lunedì 12 gennaio 2009

Procreazione, dieci nuovi ricorsi per diagnosi preimpianto

ROMA (12 gennaio) – Mentre sempre più coppie vanno all'estero per poter accedere alla fecondazione eterologa e alla diagnosi preimpianto, in Italia sono dieci i ricorsi d'urgenza presentati in tribunale contro il divieto della diagnosi preimpianto previsto dalla legge 40 sulla fecondazione artificiale. Se ne è parlato oggi a Roma durante il convegno sulla fecondazione artificiale organizzato da Italia dei Valori (Idv) e Società italiana di fertilità e sterilità.

Ricorsi: sono dieci dieci ricorsi d'urgenza contro il divieto della diagnosi preimpianto previsto dalla legge 40 sulla fecondazione artificiale e sono stati depositati nei tribunali di Bologna (cinque), Milano (tre), Firenze (uno) e Torino (uno). Otto gli avvocati che li seguono, gratuitamente per le coppie, per conto di nove associazioni di pazienti (che si fanno carico dei costi) e quattro centri. I ricorsi sono in attesa del rinvio alla Corte Costituzionale e riguardano casi in cui c'è rischio di impiantare embrioni affetti da gravi malattie ereditarie. Chiarezza su diagnosi preimpianto la chiede l'on. Antonio Palagiano (Idv). «Oggi di fatto - ha rilevato - l'attività dei centri in questo campo è sospesa perchè non c'è chiarezza in merito da parte dello Stato».

Adozione precoce: è l'adozione dei 3.415 embrioni in sovrannumero ottenuti con la fecondazione artificiale, congelati e non più riconosciuti dalle coppie. La prevede la proposta di legge che l'Idv intende presentare in settimana, firmata da Palagiano, Massimo Donati e Silvana Mura. La proposta prevede di rendere operativa la Biobanca per la crioconservazione degli embrioni abbandonati presso l'ospedale Maggiore di Milano. Secondo la proposta, che prevede un tentativo per trasferire in utero un embrione, possono adottare gli embrioni coppie di individui di sesso diverso, sposati o conviventi da almeno due anni. Per il ginecologo Carlo Flamigni, «rischia di essere una grande battaglia di civilizzazione per ottenere un risultato molto modesto»: degli embrioni abbandonati, solo il 15%-16% potrebbe portare a una gravidanza.

Italia fanalino di coda rispetto Ue e Usa: In Italia un bambino su cento nasce con tecniche di fecondazione artificiale, contro un bambino su 30 in Europa. Secondo il Registro nazionale sulla fecondazione assistita i nati in provetta in Italia sono stati 7.514 nel 2006 su un totale di 554.744 nuovi nati. L'età media delle donne che accedono alla fecondazione artificiale tende costantemente a salire e oggi è pari a 35,6 anni. C'è disparità anche nelle percentuali di gravidanze ottenute: il 21% in Italia contro il 27% dell'Europa e il 40% degli Stati Uniti. Si calcola che dall'introduzione della legge 40 le possibilità di avere una gravidanza sono diminuite dal 25% del 2003 al 21% del 2006, ed è aumentata la possibilità di parti multipli dal 22% del 2003 al 24% del 2006.

Esilio procreativo: è il termine proposto oggi dal direttore della Clinica della fertilità dell'università americana di Yale, Pasquale Patrizio, sulla base delle osservazioni fatte dalle stesse coppie. La proposta del nuovo termine, accolta dagli esperti italiani, sarà pubblicata sulla rivista internazionale Ferility and Sterility dallo stesso Patrizio e dall'antropologa di Yale Marcia Inhorn. Nel frattempo sui viaggi della provetta mancano dati ufficiali, ma statistiche fornire da singoli centri esteri mostrano un aumento costante, soprattutto verso la Spagna, ma sono sempre più più ambiti i Paesi dell'Est, dove i prezzi sono più accessibili.

Il Messaggero - 12 gennaio 2008
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=41913&sez=HOME_INITALIA

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