giovedì 5 febbraio 2009

Sterilità in aumento, corsa alla fecondazione

Repubblica — 03 febbraio 2009 pagina 8 sezione: NAPOLI

LA STERILITA' aumenta. Il problema, che non è solo biologico, riguarda sia gli uomini che le donne. E così, una consistente fetta di coppie, in Campania come in tutta Italia, si rivolge alla fecondazione assistita. A livello nazionale, secondo gli ultimi dati, la percentuale di sterilità è attribuibile per il 40 per cento all' uomo e per il 40 per cento alla donna. Per il rimanente 20 per cento non c' è una causa definita. Ma cosa significa, in termini di coinvolgimento psicologico (ma anche etico, giuridico, antropologico e filosofico), addentrarsi nella spirale della "speranza genitoriale"? «Nella nostra regione», premette Claudio Zullo, presidente dell'Ordine regionale degli psicologi intervenendo al convegno sulla "Procreazione tra fantasma e desiderio" che si è conclusa sabato al Maschio Angioino, «ci sono circa 10 centri pubblici per lo studio e la cura delle problematiche connesse alla riproduzione ma, come nel resto d'Italia, è ancora assente una legge che istituisca la figura dello psicologo per questo settore. Eppure, l'intervento psicologico, continua Zullo, può delineare un percorso che garantisca tempo e spazio di ascolto per "umanizzare" la tecnica e dare senso alle difficoltà». Per Paola Russo, psicoanalista responsabile delle sezione napoletana dell'Associazione italiana di psicologia analitica, l'incremento del numero di coppie che si rivolge alla procreazione assistita va messa in relazione al fatto che oggi ci si sposa più tardi di una volta: «è ovvio che in età più matura diminuiscono le potenzialità di mettere al mondo un figlio». Sorprende invece un dato nazionale in controtendenza con quello campano: rispetto agli anni '70, i matrimoni sono diminuiti in Italia ma non nella nostra regione dove, in sintonia con la media nazionale, si è registrato comunque l'incremento della sterilità. «Quella maschile», ipotizza la Russo, «potrebbe essere solo il risultato di una maggiore attenzione al problema: adesso gli uomini si sottopongono con maggiore disinvoltura alle analisi per la sterilità perché ormai il concetto dell'impotenza "generandi" da assimilare all'impotenza "coeundi", è scomparso. Quindi, si registrano più casi di sterilità perché più uomini si sottopongono ai test».

Giuseppe Del Bello

martedì 3 febbraio 2009

Sabato&Domenica - Rai 1 - 31/01/09

I ginecologi cattolici: embrioni orfani in adozione

Repubblica — 01 febbraio 2009 pagina 9 sezione: CRONACA

ROMA - «Quattrocento nuovi nati potrebbero venire dai 7mila embrioni orfani crioconservati. Il mondo va avanti e sarebbe opportuno prendere una decisione sulla loro adozione». La proposta non arriva dal mondo laico ma è stata lanciata dal professor Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione dell' Università Cattolica, nel corso dell' incontro che si è svolto ieri con i docenti delle cinque facoltà di Ginecologia di Roma. Il teorema del professor Lanzone parte da un assunto: la legge 40 sulla procreazione assistita ha creato 30 mila embrioni conservati nell' azoto liquido a meno 200 gradi. «Di questi 3.740 c' è stata un' espressa rinuncia a un futuro impianto da parte dei genitori, ai quali se ne aggiungono più o meno 3 mila - spiega il professor Lanzone - di cui non si riescono a rintracciare i genitori». Tre le opzioni possibili: la distruzione, l' utilizzo per la ricerca o l' adozione. Le prime sono impensabili, la terza potrebbe essere praticabile. «La Chiesa in un documento ufficiale ha già detto no - spiega Lanzone - e sulla questione anche gli scienziati cattolici del Comitato di Bioetica si sono divisi, una parte ha risposto no, un' altra si è astenuta». La sua teoria è che l' adozione da parte di un' altra coppia non è configurabile come una fecondazione eterologa o un utero in affitto, «proprio per le alte motivazioni etiche del gesto». Ma oltre alla Chiesa c' è un altro ostacolo: dovrà essere il Parlamento a modificare la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il professor Carlo Flamigni, componente della Cnb, ha votato contro: «La chiamano adozione perché danno per scontato che l' embrione sia già una persona mentre non è così. Negli Usa la legge prevede analisi rigorose sulle malattie infettive dei genitori, da noi è proibito».

MARIO REGGIO

lunedì 2 febbraio 2009

L’involucro dei cibi può mettere a rischio la fertilità

Corriere della sera - 29 gennaio 2009

I composti perfluorinati contenuti anche in tappeti e tappezzerie ritardano il concepimento

«Possono» dicono gli esperti e gli indizi ci sono: i chimici presenti negli imballaggi dei cibi, nei tappeti e nelle tappezzerie «possono» ridurre la fertilità femminile. Uno studio pubblicato sul Journal of Human Reproduction ha dimostrato che le donne con elevati livelli di composti perfluorinati (Pfc) nel sangue ci mettono più tempo a rimanere incinte. I ricercatori dell’Università della California a Los Angeles hanno analizzato campioni di sangue di donne che avevano deciso di avere un bambino, trovando livelli di Pfc che variavano da 6,4 nanogrammi per millilitro di sangue (il nanogrammo è un miliardesimo di grammo) e hanno poi suddiviso le donne in quattro gruppi, a seconda di questi livelli, dai più bassi ai più alti.

FECONDAZIONE IN VITRO - Hanno così osservato che le donne con i livelli maggiori di Pfc non riuscivano a concepire prima di un anno oppure dovevano ricorrere alla fecondazione in vitro: come dire che il tasso di infertilità risultava per loro più alto rispetto alle coetanee con livelli più bassi di Pfc nel sangue. Le prove che questi composti interferiscono con la riproduzione non sono definitive e dovranno essere confermate, ma gli esperti fanno notare come i Pfc, utilizzati nell’industria perché resistenti al calore e lipo e idrorepellenti, rimangono a lungo nel corpo umano. Studi precedenti hanno dimostrato che, in alte concentrazioni, provocano danni agli organi negli animali da esperimento e, nell’essere umano, possono interferire con la crescita del feto.

ORMONI FEMMINILI - Non solo, Chunyuan Fei, una delle ricercatrici che ha coordinato l’ultima ricerca, ha sottolineato come le donne esposte ad alti livelli di Pfc hanno anche cicli mestruali irregolari suggerendo un’interferenza di questi composti con gli ormoni femminili.

Adriana Bazzi

domenica 1 febbraio 2009

U.E. - G.BRETAGNA Fecondazione. Appello in busta paga per la donazione di ovuli

"Se sei un uomo di eta' compresa fra i 18 e i 45 anni o una donna fra i 18 e i 35, perche' non aiutare qualcuno che desidera un figlio e non puo' averlo?". Questo il messaggio che migliaia di dipendenti di una struttura sanitaria scozzese hanno trovato nella loro ultima busta paga. La decisione di inviarlo e' stata della direzione, che spera di ottenere donazioni di ovuli e di sperma con l'obiettivo di integrare le riserve, ormai scarse, della famosa clinica per la fertilita' di Aberdeen.L'Infertility Network Uk - si legge su Bbc news online - ha accolto con favore l'iniziativa della Aberdeen Fertility Clinic. "E' la prima volta che un'Unita' di riproduzione assistita pubblicizza la necessita' di donatori attraverso le buste paga - ha affermato una portavoce del Nhs Grampian, il servizio sanitario della regione scozzese in questione - ma c'e' una grande richiesta e le scorte si stanno esaurendo. Molti non sanno di poter donare, anche se si sono moltiplicati gli annunci su quotidiani e riviste, dunque abbiamo pensato che ci fossero mezzi piu' immediati'.'Abbiamo organizzato -ha proseguito la portavoce- una conferenza stampa a novembre del 2007 e il risultato e' che abbiamo ottenuto 64 richieste di donazioni. Ma alla fine solo quattro hanno realmente proceduto con la cessione di ovuli o campioni di sperma, anche perche' molti vengono scartati per problemi medici o si ritirano per la paura di essere poi contattati per reclamare responsabilita' sui figli. Durante il 2008 abbiamo ricevuto poi 40 richieste, ma nessuno poi e' venuto concretamente nella clinica. C'e' dunque un'enorme necessita' di trovare donatori".

Aduc - 31 Gennaio 2009

ITALIA Associazione Warm presenta esposto contro nuovo centro 'non autorizzato' per la fecondazione assistita

"Considerando che la Regione Lazio ha bloccato tutti i procedimenti autorizzativi in materia di fecondazione assistita, non si comprende come possa essere inaugurato un centro che, a meno di clamorosi risvolti, non potrebbe essere autorizzato quale centro di III livello". Se lo chiede l'avvocato Maurilio D'Angelo, legale della Warm, l'associazione mondiale di medicina della riproduzione, presieduta da Severino Antinori, alla vigilia dell'inaugurazione del nuovo Centro per la fisiopatologia della riproduzione umana dell'ospedale Sant'Andrea di Roma. Centro che, fa notare Antinori, "prima della legge 40 operava come unita' di primo livello. Come puo' adesso passare al terzo livello quando allo stato attuale nessuna autorizzazione regionale a nessun centro nel Lazio e' stata ancora concessa?".
Percio', per accertare la "piena verifica e rispondenza dell'azienda ospedaliera Sant'Andrea a tutti i requisiti contemplati dalla legge 40/2004 sulla fecondazione assistita", l'associazione ha dato incarico a D'Angelo di "predisporre un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, affinche' venga verificata l'esistenza di tutti i provvedimenti autorizzativi previsti dalla normativa di settore, evidenziando (in caso di riscontro positivo) anche la tempistica utilizzata per l'iter di autorizzazione". La salute dei cittadini, sottolinea il legale, "va salvaguardata da ogni interesse che non sia quello 'superindividuale' del bene comune".
"Appare quantomeno anomalo - osserva il legale - che un centro 'nuovo' possa operare in tale ambito, considerato che la procreazione medicalmente assistita (per il cui esercizio e' necessario un complesso iter autorizzativo regionale) e' un settore in cui la Regione Lazio ha sospeso ogni attivita' autorizzatoria alla realizzazione (ex articolo 18 comma 1 del regolamento regionale 2/2007), intendendosi in tal senso anche le richieste che riguardano gli ampliamenti e i trasferimenti, per un periodo di un anno dall'entrata in vigore di questo provvedimento, sancendo l'improcedibilita' delle richieste inoltrate sino all'11 febbraio 2008". In pratica, sono bloccati tutti i procedimenti di autorizzazione in questo settore. Eppure, rileva la Warm, domani si inaugura un centro di III livello per la Pma.
"Sorge spontaneo chiedersi - prosegue D'Angelo - se gli amministratori della cosa pubblica abbiano provveduto a consentire un'attivita' (a discapito di altri centri, in paziente attesa), autorizzando senza il rispetto dei termini di legge la struttura ospedaliera, eventualmente spinti da non meglio precisati interessi individuali". "Quanti cicli di II e III livello sono stati effettuati a oggi da questo centro? Quali esperienze cliniche e di ricerca vanta?Quali sicurezze di eccellenza puo' offrire alle cittadine e ai cittadini?", si chiede Antinori. E incalza: "L'inaugurazione di domani rappresenta non una garanzia per i cittadini, ma l'ennesimo schiaffo alla tutela della loro salute. Come cittadini vorremmo chiedere al presidente della Regione, Piero Marrazzo, che ha problemi per ripianare il bilancio e di conseguenza chiude emergenze sanitarie, unita' coronariche e altro, perche' elargisce fondi per unita' di Pma, non certamente necessarie, visto che esistono altri centri pubblici operanti da diverso tempo?".

Aduc - 28 Gennaio 2009

U.E. - G.BRETAGNA Nuova tecnica aumenta il successo della fecondazione assistita

Il 50 per cento delle uova prodotte dalle donne contengono anomalie cromosomiche; una percentuale che nelle donne sopra i quarant'anni sale al 75 per cento. E' questa una delle cause degli aborti spontanei e dei fallimenti dei trattamenti di fecondazione assistita. Una nuova tecnica messa a punto da ricercatori britannici, rivela The Independent, potrebbe offrire una soluzione in grado di "raddoppiare" le possibilità di portare a termine una gravidanza.
La tecnica consiste proprio nell'individuare gli ovuli contenenti cromosomi "anomali" e separarli da quelli sani ed è stata sperimentata con successo su una paziente di 41 anni, che aveva subito ben 13 cicli di fecondazione assistita tutti falliti, e che tra due mesi darà alla luce una bambina. Secondo i medici la donna aveva solo il 7 per cento di possibilità di portare a termine una gravidanza. Il nuovo test cromosomico infatti aveva dimostrato che solo due delle sue nove uova estratte erano sane.
Ma come funziona questa tecnica? Mediante un laser si fa una piccola incisione sulla membrana esterna dell'ovulo dal quale i medici estraggono il cosiddetto "corpo polare" (il prodotto secondario dell'uovo durante la meiosi) che dovrebbe rispecchiare i cromosomi rimasti nell'uovo. Un uovo sano contiene infatti 23 coppie di cromosomi ma prima di venire fertilizzato ne deve eliminare 23, che vengono "stoccate" appunto del corpo polare.
Proprio quest'ultimo viene sottoposto alla nuova tecnica che, messa a punto dal centro Care Fertility di Nottingham, costa 1.950 sterline e per ora è a carico della paziente. In questo modo gli scienziati possono analizzare il "contenuto" nelle uova senza di fatto "disturbarle"."Uno dei motivi per cui i trattamenti di fecondazione assistita falliscono è legata ad anomalie cromosomiche" ha spiegato uno dei responsabili della ricerca, Simon Fishel, direttore del Care Fertility Group. "L'analisi completa dei cromosomi offre una grande speranza alle coppie che invano hanno tentato di avere un figlio" ha aggiunto.

Aduc - 27 Gennaio 2009