mercoledì 12 maggio 2010

AUSTRALIA - Fecondazione: mancano i donatori di sperma, appello agli uomini

In Australia, paese d'avanguardia nella fecondazione in vitro (Ivf), si registra una grave carenza di donazioni di sperma, che spinge le cliniche di fecondazione assistita e le coppie desiderose di prole a lanciare accorati appelli, anche con annunci su giornali e riviste, nelle pagine di salute e con piu' successo in quelle sportive. Diverse cliniche hanno cominciato a importare le preziose ampolle dagli Stati uniti.
Il numero di donatori e' crollato dopo l'introduzione lo scorso gennaio di norme che danno ai figli il diritto di conoscere l'identita' del padre biologico quando raggiungono i 18 anni. 'Molti possibili donatori temono lo stress emotivo di quando qualcuno bussa alla porta per dire: tu sei mio padre', ha detto lo specialista di fecondazione assistita Michael Chapman. Molti temono che la prole possa ottenere diritti di eredita' negli anni a venire, ha aggiunto.
'La situazione e' disastrosa e puo' solo peggiorare. Sara' piu' facile adottare che ottenere una gravidanza grazie ad un donatore', ha detto la direttrice della clinica Fertility First di Sydney, Anne Clark. Oltre alle coppie sterili che dipendono dai donatori, vi sono diverse ragioni per mantenere delle banche di sperma, per uomini che si sottopongono a vasectomia, radioterapia o chemioterapia, ha aggiunto.


Aduc - 11 maggio 2010

venerdì 7 maggio 2010

Grazie a bocciatura legge 40, nati 700 bimbi in più

Piu' bambini nati, 700 in un anno, e meno aborti. Sono i risultati della sentenza della Cassazione che lo scorso anno ha di fatto modificato la legge 40 sulla fecondazione assistita, consentendo la deroga dal tetto di massimo tre embrioni impiantabili e la crioconservazione di quelli prodotti in eccesso. E' quanto emerge da uno studio multicentrico realizzato dai centri di medicina della riproduzione dell'Humanitas di Milano, del Tecnobios procreazione, e di G.E.NE.R.A, presentato oggi al II Congresso unificato delle societa' italiane di medicina della riproduzione. Lo studio confronta i risultati dei sette mesi precedenti con quelli dei sette mesi successivi l'attuazione delle modifiche alla legge 40 indotte dalla Corte di Cassazione. "La Sentenza 151 della Corte Costituzionale - ha ricordato il dott. Filippo Ubaldi di G.E.NE.R.A - fissa due punti importanti: l'autonomia e responsabilita' del medico nello stabilire il numero necessario di embrioni da impiantare, riducendo al minimo il rischio per la salute della donna, ed eventualmente del feto; il ricorso, in deroga alla legge 40, al congelamento di quegli embrioni 'prodotti ma non impiantati per scelta medica"'. "Il gruppo di studio - ha illustrato Ubaldi - comprende 6.976 cicli di trattamento per fecondazione in vitro, e si e' osservato un aumento del numero di gravidanze evolutive (a termine o oltre la 20? settimana di gestazione) dopo l'attuazione della Sentenza 151 passando dal 20,2% al 22,2% e una riduzione degli aborti passando dal 24,1% al 20,4%.
Tradotto in numeri questo vuol dire che da dopo la Sentenza 151 e' possibile ottenere una gravidanza evolutiva in piu' ogni 52 trattamenti. Se noi consideriamo che in Italia si eseguono ogni anno circa 40.000 trattamenti di fecondazione in vitro questo incremento di gravidanza post-Sentenza 151 porta ad un aumento di piu' di 700 bambini nati ogni anno con questa tecnica".
"Questi miglioramenti clinici sono ancora piu' evidenti nei casi sterilita' da fattore maschile severo passando da un tasso di gravidanza evolutiva del 26,5% al 35%.
Tali differenze saranno ancora piu' significative quando, tra qualche mese, potremo aggiungere alle gravidanze ottenute dal trasferimento di embrioni freschi quelle ottenute dal trasferimento di embrioni congelati ottenendo cosi quella che viene definita "gravidanza cumulativa".

Aduc - 7 maggio 2010

sabato 1 maggio 2010

A Padova nuovo metodo per selezionare spermatozoi

Un bimbo e' gia' nato e uno sta per nascere grazie alla ricerca del Centro di Crioconservazione dei gameti maschili dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova che ha messo a punto una metodica che consente di scegliere lo spermatozoo migliore, quello piu' sano quindi idoneo a portare a compimento con successo la fecondazione medicalmente assistita.
La questione, assieme a quella della possibile adozione di embrioni congelati conservati in provetta, gia' al centro di alcune richieste, e' stata affrontata nel corso di un convegno a Padova su 'l'esame del liquido seminale nelle linee guida internazionali', presieduto dal prof. Carlo Foresta, direttore del centro padovano. La ricerca vede da una parte l'ingrandimento degli spermatozoi di 6 mila volte (rispetto alle mille normalmente utilizzate dai microscopi), dall'altra la scoperta di una correlazione molto stretta tra come appare il nucleo e l'entita' e frequenza delle alterazioni del nucleo stesso. 'Abbiamo individuato, attraverso tecniche molto sofisticate, le associazioni di patologie nucleari piu' o meno frequenti negli spermatozoi a seconda di come compaiono a microscopio con maxi ingrandimento. Con questa metodica - spiega Foresta - abbiamo isolato e crioconservato spermatozoi singoli e in due coppie, con precedenti esperienze negative per mancato sviluppo embrionale, sono state eseguite tecniche di fecondazione in vitro: un bambino e' gia' venuto al mondo, l'altro sta per nascere. Il nostro e' un segnale forte che conferisce alta qualita' in un settore molto delicato, anche per impedire che si compiano sperimentazioni sugli embrioni con il gravoso problema degli embrioni crioconservati prima dell'entrata in vigore della legge 40 e il cui esito non e' ancora chiaro'.
Nelle gravi alterazioni testicolari che si presentano con azoospermia oggi e' possibile produrre fertilizzazione in vitro attraverso spermatozoi che si isolano dal testicolo con tecniche bioptiche. 'Tuttavia i risultati che si ottengono non sono troppo incoraggianti, d'altra parte - aggiunge Foresta - diventa sempre piu' importante disporre di metodi per selezionare gli spermatozoi che possono dare maggior successo: la selezione comporta infatti l'individuazione della tecnica che meglio caratterizzi la qualita' dello spermatozoo in termini di corredo genomico nucleare che, integrandosi con il corredo genomico cellulare dell'ovocita, da' origine all'embrione. Gli spermatozoi che nascono in testicoli alterati frequentemente hanno anche il corredo cromosomico alterato'.


Aduc - 1 maggio 2010

venerdì 30 aprile 2010

Embrioni congelati, dal Veneto la prima richiesta di adozione

Corriere della Sera - 30 aprile 2010

Progetto del ministro Fazio, coppia vicentina offre la disponibilità

PADOVA — Lei ha 36 anni e insegna alle scuole medie, lui ne ha 38 ed è impiegato in un’azienda. Sposati da dodici anni, cullano un grande sogno: un bambino. Ma per questa coppia vicentina avere un figlio non è impresa facile, problemi di infertilità hanno già vanificato sei tentativi di fecondazione assistita affrontati in strutture di Abano Terme (quattro) e Padova. Ecco allora l’idea, affidata ad un avvocato, di presentare domanda per l’adozione di embrioni congelati rimasti orfani dopo il procedimento di inseminazione artificiale vissuto con successo da altre donne, perchè «in eccesso».

«Secondo una ricognizione effettuata dall’Istituto superiore di sanità nel 2007 su 88 centri italiani, nel nostro Paese ci sono 3415 embrioni congelati — spiega il professor Carlo Foresta, direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell’Azienda ospedaliera di Padova, che ha preso in cura la coppia vicentina —. Nessuno è stato inviato a Milano, come disposto a suo tempo dall’ex ministro alla Salute Girolamo Sirchia, perciò l’attuale titolare dello stesso dicastero, Ferruccio Fazio, ha nominato una commissione per decretarne il destino. Esclusa l’ipotesi di distruzione a meno che non risultino alterate le funzioni vitali, evento impossibile con una conservazione a -180 gradi, l’organismo designato ha avanzato la proposta di darli in adozione a coppie sterili. Il ministro Fazio l’ha accolta, ora dovrà adoperarsi perchè questa idea diventi legge». Nel frattempo il passaparola sta facendo il giro dei coniugi infertili, anticipati da quelli vicentini. I primi a presentare domanda ufficiale di adozione. «Sarebbe la realizzazione di un sogno—confida lei—se penso che da tanti anni proviamo ad avere un bambino e ce ne sono tanti congelati in attesa di una mamma e un papà, mi sembra assurdo. Uno spreco. Spero che scienziati e legislatori lo capiscano e aprano la strada a questa grande opportunità, che mi consentirebbe di mettere al mondo un figlio preso in adozione».

La signora è ancora piuttosto giovane, perciò è candidata a nuovi tentativi di fecondazione assistita. «Ma, ogni volta, sottopormi a una nuova stimolazione ormonale è pesante — rivela — anche psicologicamente. Il nostro problema è che gli spermatozoi non riescono a raggiungere l’ovocita, quindi le possibilità di riuscita non sono molte. Per me, che tra l’altro lavoro in mezzo ai ragazzini, non potere avere figli è una grande sofferenza. E così, insieme a mio marito, ho dato la disponibità ad accogliere embrioni abbandonati da altre donne, perchè prodotti in sovrannumero. Siamo fiduciosi, non ci arrendiamo». La coppia veneta è disposta ad adottarne anche più di uno. «Il mio ginecologo dice che, essendo ancora giovane, sarei in grado di sostenere l’impianto anche di due — spiega l’insegnante — e io già fantastico. Sarebbe meraviglioso, per una donna che non riesce a rimanere incinta, poter partorire addirittura due bambini. Sarebbe il massimo, ma dobbiamo sperare nella celerità del legislatore a emanare una normativa che consenta tutto ciò. Io ci credo veramente, la mia domanda è sempre valida». Di tutto questo si parlerà oggi, nell’aula Morgagni del Policlinico universitario di Padova, nel corso del convegno «L’esame del liquido seminale nelle linee guida internazionali. Analisi critica e confronto », presieduto dallo stesso Foresta.


M.N.M.

giovedì 29 aprile 2010

Giovedì 29 aprile 2010 ore 22.00 - Reparto Maternità

Giovedì 29 aprile 2010 alle ore 22.00 su FoxLife (canale visibile su Sky) una ragazza racconterà l'ultimo mese di gravidanza ottenuto con fecondazione eterologa effettuata all'estero

martedì 27 aprile 2010

«Stop alla superbanca di embrioni congelati. Adozioni possibili»

Corriere della Sera - 27 aprile 2010 - pagina 24

Viene ribadito il divieto legale di distruggere più di 3.000 organismi

ROMA - No alla super banca per gli embrioni orfani. No alla loro distruzione. Sì invece alla possibilità di darli in adozione a genitori sterili. Sono alcune delle conclusioni della commissione nominata un anno fa dal ministro della Salute Ferruccio Fazio per dare indicazioni su come gestire i frutti del concepimento in sovrannumero congelati nei centri di fecondazione assistita. Il documento è stato inviato al ministro dal coordinatore dei lavori, Francesco D' Agostino. Si propone tra l' altro di modificare il decreto del 2004, firmato dall' ex ministro Girolamo Sirchia che istituì un' apposita struttura all' ospedale Maggiore di Milano dove le cliniche avrebbero dovuto inviare quegli embrioni abbandonati dai legittimi proprietari con dichiarazione scritta (circa 3600 secondo il censimento dell' Istituto Superiore di Sanità oltre ai 3 mila in attesa di essere utilizzati con le tecniche della provetta). Non solo. Il costo della crioconservazione non potrà essere addebitato alle coppie. E non si potrà parlare di embrioni orfani perché «l' eventuale rinuncia espressa o tacita al trasferimento in utero essendo sempre revocabile non consente di qualificarli in stato di abbandono definitivo». Viene ribadito il fermo divieto legale di distruggerli. Due infatti secondo gli esperti sono le condizioni in cui la crioconservazione può essere interrotta: quando si deve procedere all' impianto nell' utero della madre e di una donna disposta ad accoglierlo e quando sia possibile accertarne scientificamente la morte naturale o la definitiva perdita di vitalità. Ed è in questo contesto che la commissione traccia la strada dell' adozione (già condivisa nel 2007 dal Comitato nazionale di bioetica, presieduto anche allora da D' Agostino). non prevista dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita. Così si potrebbero «risolvere molti problemi bioetici che nascono dal congelamento». Il testo è passato con due note di dissenso aggiunte da Carlo Alberto Redi e dal giurista Amedeo Santosuosso. Per quanto riguarda i tempi di conservazione, solo quando si potrà stabilire, grazie al progresso, con criteri scientifici la morte o la perdita di vitalità degli embrioni, si potrà «escludere una conservazione sine die. Si auspica pertanto un forte investimento nella ricerca», scrivono gli esperti.

Margherita De Bac

giovedì 15 aprile 2010

Creati 80 embrioni con il Dna di tre genitori

Corriere della Sera - 15 aprile 2010

L’esperimento di Newcastle su «Nature». Annullata una malattia ereditaria

La via della terapia genica (su cui si lavora da anni senza mai una sicurezza definitiva) sembra vicina all’essere superata. Almeno per quanto riguarda alcune malattie ereditarie. Basta «creare» un embrione con tre Dna. Il laboratorio dell’università di Newcastle, nel nord della Gran Bretagna, vi è riuscito. Già nel 2008, come riportato dal Corriere della Sera, aveva messo a punto la tecnica arrivando a 10 embrioni, vitali per sei giorni, con due Dna femminili e uno maschile. E senza l’espressione della malattia ereditaria legata al solo Dna mitocondriale della madre perché annullata dal Dna mitocondriale della cellula uovo di una donna sana. In questo ovulo «svuotato» del nucleo centrale (il patrimonio genetico completo) era stato inserito sia il nucleo dell’ovocita materno sia quello paterno.

E lì era stata avviata la fecondazione dell’embrione sano. Gli stessi ricercatori, guidati da Douglass Turnbull, hanno affinato la tecnica e sono arrivati a 80 embrioni, fatti sviluppare e vitali per sette giorni. L’aspetto importante è che, se impiantati, sarebbero andati avanti nello sviluppo. Tecnica riproducibile, e quindi fattibile anche in altri centri, e subito oggetto di una pubblicazione sulla rivista scientifica Nature. L’embrione con tre genitori colpisce la fantasia, in realtà sarebbe sbagliato definirlo così perché la frazione genetica donata non ha nessuna influenza sullo sviluppo di un bambino. Se non quella di assicurargli mitocondri sani. E quindi di annullare all’origine la malattia di cui altrimenti sarebbe affetto fin dalla nascita. Anche se i Dna sono tre, quindi, i genitori restano comunque due perché il Dna mitocondriale, con appena 37 geni, costituisce davvero una frazione piccolissima, rispetto ai circa 23.000 geni contenuti nel Dna del nucleo.

La ricerca condotta a Newcastle, nel più noto «covo» di manipolatori di embrioni al mondo, nel Life Science Center, è finanziata dall’associazione britannica per la lotta alla distrofia muscolare (Muscolar distrophy campaign), dal Medical research council e dal Wellcome Trust. Conferenza stampa obbligata per Douglass Turnbull, divulgata in rete da Nature: «Il mio grande interesse e l’obiettivo di questa ricerca - ha spiegato il ricercatore inglese - sono i pazienti colpiti dalle malattie mitocondriali, ‘trasmesse dalla madre al figlio. E che sono molto numerose». E ha continuato: «La novità del nostro lavoro è nel fatto che, nonostante siano stati utilizzati due ovociti, si ottiene un pronucleo (ossia un ovocita nel quale il Dna paterno e materno non si sono ancora fusi) come in un normale intervento di fecondazione assistita. In altre parole, siamo ora in grado di prevenire la trasmissione delle malattie mitocondriali. Abbiamo dimostrato l’efficienza della tecnica e questo è molto importante per i pazienti». Va bene.

Ma quanto tempo ci vorrà per trasferire la tecnica nella pratica? E qui Turnbull tradisce emozione ed entusiasmo: «Tre anni. Si può arrivare alla pratica clinica nell’arco di tre anni». Ottimista? In ogni caso, gli esperti ritengono questo risultato un enorme progresso nella lotta alla trasmissione delle malattie mitocondriali. Queste oggi sono la più comune causa di malattie genetiche e mutazioni del Dna mitocondriale sono rilevate in un nato vivo su 250. «Questa tecnica è molto interessante - afferma Giuseppe Novelli, genetista dell’università Tor Vergata a Roma - perché potrebbe permettere a una persona portatrice di una malattia terribile, che non ha nessuna possibilità di diagnosi preimpianto, di avere un figlio sano». E aggiunge: «Non è una tecnica nuova, era già stata provata su delle scimmie. Ma a Newcastle sono passati all’uomo. E questo è il passo fondamentale».

Mario Pappagallo