
venerdì 25 dicembre 2009
lunedì 14 dicembre 2009
Fecondazione, ministero Salute valuta nuovo balzello per le coppie italiane
Uno scenario nuovo, dal momento che finora - dall'entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita nel 2004 - gli embrioni prodotti potevano essere al massimo tre ed il congelamento era possibile solo in situazioni di assoluta necessita' ed in questo caso il costo era a carico del centro che effettuava l'intervento.
Lo scenario e' completamente cambiato dopo la sentenza del 2009 della Corte costituzionale sulla legge 40: la sentenza, infatti, elimina il vincolo della legge alla produzione di un massimo di tre embrioni da impiantare contestualmente, prevedendo che sia il medico a decidere il numero di embrioni da produrre e stabilendo che quelli in sovrannumero siano congelati. Si pone dunque il problema di stabilire le modalita' di crioconservazione per i nuovi embrioni in sovrannumero che, dopo la sentenza, si prevede verranno prodotti.
IPOTESI COSTO CONGELAMENTO EMBRIONI A CARICO COPPIE: In base alla sentenza della Corte cade il vincolo della produzione di tre embrioni, da impiantare contestualmente, per ogni ciclo di fecondazione. Cio' vuol dire che potra' essere prodotto anche un numero maggiore di embrioni, ma per quelli non impiantati e' previsto l'obbligo di congelamento (con la sentenza di deroga dunque al divieto di crioconservazione previsto dalla legge 40).
Il come gestire tali embrioni sovrannumerari e' appunto la questione di cui la commissione ministeriale, una cui riunione e' prevista per domani, dovra' occuparsi. Tra le ipotesi, quella che la procedura di crioconservazione degli embrioni sia demandata a centri privati accreditati e che, dunque, le coppie possano doversi fare carico delle spese. Altro punto all'esame della commissione, inoltre, riguarda il consenso alle procedure da parte della coppia: l'obiettivo, secondo quanto si apprende, e' porre fine alla possibilita' che esistano, come accaduto finora, 'embrioni abbandonati' perche' i genitori biologici si rendono irreperibili.
5-10% EMBRIONI CONGELATI DOPO SENTENZA CORTE: Dalla sentenza della Corte si stima che gli embrioni che sono stati congelati, sul totale degli embrioni prodotti, sia pari al 5-10%. Ad affermarlo e' la presidente dell'Associazione dei centri di procreazione medicalmente assistita CECOS, Claudia Livi.
Quanto agli embrioni cosiddetti 'orfani' - ovvero prodotti per interventi di fecondazione assistita prima dell'entrata in vigore della legge 40 nel 2004, congelati e che le coppie non intendono piu' utilizzare - questi sono invece circa 3.500, sulla base del censimento degli embrioni orfani effettuato nel 2005. Tali embrioni sarebbero dovuti essere trasferiti presso la Biobanca dell'ospedale Maggiore di Milano, ma il trasferimento non e' mai stato effettuato. Per Livi, comunque, il costo per il congelamento degli embrioni in sovrannumero 'non potra' eventualmente rappresentare un deterrente per le coppie che hanno intenzione di effettuare un intervento di procreazione assistita', ma 'tutto dipendera', se tale ipotesi dovesse essere perseguita, dalle tariffe che verranno richieste dai centri, e per questo si renderebbe necessario un monitoraggio dei centri stessi e dei costi'. Difficile prevedere quale potrebbe essere il costo stimato per la procedura di crioconservazione: 'Ad oggi - afferma l'esperta - per la crioconservazione degli ovuli, ad esempio, nei nostri centri il costo e' di circa 250 euro l'anno'.
Aduc - 14 dicembre 2009
Padova. Costretta ad abortire da uno scambio di provette: causa all'ospedale
PADOVA (11 dicembre) - Uno scambio di provette durante un'operazione di inseminazione artificiale avrebbe costretto una donna padovana, fecondata non dal seme del marito, ad abortire e a chiedere i danni all'azienda ospedaliera. Protagonista della vicenda un'impiegata di 33 anni che dopo precedenti tentativi di rimanere incinta in una clinica privata aveva deciso di rivolgersi all'azienda ospedaliera di Padova. Dopo alcune verifiche e terapie sanitarie, nel luglio scorso, e un primo tentativo di inseminazione artificiale fallito a settembre, in ottobre i medici consigliarono alla donna di ripetere l'operazione per due giorni consecutivi. Sarebbe stato il secondo giorno che la provetta con il seme del marito sarebbe stata scambiata con quella di un'altra coppia presente contemporaneamente nell'ambulatorio. Sarebbe quindi stato lo stesso reparto di Ginecologia e Ostetricia ad avvisare successivamente dell'errore la paziente e a prescriverle l'assunzione della pillola del giorno dopo per interrompere un'eventuale gravidanza.L'azienda ospedaliera di Padova, in una nota, esprime «forte rammarico per l'errore procedurale a causa del quale è stato utilizzato il seme di un donatore diverso dal marito». L'azienda ospedaliera conferma che la paziente è stata sottoposta presso Ostetricia e Ginecologia a procedura di inseminazione e che poi «la coppia è stata immediatamente e adeguatamente informata dai clinici sull'accaduto». L'azienda ospedaliera dopo le verifiche rileva che «può con certezza affermare che l'errore procedurale è circoscritto esclusivamente a questo caso».
I medici le iniettano il seme sbagliato
PADOVA. E’ uscita dalla Divisione ostetrica convinta di avere finalmente realizzato il proprio sogno, diventare mamma. Ma dopo poche ore si è ritrovata, suo malgrado, protagonista di un incubo: il seme che avrebbe potuto renderla madre, grazie alla fecondazione assistita, non era quello di suo marito, ma quello dello sconosciuto che le sedeva accanto nella sala d’aspetto del reparto. Un errore, provocato da uno scambio di provette, che ha sconvolto la sua vita. Sbaglio cui ha posto rimedio la pillola del giorno dopo, assunta dalla donna non appena il medico si è accorto dell’errore. Ora, di questa paradossale vicenda, restano le ferite all’animo di un’aspirante madre rimasta vittima dell’infertilità prima, di un errore umano poi: la coppia si è rivolta ad un legale per ottenere un congruo risarcimento per il danno subito.
LA VICENDA. Una giovane casalinga di 33 anni e suo marito, dopo diversi tentativi di concepimento in vitro avvenuti in cliniche private padovane e terminati con un nulla di fatto, la scorsa estate hanno bussato alla porta dell’unità operativa complessa di Ginecologia ed Ostetricia, convinti che quello fosse il luogo giusto dove poter avverare il loro sogno. Qualche mese per scoprire e risolvere i problemi che le impedivano il concepimento (un’endocrinosi per la quale è stata sottoposta ad un intervento) poi l’inseminazione. Il primo tentativo si rivela un buco nell’acqua. Un mese dopo, ad ottobre, la seconda prova, preceduta dalla consueta trafila di preparazione ormonale per la giovane donna. Viene consigliata alla coppia una duplice inseminazione, da effettuare in due giorni consecutivi, per far aumentare la probabilità del concepimento. Durante la prima fase tutto procede come da copione, poi accade l’impossibile.
L’ERRORE. Quella mattina a doversi sottoporre alla procedura di fecondazione in Divisione ostetrica le coppie sono due: la casalinga trentatreenne con il marito ed una coppia dell’Est. Ad ognuno di loro viene consegnato un numero. A questo punto le strade di uomini e donne si dividono: tutto avviene in quindici minuti. Le due donne vengono preparate per la fecondazione mentre gli uomini devono consegnare il liquido seminale per portare a termine l’operazione. Una questione di tempistica pare sia all’origine dell’errore. La coppia che doveva presentarsi per seconda all’appuntamento con i medici in realtà si è fatta avanti per prima. Uno scambio di orario, pochi minuti, cui non ha fatto seguito la ridefinizione dell’ordine delle provette. Risultato? La padovana è stata inseminata con il seme sbagliato.
LA PILLOLA. Quando è arrivato il momento di fecondare la seconda donna il medico si è accorto del fatale errore. Immediata è partita la telefonata alla coppia padovana, che abita in provincia di Padova. Ai due è crollato il mondo addosso: hanno fatto ritorno in via Giustiniani dove sono stati posti di fronte al ventaglio delle possibilità. In caso di concepimento la donna poteva scegliere di tenere il bambino, anche se di un uomo diverso dal marito. Oppure, per escludere ogni rischio di gravidanza dall’uomo sbagliato, poteva ricorrere alla pillola del giorno dopo, l’anticoncezionale che, se assunto entro poche ore dal rapporto sessuale impedisce l’instaurarsi della gravidanza. La donna ha optato per la seconda possibilità, buttando giù, dopo poche ore, le due compresse di Norlevo.
LA CAUSA. «La mia assistita - spiega Matteo Mion, legale della coppia - dopo quanto avvenuto è caduta in uno stato di grave depressione. La giovane coppia ha subito un danno importante. E’ per questo motivo che chiederemo un congruo risarcimento». La donna attualmente è stata sottoposta ad una serie di accertamenti clinici per escludere che durante l’inseminazione avvenuta con il liquido seminale sbagliato non abbia contratto malattie sessualmente trasmissibili.
Fabiana Pesci
«Tradimento» perpetrato tra pinze e provette
Il mattino di Padova — 12 dicembre 2009 pagina 03 sezione: NAZIONALE
Un figlio segreto è presente nell’inconscio d’ogni bambina, che un giorno sarà donna e madre. Ma se al momento opportuno egli non si materializza, ecco la medicina venire incontro con una tecnica collaudata alla coppia, che aspira a trasformarsi in nucleo genitoriale. L’intervento standardizzato a livello medico dev’essere tuttavia sottomesso al pensiero umano: così da far prevalere il desiderio - che prevede il rischio di ripetute frustrazioni - sul bisogno narcisistico, che esclude anche solo l’ipotesi d’un fallimento. La storia di questa coppia della provincia di Padova è singolare: due genitori in fieri si sottopongono ad alcuni interventi di fecondazione assistita in una clinica privata; non ottenendo risultati, si rivolgono alla struttura ospedaliera di Padova. La quale, dopo aver operato la donna, propone loro la tecnica della doppia inseminazione artificiale. Un primo tentativo a settembre fallisce, ad ottobre ci si mette di mezzo il caso, la negligenza, la fatalità: come definirli? Qualche ora dopo il ritorno a casa infatti, la coppia viene avvisata d’uno scambio in provetta del seme maschile, appartenente al partner di un’altra coppia, anch’essa in sala d’attesa per il medesimo intervento. Possiamo ben immaginare l’angoscia e lo smarrimento della donna: in brevi istanti costretta a rinunciare all’illusione di sentirsi madre, per affrontare la confusività riguardo alla figura del padre di suo figlio. S’infila nella realtà della coppia l’intollerabile fantasma della triade edipica, che rende indispensabile l’interruzione terapeutica; non potendo l’errore umano trasformarsi per la vita in un tradimento che, seppure perpetrato tra pinze e provette, nega ai genitori la loro identità di sangue. Per la donna è l’ennesimo vuoto nel ventre; un vero e proprio lutto della cui responsabilità, prima ancora d’aver conosciuto con certezza l’esito della fecondazione, questa volta è accusato un «altro», esterno alla coppia. Ora quest’ultima chiede alla struttura sanitaria un risarcimento per i danni fisici e psichici subìti. Ma è importante che essa cerchi di superare al più presto la frustrazione patita e la rabbia, riappacificandosi con l’accaduto: così che non vi siano più responsabili esterni da detestare né occasioni perdute, da rimpiangere. Responsabili delle proprie azioni, forti del desiderio d’un figlio e insieme fragili, come tutti noi esseri umani siamo, questi aspiranti padre e madre continuino a lottare con coraggio e costanza. Facciano ordine tra ritmi del corpo ed emozioni, speranze, paure, attese, desideri dell’anima. Per l’inscindibile legame, che tiene assieme corpo e mente e dalla cui segreta armonia prende avvio nei genitori una nuova vita, saranno infine premiati con l’arrivo del loro primo, meritatissimo figlio.
sabato 5 dicembre 2009
SPAGNA - Nato un bambino senza la complicazione che avrebbe distrutto le sue piastrine
Aduc - 5 dicembre 2009
giovedì 3 dicembre 2009
Procreazione assistita, indagine: sette cliniche su dieci ignorano legge 40
Aduc - 3 dicembre 2009
Uteri in affitto: «Striscia la notizia» smaschera il vigile mediatore
Un agente di polizia urbana, con la moglie ucraina, aveva avviato un business per aggirare le leggi
MILANO - Lo ha smascherato «Striscia la notizia». Lui, vigile urbano di Milano, era il tramite tra chi voleva avere un figlio e non poteva averne, e una struttura di Kiev (Ucraina) dove invece si possono «affittare uteri», scegliendo il tipo di donna che più ti aggrada per farla diventare «mamma». Il trucco? Pensava a tutto il «ghisa», che per il servizio chiedeva 3-5 mila euro di anticipo, per un costo finale di circa 30 mila euro. La madre «surrogata» ucraina, dopo aver partorito, rinunciava al bimbo. Quindi il padre italiano ne chiedeva la paternità e la sua compagna, o moglie, dichiarava di essere la madre naturale del piccolo. Insomma un figlio di italiani nato nella capitale ucraina. Eludendo le leggi italiane che proibiscono la fecondazione eterologa.
Un business a tanti zeri, per poter sostenere anche le spese di un avvocato, di un notaio, della finta madre, della struttura dove avveniva il parto. Un commercio illecito lucroso, che il «ghisa» era riuscito a mettere in piedi, grazie anche ad una moglie ucraina con la quale gestiva un’agenzia matrimoniale, pubblicizzata online su Internet. Lui, Raimondo T., 37 anni, da almeno 12 nel corpo, è in servizio part-time alla Zona 6, in via Sant’Abbondio, al Gratosoglio. Con i colleghi si vantava di andare in giro in Mercedes, di avere computer e telefonini sempre di ultima generazione. Insomma di avere tanti soldi. Adesso il comandante della Polizia municipale, Tullio Mastrangelo, ha disposto delle indagini che ha affidato alla squadra Investigativa. «All’esito della quali — ha sottolineato il numero uno di piazza Beccaria — se ne emergeranno i presupposti, sarà informata l’autorità giudiziaria e gli organi istituzionali della civica amministrazione».
Michele Focarete
Mercatini di Natale a favore di FamiglieSMA onlus

Saranno in vendita i cd del nostro amico cantautore Stefano dall'Armellina.
martedì 1 dicembre 2009
USA - Fecondazione assistita. Maschio o femmina? La possibilità di scelta non favorisce il sesso 'forte'
Aduc - 1 dicembre 2009