mercoledì 23 maggio 2012

Fecondazione eterologa, la battaglia di una coppia bresciana

Corriere della Sera - 23 maggio 2012

Due anni fa hanno presentato ricorso al tribunale di Firenze contro la legge 40 del 2004. La donna: “Pronti a rivolgerci alla corte europea per i diritti dell'Uomo”

Tutto è iniziato con Giulia e Sergio. Una coppia giovane - i nomi sono di fantasia - con il desiderio di avere un figlio. La legge 40 glielo ha negato e loro, decisi a non darsi per vinti, hanno presentato un ricorso, per avere la possibilità di utilizzare quell'unica tecnica che potrebbe rendere possibile il loro sogno: la fecondazione eterologa. Il loro ricorso, che definiscono una «battaglia per la giustizia», è arrivato fino alla Consulta, che il 22 maggio ha deciso di restituire gli atti ai Tribunali che l'avevano investita del caso. Giulia e Michele vivono a Brescia, poco più di 30 anni lei e 35 anni lui. Michele è sterile. L'idea di rivolgersi a qualche centro estero per effettuare la fecondazione eterologa la escludono sin da subito: hanno paura, troppe le storie di esperienze negative di loro amici o conoscenti. E poi c'è il fattore, non trascurabile, di natura economica: hanno entrambi un lavoro dipendente e non abbastanza soldi per affrontare un simile «viaggio della speranza».Da qui la decisione, due anni fa, di rivolgersi ad un avvocato, per «affermare i propri diritti proprio qui, in Italia». Il ricorso è stato presentato al tribunale di Firenze, ed il giudice decide di sollevare il dubbio di legittimità costituzionale per il divieto dell'eterologa. Altre due ordinanza sulla stessa questione, dei tribunali di Catania e Milano, sono state riunite con il provvedimento del tribunale di Firenze ai fini del pronunciamento della Consulta. «Non so se riuscirò mai ad avere una gravidanza - afferma Giulia - ma volevo affermare un diritto. La nostra, arrivata fino alla Consulta, è una battaglia di giustizia. Siamo pronti, nel caso di un pronunciamento negativo, a rivolgerci alla Corte europea dei diritti dell'uomo». La decisione della Consulta. La decisione della Consulta è stata definita interlocutoria. I magistrati che hanno sollevato dichiarazione di incostituzionalità dovranno riformulare il quesito, basandosi solo sulle norme nazionali e non avendo come parametro la sentenza della Corte Ue per i diritti dell'uomo che trattava del divieto parziale alla fecondazione eterologa riferito alla legge austriaca.

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