Piccola. "Se studi su modelli animali complessi indicano che il procedimento non è impensabile sull'uomo, è ancora tutta da dimostrare la sua utilità", sottolinea lo scienziato. "E un documentario non è una prova sufficiente. Quello che serve sono prove di laboratorio. Senza quelle ogni annuncio è ingiustificato", conclude Dalla Piccola. I pazienti coinvolti negli esperimenti di Zavos sono tre coppie sposate ed una donna single, provenienti da Gran Bretagna, Stati Uniti e da un paese mediorientale, riferisce il quotidiano britannico nella sua edizione online. Nessuno degli embrioni impiantati ha portato ad una gravidanza effettiva, ha sottolineato Zavos, che però si è detto convinto che si tratti del "primo capitolo" verso la creazione di un essere clonato a partire dalle cellule della pelle di uno dei genitori: "Se intensifichiamo i nostri sforzi - ha dichiarato - possiamo arrivare ad avere un bambino clonato nell'arco di 1-2 anni".
In passato altri embrioni umani clonati sono stati prodotti, ma a scopo di ricerca e per estrarne cellule staminali e non al fine di essere impiantati in donne per ottenere una gravidanza. Questa volta sarebbe tutto diverso. La finalità, ha detto chiaramente Zavos, è la riproduzione: "La mia ambizione - ripete - è aiutare le persone". E ha rivelato altri particolari inquietanti, come l'annuncio di aver prodotto embrioni clonati da tre persone morte, inclusa una bambina statunitense di dieci anni di nome Cady morta in un incidente automobilistico. Decisione presa su richiesta dei familiari delle vittime.
Alcuni degli embrioni clonati si sono sviluppati fino ad uno stadio di 4 cellule prima di essere trasferiti, ma altri si sono sviluppati fino ad uno stadio di 32 cellule - definito 'morula'. Secondo il quotidiano britannico, sarebbero decine le coppie che avrebbero contattato il ricercatore nella speranza di poter superare i propri problemi di infertilità attraverso l'utilizzo della stessa tecnica di clonazione che venne usata per la creazione della pecora Dolly nel 1996.

ALESSIA MANFREDI

mercoledì 22 aprile 2009

Rai 1 - 21/04/09 Festa Italiana

video

NO COMMENT

INFERTILITÀ E LEGGE 40

Radio 1 - 21 aprile 2009

L'infertilità di coppia è una problematica che grava anche in Italia su una vasta area di persone. Il fenomeno, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), colpisce, nei paesi industrializzati come l'Italia, il 15-20% delle coppie. Le stime attuali rilevano, come i valori siano, purtroppo, destinati ad aumentare. Le cause responsabili sono molteplici, ma gli esperti ritengono che basilari siano il problema ambientale, la sofisticazione degli alimenti lo stile di vita. In Italia, tenendo conto della coniugalità di circa 300.000 coppie/anno, si ritiene che si riproducano circa 60.000 coppie/anno con difficoltà riproduttive.

Al Telefono
Ilaria da Roma
Cristiana D'Orsi Psicologa, psicoterapeuta consulente sia per Sos infertilità
Alba da Siracusa Segnalante Sos infertilità
Luca Gianaroli Sismer, società italiana studi di medicina della procreazione
Andrea Borini Responsabile tecnico scientifico della Tecnobios
Professoressa Assuntina Morresi Consulente del sottosegretario Roccella, tecnico Ministero del membro del Comitato Nazionale di Bioetica

http://www.radio.rai.it/podcast/A0040930.mp3

lunedì 20 aprile 2009

Procreazione assistita - C'è troppa confusione

Salute di Repubblica - 16 aprile 2009

DA oggi i Centri di Procreazione Medicalmente Assistita italiani, pur nella soddisfazione di vedere considerata anticostituzionale una legge punitiva per le donne infertili, devono affrontare una riorganizzazione del lavoro in cui non possono essere lasciati soli. Fra venti giorni circa la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 diventerà esecutiva. Noi per ora consigliamo ai pazienti di rimandare i trattamenti a quella data, ma le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella che ho letto gettano molta confusione in un momento in cui invece ci sarebbe bisogno di grande chiarezza. Infatti non sono volte né ad un pragmatismo organizzativo né al rispetto della salute della donna. Roccella sostiene che farà le linee guida, per stilare le quali "sarà necessario un po' di tempo". Quanto? E nel frattempo cosa dovranno fare i Centri?
Come presidente dell'Osservatorio sul Turismo Procreativo faccio notare che, soprattutto in un momento di crisi economica, la possibilità che questa sentenza ci dà di fermare i viaggi all'estero di tante coppie, che noi da tempo monitoriamo e denunciamo, è fondamentale. Come responsabile di diversi centri in Italia ricordo alla sig.ra Roccella che, a causa della legge 40, proprio i centri che conseguivano i migliori risultati prima di questa sentenza ottenevano molte gravidanze multiple. La Corte Costituzionale ha voluto mettere fine a tutto ciò.

Andrea Borini (presidente Osservatorio Turismo Procreativo)

domenica 19 aprile 2009

Benvenuta Swamy

Con un super anticipo stamattina è nata Swamy Aurora. Gioiamo assieme a mamma Enza, papà Jimmy e al fratellino Ethan.

giovedì 16 aprile 2009

Così la procreazione assistita resta nel limbo è il momento di far rispettare quella sentenza

ONOREVOLE Giovanni Melandri, la sentenza della Consulta cambia, anche se in modo parziale, la legge 40. Secondo lei queste modifiche sono un successo?
«Uso le parole pronunciate dopo la sentenza della Corte costituzionale da una persona che ha delle vedute completamente opposte alle mie, Carlo Casini, il presidente del Movimento per la Vita. Casini ha detto che questa decisione "ha scardinato l' intero impianto della legge". E io credo sia proprio così. Si è accesa una grande luce su una legge crudele che va contro le donne che vogliono avere un figlio. Certo, è una vittoria parziale perché sono stati cambiati soltanto i comma 2 e 3 dell' articolo 14, ma credo sia un importante passo avanti. Una modifica che rimette al centro la salute della persona, non costringendo tutte le donne a sottoporsi alla stessa tecnica».

Però i centri romani di Procreazione medicalmente assistita, nonostante la sentenzae le numerose richieste, non applicano ancora la nuova norma. Sono fermi, dicono, in attesa delle linee guida dell' Istituto Superiore di sanità. Lei cosa ne pensa?
«È evidente che ora c' è una responsabilità del governo che deve prendere atto di questa sentenza e procedere nell' emanazione delle linee guida nel più breve tempo possibile. È fuori da ogni dubbio che ora i centri di procreazione assistita siano in un limbo, stretti tra il pronunciamento della Consulta e l' Istituto superiore di sanità. C' è da augurarsi che ora la maggioranza non faccia un conflitto ideologico astratto, ma proceda in fretta. Sarebbe davvero scandaloso se ci fosse una battaglia di posizionamento, cosa che bisogna ancora superare su molti fronti, come anche il testamento biologico, perché al centro ci deve essere la persona».

Cosa, secondo lei, può essere ancora cambiato nella legge 40?
«È una legge che comunque va completamente ripensata per evitare la sofferenza fisica e psicologica di molte donne, ma anche per fronteggiare gli aborti. Siamo in un paese dove c' è un altissimo numero di coppie che si recano all' estero per cercare di avere un figlio e questo introduce un elemento di discriminazione di classe perché solo chi ha soldi può permetterselo. E ci sono molte soluzioni, anche per venire incontro al mondo cattolico: penso ad esempio a quella che prevede il congelamento dell' ovotita, cioè del pre-preembrione. Poi si rende sempre più necessaria la diagnosi preimpianto».

mercoledì 15 aprile 2009

Fecondazione, il grande caos dopo la Consulta

Repubblica - 15 aprile 2009

Centri sommersi di richieste: "Ora più di tre embrioni".Ma i medici: “Aspettiamo le linee- guida”

Un fiume di richieste, centinaia di e-mail e decine di telefonate. Dopo la decisione della Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità della legge 40, quella sulla procreazione assistita, sono state moltissime le domande di coppie giovani e meno giovani arrivate ai centri privati romani. Tutte chiedono se è già possibile produrre più di tre embrioni, visto che la sentenza dell’Alta Corte ha bollato come incostituzionale l’articolo 14, comma 2, della norma che rendeva "possibile produrre non più di tre embrioni per volta, ovvero il numero necessario a un unico e contemporaneo impianto". Ma, nonostante le molte richieste, le più importanti cliniche di Pma (procreazione medicalmente assistita) non hanno ancora avviato la nuova procedura. «Stiamo aspettando la pubblicazione della sentenza per- ché per il momento non è ancora esecutiva - sottolinea Ermanno Greco, responsabile del reparto Medicina della riproduzione alla clinica European Hospital - Certo ci sono già arrivate numerose sollecitazioni ma ci vuole prudenza proprio per questo siamo in attesa di linee guida dall’Istituto superiore di sanità». L’aspettativa, l’entusiasmo e i dubbi di molte donne si manifestano nei centinaia di messaggi lasciati nel blog di "Cerco un bimbo", uno dei siti più cliccati per quanti non riescono ad aver un figlio in modo naturale. «Io sono abbastanza confusa e demoralizzata, non so come muovermi - scrive "arancina 77" i centri alzano subito le mani e nell’incertezza continuano a fare come hanno sempre fatto. Aspetto fiduciosa che qualcuno mi dica che al suo centro applicano la nuova disposizione, così mi ci fondo anch’io». E subito ribatte "girasole 1976": «Ho scritto una mail al mio centro per chiedere come intendono comportarsi. Mi rispondono testualmente che si tratta di una sentenza della corte costituzionale, ma che devono aspettare eventuali nuove direttive. Fino a quel momento rimane tutto invariato». C’è anche chi esprime rabbia. «E' il colmo. Ma questi centri non hanno un ufficio legale in grado di dare il giusto rilievo alla sentenza della consulta senza bisogno delle direttive? lo sono distrutta, non ce la faccio più», commenta Eleonor. Prudenza, è dunque la parola che più di frequente si riscontra nei discorsi degli esperti del settore. «Occorre che si avvii un dibattito interpretativo per tradurre questa nuova sentenza nelle pratiche quotidiane spiega Cesare Aragona, responsabile del centro del Policlinico Umberto I- sia per la complessità della legge sia per il tema delicato che si affronta». Senza dubbio «un grande passo avanti» per Greco, mentre Mauro Schimberni, responsabile del centro di Villa Salaria la stigmatizza come «una vittoria a metà». «Dopo questa sentenza, la legge è ancora più confusa e così com’è lascia spazio a notevoli interpretazioni - sottolinea Schimberni - Per ora aspettiamo chiarimenti, ma la questione del congelamento non è stata proprio affrontata. Insomma produrre più embrioni, senza poi poterli congelare è abbastanza singolare». Una decisione quella dell’Alta Corte che accende molte perplessità. «I viaggi all’estero delle giovani coppie non si fermeranno - commenta Pierluigi Giannini, responsabile del centro di Villa Margherita - perché il cuore del problema sta proprio nel congelamento degli embrioni in più che vengono prodotti. Una vittoria forse per le coppie di 40enni dove sarà possibile impiantare più di tre embrioni, aumentando la possibilità di una gravidanza, ma è molto pericoloso per una donna di 28 o 30 anni dove l’impianto di più embrioni potrebbe comportare gravidanze plurigemine mettendo a rischio sia la vita del feto che quella della madre».

Non più di 3 embrioni - Non possono essere prodotti più embrioni di quanti necessari per l’impianto, e non più di 3 per ogni trattamento
No al congelamento - Vietata la soppressione e la crioconservazione, consentita per garantire il trasferimento nell’utero solo in caso di gravi problemi di salute della donna

GLI ALTRI PUNTI
No ai single e ai gay - Possono richiederla coppie maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi. No ai single, ai gay, e alla fecondazione post mortem
No all’eterologa - Vietata la fecondazione eterologa, cioè con seme di persona estranea alla coppia
La diagnosi preimpianto - Vietata dalle linee guida della legge, dopo diversi ricorsi al Tar ora è diventata legale come nel resto dell’Europa

LA LEGGE
La legge 40 sulla procreazione assistita è stata varata nel 2004 tra le polemiche
Ha 18 articoli

LA SENTENZA
Il primo aprile la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 14 comma 2

COSA CAMBIA
La sentenza della Consulta stabilisce che possono essere impiantati più di tre embrioni

Laura Serloni

Il miracolo di Stella nata dal seme congelato 22 anni fa

Corriere della Sera - 15 aprile 2009

«È un vero miracolo», spiega commosso alla Abc il 39enne Chris Bi­blis, la figlioletta Stella in braccio, «sono riuscito a pla­smare una creaturina. Spero d’ispirare altri uomini e don­ne, oggi affetti da gravi pato­logie, perché c'è vita anche dopo il cancro e dopo la leuce­mia». Le lacrime di gioia di Biblis corrono sul Web, commosso di fronte alla storia incredibi­le e insieme toccante di que­st’omone del North Carolina, sterile a causa delle massa­crante chemio e radioterapia per curare una leucemia ado­lescenziale, che lo scorso 25 febbraio è diventato papà di una bambina: 22 anni dopo aver consegnato il suo sper­ma ad una banca della fertili­tà perché fosse congelato.

Stella Biblis, un fagottino tenero e roseo dai capelli scu­ri, è stata concepita in provet­ta grazie al seme che Chris, oggi completamente guarito, aveva fatto conservare su ri­chiesta della madre, convinta che un giorno suo figlio si sa­rebbe ristabilito e le avrebbe regalato dei bei nipotini. «Ero un teenager che pen­sava solo a finire la scuola e a guarire — racconta l'uomo —, la prospettiva di essere sposato o di avere un figlio era l’ultima cosa che mi passa­va per la testa». Ma mentre lui, allora solo 16enne, si sot­toponeva ad estenuanti che­mioterapie, la futura nonna lo convinse a congelare un campione di sperma e a depo­sitarlo presso il Xytex Inter­national Ltd di Atlanta.

Era il 25 aprile del 1986. Ventidue anni più tardi, il 12 giugno 2008, lo sperma è sta­to scongelato nella Reproduc­tive Endocrinology Associa­tes, una clinica per la fertilità di Charlotte, Carolina del Nord, ed è stato usato per fe­condare un ovulo della mo­glie 33enne di Chris, Melo­die. «Per la medicina si tratta di un record da Guinness dei Primati — spiegano gli addet­ti ai lavori — per l’arco di tem­po in cui il seme maschile è rimasto congelato prima dell' uso». Il primato precedente era di 21 anni. Ma secondo gli esperti tutti quegli anni passati nel freezer non au­mentano il rischio di anorma­lità genetiche o problemi per la salute di Stella. «Ha tutte le carte in regola per essere una bambina perfettamente sana e normale» spiega il Richard Wing, il medico membro del­l’equipe che ha effettuato il miracolo. I Biblis hanno deci­so di rendere pubblica la loro odissea «per mostrare i passi da gigante fatti dalle terapie contro l'infertilità negli ulti­mi due decenni». «Quando lo sperma del ragazzo è stato ibernato — sottolinea Wing — non esisteva nemmeno la sofisticata procedura che ha reso possibile il concepimen­to di Stella».

La Icsi, tecnica dell’iniezio­ne di liquido seminale intraci­toplasmatico, permette di se­lezionare una cellula di sper­matozoo sana e inserirla in un ovocita in laboratorio: ven­ne testato per la prima volta con successo solo nel 1992. Poiché i coniugi Biblis hanno scelto di congelare ben cin­que embrioni, non è da esclu­dere che Stella possa, in futu­ro, avere fratelli e sorelle. Il suo caso è destinato ad aprire nuovi orizzonti per i malati che con l’aiuto della scienza possono programmare il loro futuro. E, anche davanti ad un presente poco roseo, piani­ficare una famiglia come tutti gli altri. A giudicare dalle rea­zione della gente della strada sul sito della Abc, anche l’opi­nione pubblica americana è favorevole alla nuova frontie­ra. «È più che un miracolo— esulta Gerenee — è quasi una benedizione divina». «Che storia meravigliosa — gli fa eco Karen — i bambini do­vrebbero nascere solo da ge­nitori che li desiderano davve­ro. Come Stella per l'appun­to».

Alessandra Farkas

Scaparro: «Nessuna conseguenza psicologica su di lei»

Corriere della Sera - 15 aprile 2009

Lo psicoterapeuta sul caso della bambina nata dal seme congelato 22 anni fa

MILANO — «La storia di Stella? Una notizia splendida. Un successo della scienza che non avrà conseguenze psicologiche negative sulla bambina».

Fulvio Scaparro, perché ne è così sicuro? In fondo casi come questo rappresentano una novità anche per voi psicoterapeuti dell’età evolutiva.
«Perché Stella è nata da due genitori che la desideravano. Ed è questo a contare».

Non crede che un giorno la bambina potrà sentirsi a disagio al pensiero che il seme paterno è stato congelato 22 anni prima del concepimento?
«Assolutamente no. I bambini sono molto semplici. Chiedono: 'Mi volevate?' E la risposta è sì, almeno in questo caso mi pare certo».

Resta il fatto che quel seme apparteneva a un sedicenne spaventato dall’idea della morte. Mentre l’ovulo era di una donna di 33 anni.
«Ed è proprio aver deciso la fecondazione, a fare la differenza. Dietro il concepimento di Stella c’è la scelta consapevole di due adulti che, presumo, si amano».

Lo sperma congelato da ventidue anni non è «vecchio»?
«No, non lo è. Appare così a noi, che siamo stati bambini in un’epoca nella quale questi scenari sembravano fantascientifici. Ma da ora in avanti casi come questo si moltiplicheranno. I piccoli di oggi sono in sintonia con i progressi della scienza. E questo, in particolare, a me sembra un bel progresso».

A quale età Chris e Melodie Biblis potranno spiegare a Stella ogni passaggio della sua storia?
«È molto più complicato dover discutere dell’utero in affitto, che riguarda una figura esterna al nucleo familiare. Qui invece ci sono un padre e una madre. Non vedo potenziali difficoltà».
È stata la nonna paterna a insistere affinché il figlio ibernasse il seme.
«Ma è stato il figlio, diventato uomo, a volerlo utilizzare per fecondare sua moglie».

Elvira Serra

«Inaccettabile, manca l'atto d'amore»

Corriere della Sera - 15 aprile 2009

Monsignor Sgreccia: "Avere figli non è un fatto puramente biologico"

ROMA — Per monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, «non è eticamente accettabile» il caso dell’uomo americano che è diventato padre con il suo seme congelato, dopo 22 anni.

Perché?
«Perché avere figli non è un fatto puramente biologico, non è produrre una cosa, non è un fatto per cui basti inserire di qui, congelare di là, come si fa con gli animali».

Cosa manca?
«Manca l’elemento dell’unione personale degli sposi, del loro amore coniugale. È unendosi, che lo sposo e la sposa diventano padre e madre».

Il fatto che i medici americani parlino di «miracolo», visto il tempo che è passato, non cambia il suo giudizio?
«Faccio l’esempio dei semi di grano ritrovati in alcune anfore romane in Egitto, che dopo migliaia di anni hanno prodotto altro grano. In fondo è bastato che quei chicchi casualmente fossero rimasti per millenni al giusto grado di umidità. Che i i gameti umani si mantengano a 180 gradi sotto zero è un puro fatto tecnico».

Il ragazzo americano era malato di leucemia e prima della radioterapia ha voluto «salvare il suo seme» e la possibilità di avere dei figli.
«Il vero problema non è la tecnica di conservazione o di manipolazione del materiale biologico. Il vero successo ci sarà quando gli scienziati riusciranno a prevenire l’infertilità umana. E quando riusciranno a riparare i danni alla fertilità di uomini e donne che così saranno resi nuovamente capaci di diventare padri e madri attraverso la donazione reciproca».

Lei teme questa come un nuovo tipo di alienazione?
«È una preoccupazione di tipo personalistico e umano che può essere condivisa da tutti, credenti e non. Naturalmente, la Chiesa nella procreazione umana ci vede anche l’intervento creatore di Dio».

M. Antonietta Calabrò

giovedì 9 aprile 2009

Legge 40 dopo la Corte costituzionale. Gli esperti si interrogano

Abolizione dell'obbligo di impiantare solo tre embrioni, apertura alla loro crioconservazione e via libera alla diagnosi pre-impianto.
Sono queste in sintesi le modifiche alla legge 40 sulla procreazione assistita, secondo alcuni esperti riuniti ieri a Milano in un incontro sul tema.
Tra uno o due mesi la Corte Costituzionale pubblichera' la sua decisione in merito alle modifiche dell'articolo 14 della legge, nei punti in cui e' stato giudicato incostituzionale.
'Se non c'e' piu' limite al numero di embrioni ottenibili, e nemmeno al numero da impiantare - spiega l'avvocato Ileana Alesso - nel momento in cui si crea un numero elevato di embrioni, e la donna e il medico decidano insieme di impiantarne meno, gli altri conseguentemente dovranno essere crioconservati.
Il comma 1 dell'articolo, che vieta la crioconservazione tranne in casi eccezionali, rimane di principio, ma non opera nei confronti di quelle donne che abbiano bisogno di un numero di embrioni superiore a tre'.
'Ora, tra i profili di incostituzionalita' ancora da superare nella legge 40 - dice Marilisa D'Amico, ordinario di diritto costituzionale - rimane ad esempio il divieto generale di fecondazione eterologa', quella cioe' in cui a donare l'ovulo o il seme e' una persona estranea alla coppia che vuole avere un figlio, 'perche' ci sono situazioni tra loro simili che al momento, per effetto della legge, sono trattate in modo diverso'.

Le modifiche della legge 40 sulla procreazione assistita (Pma) 'creeranno molta confusione tra i medici, che sono preoccupati e spaventati'. Lo ha detto Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Comitato nazionale di bioetica.
Il nuovo articolo 14, secondo gli esperti (la decisione della Corte sara' depositata solo tra 1-2 mesi), prevede in particolare che 'non si deve creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario'. Quale sia il limite, quindi, e' lasciato alla scelta del medico e della donna, e da qui la possibile confusione.'
Ma i medici devono ricordare che viene loro in aiuto la scienza - ha detto Flamigni - molti dati dei laboratori indicano ad esempio il numero massimo di ovociti che conviene ottenere in una Pma'. Ad esempio, a seconda dell'eta' della donna e delle sue condizioni, una stimolazione normale delle ovaie puo' arrivare a far ricavare anche 14-16 ovociti. Infine, ai medici spaventati per gli eventuali limiti imposti dalle prossime linee guida, previste dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, Flamigni si augura 'che i medici leggano piu' quello che dicono gli esperti di diritto costituzionale, e meno quello che dicono i sottosegretari'.

Aduc - 9 aprile 2009

martedì 7 aprile 2009

«Embrioni salvi con lo stop alla legge 40»

Libero - 05/04/09

La polemica sulla decisione della Consulta

Vorrei chiedere questa volta al presidente del Consiglio on.le Berlusconi di nominarmi “missionario della libertà”, così come ha fatto per il ministro Rotondi, per l’ex ministro Pisanu, per il presidente della Camera on.le Fini e per altri che hanno dimostrato, con le loro dichiarazioni sulle decisioni della Consulta in materia di procreazione medicalmente assistita, di essere degni di questo appellativo.
La stessa cosa non si può dire per il ministro Bondi né per l’onorevole Roccella, dell’onorevole Lupi etc. La decisione della Consulta che annulla il comma 2 e il comma 3 della legge 40/2004 ha portato anche al pronunciamento, all’inizio del dibattimento, e relativa acquisizione da parte della Consulta, della reintroduzione della diagnosi preimpianto stabilita dal TAR Lazio nel gennaio 2008, dopo il ricorso presentato dall’Associazione Mondiale di Medicina della Riproduzione, WARM, da me presieduta.
La mia battaglia, per quanto se ne dica, ha origini molto lontane.
Abbiamo assistito, negli ultimi tempi, a una sequela di rivendicazioni sul merito da parte di varie Associazioni, Madri Provette etc. che hanno agito più per speculazione politica che per altro. Io sono un ricercatore indipendente e di cultura laica liberale.
A questo punto la decisione della Consulta permette a tutti i Centri di Riproduzione assistita in Italia di inseminare d’accordo con la paziente un numero tale di ovociti che possa dare risultati accettabili e che non costringa la paziente a ripetuti cicli di stimolazione.
Se la paziente ha 40 anni e ha fatto più di 5 tentativi falliti è ovvio che il numero di ovociti da inseminare debba essere di 8. Se la paziente ha 30 anni e 1 fallimento, è ovvio che sono sufficienti 6 ovociti. La qualità ovocitaria naturalmente va verificata unitamente alla qualità spermatica. L’onorevole Roccella deve pertanto rivedere le linee guida non per ridurre le possibilità di successo, ma per ottimizzarle alla luce degli avanzamenti che si sono registrati negli ultimi anni, vale a dire la tecnica di vitrificazione, da me messa a punto, e la magnificazione degli spermatozoi, che consente di selezionare la loro morfologia. Significa che le cellule fecondate potranno essere conservate e il miglior metodo per conservarle sarà quello di accompagnare il loro sviluppo a 5 giorni, cioè a blastocisti, attraverso colture particolari, denominate sequential medium.
L’asserzione della Roccella e dei vari teodem, o laici devoti, scherani dei clericali vaticani, che la dichiarazione d’illegittimità da parte della Consulta danneggia gli embrioni, è semplicemente falsa. Falsa perché i Centri altamente qualificati - e per verificare la qualità dei Centri la legge 40/2004 non ha fatto un bel niente - potranno crioconservare le blastocisti che risulteranno al 5° giorno dopo l’inseminazione. È noto che la letteratura mondiale in materia riporta che, per una selezione naturale, su 4 cellule fecondate, al 5° giorno potranno esserci al massimo 2 blastocisti. Le altre si sono fermate e di conseguenza non è stato provocato alcun danno. La blastocisti potrà essere crioconservata con la tecnica di vitrificazione che ho messo a punto e che all’atto dello scongelamento riporta un tasso di sopravvivenza pari al 99,9%, risultato ben diverso dal tasso del 60% registrato con la vecchia tecnica del congelamento lento, che va completamente abbandonata perché crea danni consistenti agli embrioni.
La decisione della Consulta non deve far temere che da oggi in poi ci potrà essere un accumulo di embrioni vitrificati, poiché gli operatorti disporranno il trasferimento di 1 o 2 al momento consentito. Il congelamento lento che ha creato migliaia di cellule fecondate va abbandonato.
Questo impone una rilettura della legge 40 e i presunti esperti, come l’onorevole Palumbo, dovrebbero consigliarsi con le persone che conoscono a fondo la problematica e che hanno conseguito risultati rilevanti e riportati in letteratura.
La revisione della legge 40, che un parlamento oscurantista ha a suo tempo votato, potrà rendere omaggio a tutti quegli italiani che hanno dato contributi importantissimi allo sviluppo della procreazione medicalmente assistita nel mondo.
Si parla tanto di turismo procreativo! È stata la legge teocratica del 2004 a consentirlo. Non si tratta di viaggi di piacere ma, chi come me ha potuto osservare da vicino lo sa, si tratta di viaggi di costrizione perché sono stati violati i più basilari diritti umani. Non dimentichiamo che per effetto della legge 40 sono un esiliato all’estero per poter continuare a fare ricerca sulle staminali, attualmente proibita in Italia. Annuncio che per questa violazione e per altri punti incostituzionali mi farò promotore di un ulteriore ricorso alla Consulta, fiducioso che una legge fatta con i piedi e pericolosa possa diventare una legge razionale.
Il sottoscritto che da 40 anni si occupa di questa materia ha sempre battagliato con ostinazione e con sudore perché il diritto alla procreazione, il diritto alla terapia, il diritto alla salute venissero riconosciuti. È puerile affermare che la legge è stata confermata da un referendum, notoriamente truccato da alcuni ministri di culto.
Ho sempre creduto nelle istituzioni e sono un convinto assertore della legalità anche quando non condivido certe leggi.
Faccio un appello per una unione di laici, liberali per portare avanti altre battaglie, con l’orgoglio di essere italiano.
W la carta costituzionale, W la battaglia per i diritti umani. Abbasso i politicanti papisti che con le loro ipocrisie rovinano le nostre istituzioni.
La dichiarazione della Consulta è stata un atto di alta democrazia. Chi non accetta le decisioni della Consulta dovrebbe dimettersi da cariche pubbliche.
Noi che ci occupiamo di fecondazione lottiamo per la vita giornalmente, e paradossalmente quelli che si richiamano a principi religiosi che vorrebbero imporre alla società civile, lottano per la non vita.

*Presidente Associazione Mondiale Medicina della Riproduzione

lunedì 6 aprile 2009

'Sto per iniziare e mi sento meglio ora ho più possibilità di diventare mamma'

Repubblica — 05 aprile 2009 pagina 5 sezione: FIRENZE

«CON quella sentenza sono aumentate le nostre possibilità di avere un figlio. Voglio ringraziare le coppie da cui è partito il ricorso che ha portato a quella decisione. Hanno avuto un grande coraggio». Silvia ha 39 anni e tra un paio di settimane si presenterà al centro per la procreazione assistita Demetra di Firenze per avviare il trattamento che potrebbe farla diventare madre. La prima visita l' aveva fatta circa 7 mesi fa. «Quando abbiamo sentito la notizia alla televisione, io e mio marito siamo stati travolti dalla felicità. La situazione è cambiata all' improvviso. Adesso saremo più tranquilli e queste sono cose che devono essere fatte con grande tranquillità. Adesso se sarà necessario potremo avere più di tre embrioni, ma non è detto, potrebbero anche bastarne meno. L' importante è che non ci siano limiti stabiliti da una legge e che si valuti con il medico la singola situazione. In questo modo sono finalmente uguale ad ogni altra donna e corro meno rischi di salute perché posso intraprendere il trattamento più adatto per me». Silvia racconta che lei e il suo compagno si sono conosciuti non più ragazzini. «Abbiamo provato tante volte ad avere un figlio, un tentativo non è andato a buon fine per motivi naturali, allora abbiamo deciso di intraprendere la strada della fecondazione assistita, e siamo arrivati al centro Demetra su consiglio di una amica che si era trovata bene con i professionisti che ci lavorano. In molti pensano che decidano di provarla solo persone con gravi problemi di salute. Invece si tratta di uno strumento per coppie che pur sane si incontrano in età adulta e non riescono ad avere figli». Silvia di lavoro fa l' impiegata, il marito è un libero professionista. In questi giorni ha sentito un sacco di prese di posizione sulla sentenza della corte Costituzionale. «Ci sono tante posizioni motivate da ragioni ideologiche - spiega che non tengono conto della vita reale delle persone. In mezzo a tutte quelle parole mi ha molto colpito il giudizio di Gianfranco Fini. Ho apprezzato il fatto che si sia espresso da presidente della Camera, cioè da uomo delle istituzioni, e non da politico. Ha parlato a favore della libertà della donna, ha sottolineato l' importanza dello stato laico. Io sono una di quelle donne che andò a votare affinché la legge 40 non passasse nei termini un cui è poi passata». Si era rivolta proprio al centro Demetra di Firenze anche la coppia che ha poi fatto i ricorsi che hanno portato prima, nel 2007, il Tribunale di Firenze ad ammettere la diagnosi preimpianto e poi alla sentenza dei giorni scorsi della Corte Costituzionale che ha tolto il limite dei tre embrioni. «A quella donna va tutto il nostro ringraziamento e quello di tutte le donne italiane - tiene a dire Silvia - Ha avuto un grande coraggio a intraprendere quella strada, battendosi per un principio generale e non solo per il suo problema personale. In pochi ce l' avrebbero fatta. E poi si è esposta senza temere il rischio di violazioni della sua privacy».

MICHELE BOCCI

«Fecondazione assistita il bisogno di chiarezza»

Corriere della Sera - 5 aprile 2009 - pagina 9

La recente decisione della Corte costituzionale sulla fecondazione medicalmente assistita è molto semplice e lineare. La Corte ha dichiarato incostituzionali il limite della produzione dei tre embrioni e il contestuale obbligo del contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, con il divieto di crioconservazione. Al giudice costituzionale era stato in particolare sottoposto il caso di coppie che, sulla base dei limiti irrazionali, fondati sulla scelta ideologica della legge di proteggere prima di tutto l' embrione, non potevano ottenere la «miglior terapia medica» per la loro infertilità, che invece richiedeva la creazione di un numero di embrioni superiori a tre e la crioconservazione degli embrioni soprannumerari, in vista di un successivo trasferimento, ove il primo non avesse dato l' esito sperato. La Corte ha quindi stabilito, con una decisione che di fatto riscrive la norma e che entrerà in vigore dal giorno «successivo alla pubblicazione della decisione», che una coppia ha diritto al trattamento più adatto sulla base delle proprie condizioni e concordando con il medico il percorso da seguire, senza che una legge possa imporre a priori una procedura terapeutica piuttosto che un' altra. Ciò significa, allora, che in concreto il medico potrà produrre in tutti i casi che lo richiedono un numero di embrioni «necessario» al caso specifico (non più limitato a tre) e, conseguentemente, potrà crioconservare gli embrioni, decidendo il numero da impiantare nella concreta situazione, in relazione alle condizioni di salute della donna. La norma «prodotta» dalla Corte è quindi completa e operativa, non necessita di alcun aggiustamento, né in sede parlamentare, né in sede regolamentare. Come componente del collegio che, insieme ai colleghi Alesso, Clara, Costantini e Papandrea, ha difeso l' ordinanza che ha prospettato la soluzione concretamente accolta dalla Corte, voglio sottolineare che nel caso concreto si tratta di coppie, che hanno scelto di rivolgersi a un giudice e di fare una battaglia per tutti, anziché affidarsi al «turismo procreativo individuale». Si tratta anche della vittoria di una impostazione specifica, quella del tribunale di Firenze, che non ha inteso mettere in discussione l' impianto della legge 40 del 2004, ma soltanto modificarne, con l' intervento della Consulta, un aspetto profondamente incostituzionale. In pratica, si ottiene una eccezione alla regola generale, che non viene toccata, del divieto di crioconservazione e di soppressione degli embrioni (art. 14, comma 1 della legge n. 40). Una decisione importante, perché corregge uno degli aspetti più irragionevoli della legge, dando una speranza a tante coppie per cui il limite rigido dei tre embrioni e il divieto generale di crioconservazione rendevano inesistente la possibilità di affidarsi alla fecondazione medicalmente assistita per avere un bambino; una decisione corretta che non mette in discussione il bilanciamento compiuto dal legislatore, ma corregge un aspetto irragionevole della disciplina, valorizzando la tutela della salute della donna, sacrificata incostituzionalmente da una norma troppo rigida; una decisione equilibrata, da parte del giudice costituzionale che ha il compito di difendere la Costituzione, rispetto alle decisioni del Parlamento. In gioco non è la sovranità del Parlamento, ma la difesa effettiva dei diritti fondamentali che, in uno stato costituzionale, sono garantiti dal legislatore, dai giudici e dalla Corte costituzionale.

Marilisa D' Amico Ordinario di Diritto costituzionale all' Università Statale

'Pronti ai trattamenti con più di tre embrioni'

Repubblica — 05 aprile 2009 pagina 1 sezione: FIRENZE

L' OSPEDALE Versilia pronto a partire, dalla prossima settimana, con trattamenti di fecondazione assistita con più di 3 embrioni, dopo la sentenza della Consulta sulla legge 40. E, in attesa della motivazione della sentenza, anche gli altri centri della regione si organizzano e l' assessore Enrico Rossi propone l' adozione di linee guida regionali.

BOCCI

'Via a trattamenti con 6 o 7 embrioni'

Repubblica — 05 aprile 2009 pagina 5 sezione: FIRENZE

«PRONTI dalla prossima settimana a fare trattamenti di fecondazione assistita utilizzando più di tre embrioni». Andrea Gallinelli è il responsabile del più grande centro toscano di procreazione medicalmente assistita, quello dell' ospedale Versilia, dove si fanno circa 900 cicli all' anno. «Aspettiamo che vengano risolti alcuni dubbi tecnici e poi partiremo», spiega Gallinelli. Tra i temi ancora discussi, per i quali si aspetta la motivazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha cambiato i connotati alla legge 40, c' è soprattutto quello della conservazione degli embrioni non utilizzati, su cui il dispositivo della decisione non fa chiarezza. Per dare una mano ai professionisti ad orientarsi nelle novità, l' assessore alla salute Enrico Rossi ha incaricato il consiglio sanitario regionale, un organismo consultivo composto da medici e non solo, di studiare la questione per tracciare delle linee guida da diffondere alle strutture regionali. Rossi è soddisfatto della sentenza ma tiene a precisare che «i trattamenti di procreazione medicalmente assistita devono essere inseriti in un percorso sanitario più ampio. Intendo dire che dobbiamo ad esempio incentivare le visite andrologiche, dove si possono rivelare problemi che se curati rendono inutile rivolgersi ai centri di procreazione. Non voglio che i trattamenti vengano fatti a cuor leggero». La sentenza, tra l' altro, provocherà la fine di una quota dei viaggi all' estero fatti da coppie toscane che vogliono avere un figlio e fino ad ora erano costrette a pagare strutture spagnole, greche, svizzere, danesi. Non c' è mai stato un dato certo su quanti fossero. A livello nazionale, ha calcolato la società italiana di medicina della riproduzione, si parla di circa 10 mila coppie all' anno. Quelle toscane potrebbero essere alcune centinaia. Le strutture della regione, dove arrivano molti pazienti da altre parti d' Italia, probabilmente le dovranno accogliere nei prossimi mesi. Non è escluso che il settore venga potenziato in futuro. In Toscana sono 19 i centri che si occupano di fecondazione assistita, tra pubblici, privati e privati convenzionati. Circa la metà fanno il primo livello, cioè utilizzano metodiche più semplici, gli altri il secondo e il terzo, per i casi più complicati. «Da noi l' età media è piuttosto alta, sui 39 anni», spiega Gallinelli. La Regione alcuni anni fa decise di puntare sul centro dell' ospedale Versilia, che oggi è quello che lavora di gran lunga di più, circa il doppio del secondo nella classifica di questa attività. «Credo che tolto il limite dei 3 embrioni - dice sempre il responsabile del centro - ci attesteremo su una media di 6 o 7 per trattamento. Comunque aspettiamo che venga chiarito per bene l' aspetto della crioconservazione». Questo renderà più facile arrivare ad una maternità e soprattutto, nei casi di malattie ereditarie di uno dei due genitori, permetterà di trovare l' embrione sano tra quelli prodotti, evitando al figlio il problema del padre o della madre.

MICHELE BOCCI

domenica 5 aprile 2009

Coppie infertili: perché è un giorno felice

Cari Beppe e Italians,
per noi coppie infertili è un momento di felicità e di speranza. La Corte Costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità della pessima Legge 40 sulla procreazione assistita. In particolar modo è stato ritenuto incostituzionale il limite dei tre ovociti fecondabili, permettendo da questo momento la fecondazione di tutti gli ovociti recuperati. Rimane ancora il dubbio relativo al congelamento degli embrioni in eccesso, ma spero vivamente che l'eliminazione dell'assurdo impedimento alla crioconservazione sia una conseguenza della decisione della Consulta. Le coppie come la mia saranno in grado di affrontare il difficile cammino dell'infertilità con maggiore speranza in un'Italia più laica.
In questi ultimi anni, oltre ad affrontare la nostra battaglia per avere un figlio, ci siamo sentiti dare degli egoisti perché avere un figlio non è un diritto, siamo stati definiti dei Mengele perché vogliamo un figlio biondo e con gli occhi azzurri (noi solo un figlio desideriamo, anche se avesse i capelli turchini), siamo stati penalizzati nel nostro Paese da una legge che di fatto riduceva le possibilità di successo e che impediva alle coppie affette da malattie genetiche di sperare di avere un figlio sano. Siamo stati costretti a intraprendere viaggi all'estero, e vi assicuro non per il desiderio di combinare un trattamento medico a una visita turistica. Chi di voi non preferirebbe essere curato nel proprio Paese, comunicando nella propria lingua, non dovendo affrontare lo stress dell'essere nel posto giusto al momento giusto, di non dovere fare debiti per pagare i trattamenti in centri privati e tutte le spese che un viaggio comporta. In ultimo, ricordo che l'infertilità è una malattia sia fisica che dell'animo e che la nostra amata Costituzione sancisce il diritto alla salute oltre che alla famiglia. Oggi il nostro Paese è un posto migliore di ieri.
Un saluto.
PS Vi scrivo con mia figlia in braccio, ha gli occhi e capelli castani.

Daria D'Ascia

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-04-04/05.spm

sabato 4 aprile 2009

Nelle cliniche i primi sì alla sentenza Pronti a produrre più di tre embrioni

ROMA - Nell' atmosfera ovattata della clinica sulla Nomentana, affondate nelle poltrone di velluto azzurro fuori dalla stanza del ginecologo, stanno donne dall' aria tesa, ansiosa. Qualcuna invece ha lo sguardo di chi già sente vicino il traguardo. Parlottano, chiedono, si informano della sentenza che forse cambierà la loro vite. Vittoria, 40 anni che sembrano 30, sorride. È venuta per un controllo reduce da una viaggio in una clinica spagnola. E adesso che le beta hanno cominciatoa galopparee quello che sembrava solo un sogno si avvicina alla realtà, sospira. «Ecco, con questa sentenza, adesso avrei potuto evitare la trasferta e le spese, molto alte. Ma dopo quattro tentativi falliti e lo spreco di ovociti non potevo più aspettare e perdere tempo. Ho deciso di partire perché ad ogni stimolazione producevo anche undici ovuli ma era inutile, più di tre la legge non consentiva di inseminarne e alla mia età è difficile che attecchiscano. A Malaga invece cinque ovuli prodotte, cinque inseminati, cinque embrioni... e adesso spero». Mille altre sono in dubbio se rimandare la trasferta all' estero: «Posso cancellarla e fare il trattamento qui?». Hanno chiamato i centralini delle cliniche, degli ospedali e delle associazioni per capire che succede, cosa abbiano deciso i medici che a loro volta ieri hanno tempestato amici avvocati per avere certezze. Sono confusi, anche se tutti soddisfatti «perché adesso si riconosce l' importanza della valutazione medica e si difende la salute della donna. Si può valutare caso per caso a seconda dell' età e delle condizioni, così ad una giovane impianteremo due embrioni ad una di 40 che ha più difficoltà magari quattro», dice il professor Claudio Piscitelli di Villa Margherita che vuole aspettare la pubblicazione della sentenza. Da Milano a Roma, da Bologna a Napoli e Palermo, pochi hanno deciso di "partire" subito. Tra loro l' European Hospital di Roma che da ieri ha deciso di fecondare più di tre ovociti, se necessario, a seconda dei casi. E il professor Gugliemino del centro Hera di Catania che si muove da subito per «produrre più embrioni». La maggior parte resta ferma, continua secondo i vecchi protocolli alla Mangiagalli o al Niguarda di Milano, negli ospedali pubblici bolognesi, fiorentini, torinesi e napoletani o alla Tecnobios (duemila cicli l' anno nei cinque centri italiani). «Se in teoria da ora potremmo fecondare più ovociti, resta sempre aperta la questione di come conservare quelli che non si utilizzano visto che la legge non consente di congelarli e chi si avventura su questa strada rischia sanzioni penali», sottolinea Guido Ragni, primario del centro sterilità della Mangiagalli e presidente delle Associazioni per la riproduzione assistita. La gran parte dei medici dei centri pubblici e privati condivide il dubbio. «Ora possiamo produrre più embrioni, ma visto che la Consulta ha confermato il divieto a distruggere o congelare quelli in sovrannumero, come facciamo?». Così in ospedali e cliniche molti da ieri consigliano di rimandare di qualche settimana gli "interventi" fissati in attesa di chiarimenti. E da tutto il mondo medico - e Borini, presidente dell' Osservatorio turismo procreativo ha scritto al sottosegretario Roccella una lettera aperta - viene la richiesta perché vengano emanate al più presto linee guida non in contrasto con la sentenza della Corte costituzionale. «Altrimenti cosa faranno nel frattempo i centri e le donne in attesa costrette sino ad oggi a continui viaggi all' estero quando in Italia ci sono capacità e tecnologia?». E sono più di diecimila ogni anno, anche se molte per la fecondazione eterologa, le coppie in trasferta in cerca di un bimbo. Per dare informazioni e chiarire i dubbi le associazioni che hanno presentato e vinto i ricorsi hanno messo a disposizione alcuni numeri di telefono: 800 097 999 (www. sosinfert i l i t a . n e t ) , 0 9 5 / 7 3 3 5 1 9 9 (www.hera.it) e 06/36718444 (www. cittadinanzattiva. it).

CATERINA PASOLINI

Vuole avere un figlio dal marito in coma

Corriere della Sera - 27 marzo 2009 - pag. 13

Pavia Ieri prima udienza per stabilire la volontà dell' uomo

I genitori del paziente davanti al giudice
Il magistrato si è riservato la decisione: entro pochi giorni deciderà se dare l' ok all' inseminazione
Anche sette persone, tra amici e colleghi della coppia sono pronti a deporre in tribunale

PAVIA - La stessa identica trama del caso Eluana Englaro. Anche nel caso della donna di Vigevano che vuole avere un figlio dal marito in coma irreversibile, occorre verificare a posteriori la volontà dell' uomo precipitato nel gennaio scorso in stato di incoscienza per i postumi di un tumore al cervello. L' iter per accertare quel desiderio di paternità (e per procedere di conseguenza a una inseminazione artificiale) è cominciato ieri: i genitori e la moglie del paziente in coma sono infatti comparsi davanti al giudice del tribunale di Pavia, Erminio Rizzi. Nel caso Englaro sono stati necessari 17 anni prima di arrivare a una decisione, qui il tempo a disposizione è di gran lunga inferiore, al massimo due o tre mesi, tanta è l' aspettativa di vita dell' uomo in coma. Il giudice Rizzi deve in pratica concedere l' ok all' inseminazione artificiale della donna (un campione di liquido seminale del marito è già stato prelevato un mese fa dallo specialista Severino Antinori ed è conservato in una banca del seme di Roma); il magistrato al termine dell' udienza di ieri si è però riservato la decisione sotto un duplice aspetto. Occorre infatti stabilire l' effettiva volontà del donatore ma prima ancora è necessario capire se, per arrivare a questa decisione, possono bastare le testimonianza raccolte ieri o se invece è meglio sentire altre persone. «Noi abbiamo già pronti i nomi di almeno sette testimoni - dice al termine dell' udienza l' avvocato Claudio Diani, che assiste la donna di Vigevano - disposti a confermare che la coppia aveva esplicitamente detto di voler avere un figlio e che solo la malattia dell' uomo ha mandato all' aria questo progetto di vita. Sono i loro testimoni di nozze, alcuni vicini di casa e dei colleghi di lavoro». Tempo una manciata di giorni e il giudice comunicherà la sua decisione. Ieri, intanto, nel corso dell' udienza durata circa mezz' ora, i genitori e la moglie del paziente hanno ribadito quel che già si sapeva: «Sì, nostro figlio e nostra nuora volevano avere un bimbo, poi l' improvviso insorgere della malattia ha costretto a cancellare quel progetto», hanno detto con fermezza i testimoni. «Hanno riferito circostanze molto dettagliate, di cui nemmeno io ero a conoscenza», precisa il loro legale. É un passaggio fondamentale: per la legge italiana non è possibile procedere a una inseminazione artificiale senza il consenso di entrambi i genitori; uno dei due, il futuro padre, in questo caso è però impossibilitato a esprimersi. In sua vece è stato nominato un amministratore di sostegno (il genitore) col compito di interpretarne e certificarne la volontà. Ma siccome non esistono in Italia precedenti a cui fare riferimento, tutto ciò potrebbe non bastare: ecco dunque farsi strada l' ipotesi di dover sentire altri testimoni. Nel reparto di rianimazione dell' ospedale San Matteo di Pavia, intanto, le condizioni del paziente restano stazionarie, cioè molto gravi: le speranze che si riprenda dal coma vengono considerate nulle, sono state interrotte anche le terapie per arginare la massa tumorale. Per la legge italiana, molto restrittiva, se il donatore dovesse morire, la procedura di inseminazione artificiale si dovrebbe automaticamente e tassativamente interrompere. A quel punto non resterebbe che una possibilità, già prospettata dal professor Antinori, che ha fatto del caso di Vigevano una «bandiera» nella battaglia contro l' attuale legge: prendere il campione di liquido seminale ed eseguire la fecondazione artificiale all' estero, dove i vincoli di legge sono meno severi.

Il caso
Una coppia di Vigevano, entrambi quarantenni, desidera avere un figlio; ma in seguito a un tumore al cervello diagnosticato alcuni mesi fa il marito entra in coma irreversibile al San Matteo di Pavia e il progetto di vita deve essere accantonato La donna presenta un ricorso al Tribunale di Pavia: chiede ai giudici che venga prelevato un campione di liquido seminale al marito grazie al quale eseguire una fecondazione «in vitro». Il giudice dà l' ok: è il primo caso in Italia
Il prelievo viene eseguito dal professor Severino Antinori, specialista di fama internazionale della fecondazione «in vitro»: il campione viene conservato presso un banca del seme di Roma in attesa del momento più propizio per l' inseminazione
Serve però un altro passaggio giudiziario: stabilire a posteriori l' effettiva volontà del donatore in coma. Per questo ieri hanno deposto in tribunale i genitori e la moglie del paziente. Il giudice ha preso tempo prima di dare l' ok
Se il paziente dovesse morire, per la legge italiana l' intera procedura dovrebbe interrompersi. A quel punto il professor Antinori ha suggerito alla moglie dell' uomo in coma un' altra possibilità: portare il campione di seme all' estero ed eseguire la fecondazione

Del Frate Claudio

venerdì 3 aprile 2009

Conferenza stampa su "Legge 40 sulla fecondazione assistita", la decisione della Corte

Roma, 3 aprile 2009

Intervengono: Emma Bonino (Vice Presidente del Senato), Filomena Gallo, Gianni Baldini, Giandomenico Caiazza (avvocati del collegio di difesa della coppia per cui è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale), Maria Antonietta Farina Coscioni (co-Presidente Ass. Coscioni e deputa radicale), Antonella Casu (segretaria Radicali Italiani), Marco Cappato (segretario Associazione Luca Coscioni, eurodeputato radicale).
Saranno presenti: Le associazioni di pazienti sterili con Filomena Gallo “Amica Cicogna”, Monica Soldano “Madre Provetta”, Laura Pisano “L’Altra Cicogna”, Federica Casadei “Cerco un Bimbo”, Patrizia Battistini “unbambino.it”, Claudia Livi “Centro Demetra”

www.radioradicale.it/scheda/276394

Giallo sul congelamento, i giuristi si dividono

Repubblica - 3 aprile 2009

Gabriella Palmieri, avvocato dello Stato: "L’autonomia del medico ne esce rafforzata"

ROMA - Congelare un embrione ora si può? «Abbattuto il limite dei tre ovuli fecondati da impiantare contemporaneamente, la Consulta sembra aver rafforzato l’autonomia del medico, che potrebbe decidere caso per caso», riflette Gabriella Palmieri, l’avvocato dello Stato che ha difeso la legittimità della legge 40 sulla procreazione assistita davanti ai giudici costituzionali. «Aspettiamo le motivazioni della sentenza che detteranno le indicazioni per tracciare le linee guida, le modalità di attuazione della legge», dice cauta. Tuttavia, l’avvocato dello Stato ammette che «la Corte sembra aver voluto rendere meno stringente quella che era l’eccezione alla crioconservazione», prevista prima solo in caso della malattia della madre. Palmieri spiega che «la pronuncia sottolinea il valore costituzionale della salute della donna». E se per tutelarla sarà utile produrre due piuttosto che cinque embrioni per il successo dell’impianto, allora «sembra che sarà il ginecologo a decidere se e quando crioconservare». Ma queste, sottolinea la giurista, sono solo deduzioni. «Aspettiamo di leggere come è stata ridisegnata la norma».

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità della legge, arriva il giorno dei dubbi. Soprattutto sulla fine che faranno quegli ovuli fecondati che il medico riterrà necessari al successo del trattamento ma che non saranno impiantati tutti assieme. «Mi sembra si torni alla situazione anteriore alle legge 40 - dice Augusto Barbera, costituzionalista - Il ginecologo deciderà caso per caso. Può produrre un numero inferiore o superiore a tre, da impiantare anche in più tentativi a tutela della salute della madre, dunque sarà lui a valutare se sarà necessario criocongelare».

Altri giuristi, e tra essi Antonio Baldassarre, presidente emerito della Consulta e tra i legali della Federazione nazionale dei centri e dei movimenti per la vita, ritengono che la Consulta abbia adottato una decisione «additiva di principio». Secondo Baldassarre, che ha dato battaglia in udienza, la bocciatura del comma tre sull’eccezione alla crioconservazione non avrebbe alcun effetto pratico immediato: i giudici costituzionali si sarebbero limitati a dare un indirizzo al legislatore affinché sia tenuta in maggiore considerazione la salute della donna.

Chiarezza definitiva sarà fatta soltanto dalle motivazioni della sentenza, che arriveranno tra due o tre settimane e che vengono scritte in queste ore dal giudice Alfio Finocchiaro.

Fecondazione, boom di parti trigemini

Il Messaggero - 28 marzo 2009

ROMA - Uno, due, tre. Tre figli tutti insieme. Tre figli nati dalla fecondazione assistita. Ecco un record tutto italiano che emerge dalla relazione appena inviata al Parlamento dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. La media dei parti gemellari, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, è sovrapponibile a quella europea (2,7%) ma quando si vanno a contare quelli che arrivano a tre allora i numeri crescono. Ecco il raffronto: da noi siamo al 3,5%, negli altri paesi 0,8%.Tre figli in una volta sola per mamme che sfiorano i quaranta anni. Mamme grandi, troppo grandi commentano gli esperti. Una su quattro tra quelle che si rivolgono ad uno dei 342 centri ha più di 40 anni. La maggior parte ha circa 36 anni contro i 33 delle altre europee. «Parliamo di una legge che funziona - commenta il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella - e i dati sullo stato di attuazione lo confermano. Una normativa che comprende tutti gli interessi in gioco: dalla la salute dell’embrione a quella della donna». Sulla possibilità di modificare la legge varata nel 2004 il sottosegretario non lascia spazi. Anche se la prossima settimana, martedì, la Corte Costituzionale potrebbe emanare una sentenza che potrebbe essere in grado di far cambiare parte dello “scheletro” della legge. Un dato positivo: è bassa la percentuale delle complicanze, per le donne, dovute alla stimolazione ovarica. Il trattamento ormonale necessario per produrre ovuli da fecondare.Il “turismo procreativo”, anche se in calo, continua, molte coppie continuano a fare i bagagli per avere un figlio ad ogni costo (perché qui si possono impiantare solo tre embrioni, perché è vietata la diagnosi preimpianto) ma, al tempo stesso, cresce il numero delle coppie sterili che sperano in un bimbo in provetta. Erano 43.024 nel 2005, nel 2007 sono arrivate a 55.437. Con una certezza in più, rispetto, a quattro anni fa: l’obiettivo che si sta perseguendo è quello di arrivare ad una certificazione di qualità per ogni singolo centro di procreazione assistita. Di ognuno si saprà la percentuale di successo, la tecnica scelta, il numero delle gravidanze portate a termine. Il pianeta è assai variegato, i “percorsi” scientifici sono i più diversi. Un elenco completo dei risultati permetterà agli aspiranti genitori di scegliere con cognizione di causa. In una paese in cui il «federalismo in provetta» (come in quasi tutta la sanità) è già realtà. In alcune regioni il ciclo di fecondazioni assistita costa meno che in altre, in Toscana non si ”passano“ più di tre cicli e le donne con più di 41 anni devono rivolgersi al privato, in Veneto si paga un ticket unico di 1000 euro, in molte si cumulano ticket secondo l’esame da sostenere.Tutto bene, dunque? No, per Luca Gianaroli, presidente della Società europea di riproduzione umana e di embriologia: «L’Italia è il fanalino di coda sia nel numero delle coppie trattate sia in termini di gravidanze plurime. Solo tre paesi dei Balcani ci superano in questa triste casistica. La nostra, la normativa più restrittiva d’Europa».

Carla Massi

Usa, in crisi anche le banche del seme. E arrivano i campioni «scontati»

Corriere della Sera - 26 marzo 2009

Prezzi abbassati fino a 200 dollari per «le coppie che vorrebbero un figlio, ma non possono permetterselo»

MILANO - Che le banche americane siano in crisi è omai (purtroppo) noto. Ma ad attraversare tempi di grave flessione, negli Stati Uniti, sono anche altri tipi di istituti: le banche del seme. Tanto che persino una delle più antiche tra di esse – Xytex international - è costretta a correre ai ripari, inventando "stimoli" ad hoc. L’idea dei dirigenti di Xytex è quella di offrire consistenti sconti – fino a 200 dollari per campione di seme – per venire incontro a tutte le coppie che «vorrebbero avere un bambino, ma in tempi di crisi non potrebbero permetterselo», come ha spiegato alla France Presse la portavoce Danielle Moores.
DONATORI SCELTI - «Stiamo tutti sentendo gli effetti dell'economia - aggiunge Moores - e ogni dollaro conta. Specialmente per le famiglie in cerca di opportunità riproduttive». I campioni «scontati» provengono da quelli che Xytex definisce «Donatori scelti» – quelli che riescono a donare «più volte la settimana, o il cui sperma ha ottimi parametri: di questi donatori abbiamo un grande inventario». Un campione «scontato» costa tra i 250 e i 350 dollari – ovvero tra 135 e 235 dollari in meno rispetto al prezzo «standard». E gli sconti sono applicati anche ai campioni destinati alle donne che si stanno sottoponendo a fecondazione in vitro, o a iniezione intracitoplasmatica. Ovviamente, spiegano alla Xytex, questa politica di «stimolo economico» non comporta alcun abbassamento degli standard richiesti: «I controlli di tipo medico, psicologico e genetico sui donatori restano rigorosissimi», spiega Moores. Sottolineando che il tempo della deregulation selvaggia è esistito, purtroppo, in tutt’altro genere di banche.

Davide Casati

giovedì 2 aprile 2009

Fecondazione, Fini plaude alla Consulta - "La sentenza rende giustizia alle donne"

Repubblica - 2 aprile 2009

"Una legge basata su dogmi etico-religiosi è sempre suscettibile di censura di costituzionalità"

ROMA - Rende giustizia alle donne italiane la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato in parte la legge sulla fecondazione assistita. Ma la pronuncia può servire da monito generale: se una legge si basa "su dogmi etico-religiosi" è "sempre suscettibile di censura di costituzionalità", perché le istituzioni sono laiche.
Dopo la sentenza dei giudici costituzionali sulla legge 40, interviene così il presidente della Camera Gianfranco Fini. Ieri, infatti, la Consulta ha parzialmente bocciato la legge 40, dichiarando l'illegittimità della restrizione a tre del numero di embrioni che è possibile impiantare nell'utero delle pazienti che si sottopongono alle procedure di procreazione medicalmente assistita. L'alta corte, inoltre, ha dichiarato incostituzionale anche il comma 3 dell'articolo 14 della legge in questione "nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto dalla norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna". "La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita - sottolinea Fini in una nota - rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti Paesi europei". "Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della corte, mi sembra fin d'ora evidente - aggiunge il presidente della Camera - che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni". Ma intanto continuano le polemiche. "Pur non intaccando l'impianto della legge 40, la bocciatura parziale da parte della Corte Costituzionale rivela in tutta la sua gravità il vizio ideologico e anti vita che nutre al suo interno. Attendiamo di conoscere le motivazioni, degne di tale nome, con cui una certa visione laicista si è riconfermata nemica giurata degli embrioni umani e della maternità". Lo afferma il deputato dell'Unione di Centro Luca Volontè.
"La sentenza della Corte riporta un po' di ragionevolezza nella legge 40, impedendo l'obbligo di produrre non più di tre embrioni e di impiantarli tutti insieme nella donna a prescindere dalla sua condizioni di salute e dalla sua età", dice Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama. "Penso aggiunge la Finocchiaro - che da questo momento in poi sia necessario un ripensamento anche sul modo di legiferare su questi temi compreso il testamento biologico". Il presidente della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, Giorgio Vittori, avverte che, dopo la sentenza della corte costituzionale, la legge 40 sulla fecondazione assistita ha ormai bisogno di una manutenzione. E lancia la proposta di un tavolo condiviso fra società scientifiche, istituzioni ed associazioni di pazienti per trovare "un percorso nuovo e condiviso": "È necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica - dice Vittori -. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all'estero".

"La mia battaglia non è stata vana finalmente potrò avere un figlio"

Repubblica - 2 aprile 2009

FIRENZE - "È stata una battaglia lunga e difficile ma adesso molte coppie nelle nostre condizioni hanno una speranza in più di fare un figlio senza andare all'estero. Noi avevamo la valigia pronta". Antonia ha una grave malattia ereditaria delle ossa, la esostosi. Vive a Milano e fa l'impiegata, il suo compagno ha un lavoro precario. Eccola la coppia di trentenni che ha scardinato la legge 40 sulla fecondazione assistita. Sono stati un loro ricorso al Tribunale civile di Firenze a permettere la diagnosi preimpianto alla fine del 2007, ed è partito sempre da una iniziativa loro, e di un'altra coppia, il percorso che ha portato alle decisione della Corte Costituzionale. Li ha seguiti l'avvocato Gianni Baldini, che ieri parlava di "un bel giorno per tutti quelli che hanno combattuto una battaglia di libertà".
Signora Antonia, con che stato d'animo avete atteso la decisione della Suprema Corte?
"Con grande ansia. Tra l'altro appena due settimane fa abbiamo fatto un trattamento di procreazione medicalmente assistita che non ha avuto esito positivo al centro Demetra di Firenze. Dei 3 embrioni prodotti, due erano malati e uno non di buone qualità. Non potevamo usarli".
Come avete reagito?
"Abbiamo pensato per la prima volta di andare all'estero, cosa che non avevamo mai preso in considerazione per ragioni economiche. Questa sentenza cambia tutto: potremo provare con un maggior numero di embrioni, magari congelandone alcuni, e avremo più possibilità di farcela. Sono felicissima, non sto nella pelle".
Si rende conto delle conseguenze per gli altri della vostra azione giudiziaria?
"Certo. Centinaia di coppie italiane nelle nostre condizioni da oggi hanno una speranza in più. E chi non si poteva permettere un viaggio verso una struttura in Spagna o in Grecia, avrà le stesse possibilità di fare un figlio grazie ad un centro pubblico italiano. Questa è democrazia".
Vi siete mai pentiti in questi mesi della strada che avete intrapreso?
"Abbiamo avuto molti dubbi, non sapevamo dove ci avrebbero condotto queste cause civili. Inoltre non pensavamo di farcela. E invece la Corte Costituzionale ha dimostrato ancora una volta autonomia e indipendenza. Un grazie va al nostro avvocato".

C'è chi parla di eugenetica riferendosi alla possibilità di scegliere tra un numero elevato di embrioni.
"Noi non cerchiamo di selezionare un figlio biondo e con gli occhi azzurri, noi vogliamo soltanto un figlio sano. Non è giusto che anche lui soffra di una patologia incurabile, da cui siamo stati colpiti io e altri miei parenti. Mi sembra una grande cattiveria accanirsi attraverso una legge su persone che hanno già seri problemi di salute. È come se ci avessero voluto penalizzarci una seconda volta. La Corte Costituzionale ci ha ridato la speranza".

Legge 40, stop della Consulta. "No a limite di tre embrioni"

Repubblica - 2 aprile 2009

Inammissibili i ricorsi sull'irrevocabilità del consenso da parte della donna all'impianto, il divieto della crioconservazione e di riduzione embrionaria di gravidanze plurime

ROMA - La Corte Costituzionale boccia la legge 40 sulla fecondazione assistita. I giudici della Consulta hanno infatti dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 2, della norma, nel punto in cui prevede che ci sia un "unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre" di embrioni. Viola la Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. La Corte, infine, ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, la questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 6, inerente l'irrevocabilità del consenso della donna, e dei commi 1 e 4 dell'articolo 14.
Il governo. "Sono molto dubbi gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulle pratiche che devono essere adottate nei centri", afferma il sottosegretario al Welfare con delega alla Bioetica, Eugenia Roccella, annunciando l'emanazione di "nuove linee guida". Queste saranno emanate sulla base dei pareri scientifici che saranno elaborati dal Consiglio Superiore di Sanità, l'organo tecnico scientifico di consultazione del ministero, che sarà ascoltato, ha detto Roccella, così come prevede la legge. "Resta il divieto di congelamento degli embrioni - ha aggiunto Roccella - e di soppressione di questi", una pratica che avviene, ha aggiunto, quando per la diagnosi preimpianto se ne producono in sovrannumero. "Mi sembra - ha quindi detto - che ora ci sia un evidente problema di interpretazione delle norme e di contraddizioni. Per questo bisognerà fare chiarezza sul piano delle pratiche che potranno essere adottate dai centri".
L'opposizione. "Le sentenze della Corte vanno sempre rispettate", replica il segretario del Pd. Per Dario Franceschini "i temi nuovi, come anche quello sull'idratazione e alimentazione, gradualmente richiederanno regole e che si adeguino gli strumenti legislativi. Per il nostro ordinamento, il pronunciamento della Corte non potrà che essere recepito".
Il ricorso. A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World Association Reproductive Medicine e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50%) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa.
Le questioni di legittimità costituzionale. Riguardano, in particolare, l'articolo 14 (commi 1,2,3 e 4) che prevede la formazione di un numero limitato di embrioni, fino a un massimo di tre, da impiantare contestualmente, e vieta la crioconservazione al di fuori di ipotesi limitate. Davanti alla Consulta è stato impugnato anche l'art.6 (comma 3) della legge 40 nella parte in cui obbliga la donna, una volta dato il proprio consenso alle tecniche di fecondazione assistita, all'impianto degli embrioni, escludendo così la revoca del consenso.
"Norme in contrasto con principi costituzionali". Queste norme - secondo i giudici del Tribunale di Firenze e del Tar del Lazio - sono in contrasto con diversi principi tutelati dalla Costituzione. In particolare con l'art.3, sotto il profilo della ragionevolezza per il mancato bilanciamento tra la tutela dell'embrione e la tutela della esigenza di procreazione visti la "mancata valutazione della concreta possibilità di successo della pratica da effettuare" e il "mancato riconoscimento al medico curante di ogni discrezionalità nella valutazione del singolo caso".
"Disparità di trattamento". La legge 40, secondo i ricorsi, realizzerebbe una "irragionevole disparità di trattamento" tra le donne in condizioni fisiche diverse che si sottopongo alla fecondazione assistita. E ancora: il diritto alla salute verrebbe leso in caso di insuccesso del primo impianto, in quanto la donna è costretta a sottoporsi a un successivo trattamento ovarico, ad "alto tasso di pericolosità per la salute fisica e psichica". Infine, anche la prevista irrevocabilità del consenso sarebbe in contrasto con l'art. 32 della Costituzione che "vieta i trattamenti sanitari obbligatori se non imposti per legge nel rispetto della dignità umana".
Le parti in causa. Dinanzi alla Corte si erano costituiti, oltre alla Warm, numerose associazioni favorevoli a una pronuncia di illegittimità (Hera onlus, associazione Luca Coscioni, Cecos Italia, Sos infertilità, Amica Cicogna, Madre provetta e, tra le altre, Cittadinanzattiva), mentre a chiedere che la legge non venisse toccata, e che dunque la Corte si pronunciasse per l'infondatezza o l'inammissibilità, erano stati il Comitato per la tutela della salute della donna, la Federazione nazionale dei centri e dei movimenti per la vita. Ma anche il governo, attraverso l'avvocatura generale dello Stato, ha chiesto ai giudici costituzionali che la legge 40 rimanesse tale e quale perché "il legislatore ha effettuato una ragionevole comparazione tra l'interesse della donna al buon esito della procedura di procreazione medicalmente assistita e la tutela dell'embrione". Relatore delle cause era il giudice costituzionale Alfio Finocchiaro.
Le reazioni. "Una bella notizia, non c'è che dire e la magistratura non è la prima volta che ci salva". E' il commento sulla decisione di illegittimità della Corte Costituzionale del ginecologo Carlo Flamigni, uno dei pionieri della fecondazione artificiale in Italia, che aggiunge, parafrasando Alessandro Manzoni per il quale "la c'è la provvidenza" e "noi diciamo la c'è la giustizia". "Se, come pare, la decisione della Corte ha come obiettivo quello di eliminare il divieto di creare più di tre embrioni e dell'obbligo di impianto degli embrioni creati, si produrrà come inevitabile conseguenza la possibilità di selezionare gli embrioni migliori e scartare gli altri", avverte il professor Alberto Gambino, ordinario di diritto privato e direttore del Centro di ricerca in scienze umane dell'Università europea di Roma. "I sostenitori del Far West della provetta hanno poco da cantare vittoria - dice il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano - rispetto alle previsioni della vigilia, che lasciavano immaginare la demolizione della legge 40, la Consulta ha bocciato le ipotetiche censure sul divieto di crioconservazione e sul divieto di riduzione embrionale, accogliendo soltanto quella relativa al limite dei tre embrioni per l'impianto". "Il limite dei tre embrioni era preordinato a proteggere il diritto alla vita. Se si producono più di tre embrioni, degli altri cosa si fa? Se li si elimina si lede il diritto alla vita, se si impiantano tutti diventa pericoloso per la donna", afferma Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, al quale Radio Vaticana ha chiesto di commentare la sentenza della Consulta. "L'impianto fondamentale della legge - ricorda l'ex magistrato ai miocrofoni dell'emittente della Santa Sede - è dire non devi uccidere nessun essere umano anche se generato in provetta. Almeno non in modo deliberato e diretto. Il testo ricercava un equilibrio tra la salute della donna e la vita dell'embrione. Così si scardina l'intero impianto della legge".