domenica 28 febbraio 2010

Fecondazione assistita sotto attacco

Donna Moderna - 3 marzo 2010

Da donna moderna
Da donna moderna

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giovedì 25 febbraio 2010

Il virus responsabile del tumore all'utero viaggia sugli spermatozoi

Per la prima volta sono stati ottenuti in laboratorio spermatozoi che trasportano frammenti del papilloma virus (Hpv) responsabile del tumore del collo dell'utero. I ricercatori del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell'Azienda ospedaliera-Universita' di Padova, che li hanno ottenuti, hanno inoltre dimostrato che il virus si attiva solo nel momento in cui lo spermatozoo entra nell'ovocita, mettendo a rischio sviluppo dell'embrione e gravidanza.'Il nostro obiettivo era capire dove si annida il virus e abbiamo visto che si trova ancorato alla superficie degli spermatozoi', ha detto il coordinatore della ricerca e direttore del Centro, Carlo Foresta, che oggi a Padova ha presentato il convegno sulla Medicina della riproduzione in programma ad Abano Terme (Padova), il 26 e 27 febbraio.
'Era gia' noto che quando il Papilloma virus e' presente nel liquido seminale, si lega agli spermatozoi e ne riduce la motilita'', ha detto ancora Foresta. Tanto che finora il papilloma virus e' stato osservato nel liquido seminale del 3-4% degli uomini fertili e nel 10-12% degli infertili.Finche' il Dna virale si trova sullo spermatozoo e' quiescente e si attiva soltanto nel momento in cui il Dna dello spermatozoo viene a contatto con il Dna dell'ovocita. 'Questo accade - ha spiegato Foresta - perche' all'interno dell'ovocita il Dna del virus viene attivato proprio come il Dna dello spermatozoo'.
Secondo Foresta 'sono risultati molto preoccupanti, soprattutto se gli spermatozoi con il Papilloma virus vengono utilizzati per tecniche di fecondazione in vitro'. Il passaggio del Dna virale nell'ovocita puo' infatti provocare 'mancanza di sviluppo dell'embrione o aborto precoce'.
Il problema, ha detto ancora l'esperto, e' ancora piu' importante considerando che il Papilloma virus e' stato identificato in campioni di spermatozoi congelati, destinati ad essere utilizzati nei centri i fecondazione assistita. Inoltre e' risultato positivo per il Papilloma virus il 7% dei pazienti che avevano congelato il seme. Secondo Foresta e' percio' necessario 'analizzare il Papilloma virus nel liquido seminale degli infertili prima di ogni crioconservazione e di prendere in considerazione anche il maschio come soggetto da vaccinare non solo perche' vettore di infezione di Hpv nelle partner, ma perche' anche nell'uomo puo' essere causa di disturbi della sfera riproduttiva'.

Aduc - 25 febbraio 2010

Disconosce la figlia. Era nata in provetta ma io non lo sapevo

Repubblica — 22 febbraio 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

ROMA - Inseminazione eterologa, una forma di tradimento. Soprattutto se fatta di nascosto dal marito. È questa la teoria con cui un figlio ha fatto ricorso contro una sentenza del tribunale civile di Roma che riconosceva suo padre come genitore di una bambina di tre anni. La storia ha inizio nel 2000. Un chirurgo romano di fama internazionale e una sua assistente si innamorano: lui ha 76 anni, lei 35. Dopo due anni decidono di avere un figlio. Ma senza successo. Così scelgono di ricorrere all' inseminazione omologa. Anche in questo caso, però, niente da fare. Ma la donna un figlio lo vuole tanto, al punto da andare in Spagna, all' insaputa del coniuge (almeno secondo la difesa di lui) poiché in Italia l' inseminazione eterologa (con il seme di un donatore estraneo) non è legale. Resta incinta e nel 2003 nasce una bambina. La coppia è felice e tutto sembra andare per il meglio. Fino a quando lui, il presunto padre, non scopre di non poter avere figli: gli esami sul suo liquido seminale sono chiari. Parlano di "azospermia sopravvenuta". In pratica, l' età lo ha reso sterile. La scoperta distrugge la famiglia: il professore si separa dalla moglie e la cita in giudizio chiedendo di disconoscere la sua paternità sulla piccola, geneticamente non figlia sua. L' inseminazione artificiale eterologa, secondo il medico, non era stata concordata. La difesa della moglie, però, tra le carte del processo porta anche un documento in cui il marito accettava l' inseminazione in provetta omologa e, in caso di fallimento di questa, anche eterologa. Firma che l' uomo dice essere falsa, ma che il giudice ha probabilmente considerato vera: la sentenza del 2008 del Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, condanna il padre a riconoscere la bambina, nonostante la conclamata incapacità dell' uomo a procreare, e a pagare le spese legali dicendo che il chirurgo era favorevole all' inseminazione. Decisione contro cui l' anziano medico si è immediatamente appellato. La vicenda salta fuori solo ora, dopo che il figlio di primo letto del chirurgo, anche lui medico, di 41 anni, ha impugnato quella sentenza che ha scoperto solo in questi giorni. Decisione dettata, ovviamente, da motivi di eredità futura: il padre, infatti, è una persona molto facoltosa. E alla base della suo ricorso, curato dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona, l' idea che l' inseminazione eterologa sia un vero e proprio atto di tradimento, secondo l' uomo sufficientea ottenere il disconoscimento di quella sorellastra nata da una provetta che, però, non conteneva il liquido seminale di suo padre.

MARIA ELENA VINCENZI

domenica 7 febbraio 2010

Fecondazione assistita iniqua e anticostituzionale

Liberazione - 7 febbraio 2010

La Consulta ha già bocciato gli articoli su diagnosi genetica ed embrioni congelati

Pronti dieci ricorsi di coppie colpite da infertilità grave che chiedono alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla incostituzionalità dell’articolo 4, che vieta l’eterologa

La fecondazione medicalmente assistita, per come l’hanno voluta i fondamentalisti del centrodestra (ed anche qualcuno del centrosinistra) non ha diritto di cittadinanza in Italia.
La legge 40 è una vera schifezza, parola della Corte Costituzionale, che su iniziative di famiglie, coppie, medici, avvocati e associazioni, ha cancellato alcuni dei divieti più clamorosi e ingiusti. I giudici della Consulta ritengono incostituzionale ad esempio la diagnosi genetica, l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni, le norme sul loro congelamento.
Prossimo passaggio atteso: la dichiarazione di incostituzionalità anche dell’articolo che vieta la fecondazione eterologa, cioè il ricorso agli spermatozoi di un donatore terzo o agli ovociti di una donatrice terza, pena pesantissime sanzioni per quei genitori in pectore che a causa di malattie o malformazioni non possono dare o fecondare il seme omologo (omologo a che? omologato da chi?).

Se ci fosse un tale pronunciamento, da parte dei giudici della Consulta che si sono occupati di questa legge “esclusiva” e “punitiva”, saremmo di fronte alla cancellazione di fatto di una norma che ha fatto discutere e accapigliarsi in Parlamento - ma anche fuori dalle ovattate stanze in cui si decidono arbitrariamente le sorti anche più intime dei cittadini, chiamando in campo questioni filosofiche, etiche, religiose, ideologiche - e che alla fine, per la protervia della maggioranza di centrodestra e della parte più retriva della Chiesa cattolica, ha dato la stura al turismo a scopo di fecondazione artificiale e alle cosiddette rotte della fertilità, naturalmente solo per chi poteva e disponeva di risorse finanziarie in grado di ”pagare” un impianto all’estero, mentre alla gran parte delle famiglie e delle coppie italiane veniva negato il diritto al concepimento e alla procreazione assistita nelle strutture sanitarie nazionali, pubbliche e private.
Un business che in cinque anni ha riguardato 50 mila coppie e svariati milioni di euro esportati nelle cliniche di mezza Europa, dove una donazione di gameti va dai 4.000 euro di Cipro ai 10.000 della Spagna, secondo le cifre rese note, in un recente convegno tenuto ad Acireale, dal professor Nino Guglielmino, direttore di uno dei centri di alta specializzazione per la fecondazione assistita.
Adesso i medici, le associazioni e le coppie escluse dalla iniqua e anticostituzionale legge 40, stanno pensando ad una class action, supportati dal giudizio di fior di giuristi, degli scienziati
e degli esperti di diritto comunitario, perché solo in Italia c’è il divieto totale di fecondazione eterologa.
La campagna potrebbe partire in primavera e riguardare ad esempio decine di donne in menopausa precoce o uomini resi sterili da malattie, interventi o incidenti invalidanti.
«Vedo ogni giorno coppie discriminate perché non hanno i soldi per andare all’estero. Chi ha i soldi può pagarsi una clinica straniera e comprarsi un ovocita da un donatore terzo - ha detto
il professor Guglielmino - ma chi soldi non ne ha è costretto a rinunciare ad avere figli. Noi del Centro Hera di Catania facevamo centinaia di fecondazioni eterologhe, soprattutto maschili. Venivano da noi 800 copie all’anno. Poi abbiamo visto crescere quei bambini, amatissimi, perché la paternità e la maternità non sono legati solo alla genetica, ma all’amore e alla responsabilità».
I numeri del turismo della fecondazione fanno impressione: 25 mila coppie europee ogni anno si sposta per il concepimento assistito. Di queste, un terzo, circa 8 mila, sono coppie italiane. Soltanto l’82% delle coppie che si rivolgono ai centri stranieri sono regolarmente sposate. Vanno in Danimarca, Belgio, Francia, Svizzera, Grecia, Spagna, Slovenia e Repubblica Ceca.
Invece le coppie che si sono rivolte a strutture italiane sono state 43 mila nel 2005, 52 mila nel 2006, 55 mila nel 2007. Le gravidanze ottenute sono state 9.049 nel 2005, 10.608 nel 2006, 11.685 nel 2007. Il 45,7 per cento si è rivolto a strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale, mentre il 54,3 per cento si è rivolto alle circa 350 strutture private che operano sul territorio nazionale con soli interventi di fecondazione omologa.
L’avvocato Maria Paola Costantini, autrice in passato di molteplici ricorsi, alla fine di marzo ne presenterà uno, in dieci diversi tribunali italiani, per tutelare un gruppo di coppie che
chiedono di poter assoggettarsi alla fecondazione eterologa, unica possibilità per chi è colpito da forme di sterilità legate a malattie genetiche ed ereditarie.
«Sappiamo che non sarà una battaglia facile - ha dichiarato l’avvocato Costantini - perché il tema della fecondazione eterologa fa paura a molti, evoca lo spettro di mamme-nonne o altri eccessi. Invece le cinque coppie per le quali presenteremo ricorso hanno malattie serie, documentate».
Per quanto riguarda l’incostituzionalità, «le norme sulla fecondazione eterologa sono in contraddizione con l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza
tra coppie infertili ammesse alle cure perché possono produrre gameti e quelle con infertilità più gravi escluse dalle terapie», insiste l’avvocato Costantini, ma a ci sono anche altre difformità costituzionali, «come la negazione del diritto costituzionale di formarsi una famiglia», e infine, «se la legge 40 disciplina le eventuali conseguenze di una fecondazione eterologa, ad esempio vietando il disconoscimento di paternità, è evidente che il legislatore ha messo in conto il turismo procreativo, ovvero interventi fatti all’estero: un paradosso su cui si profila un’evidente discriminazione economica».

sabato 6 febbraio 2010

Troppi aborti spontanei e altrettante disillusioni

Repubblica — 06 febbraio 2010 pagina 23 sezione: CRONACA

«Per la legge non saremmo neppure sterili e quindi a lungo fuori dalla possibilità di usufruire della legge sulla fecondazione assistita. Perché in realtà incinta io ci rimango, quindi non posso essere definita sterile, ma per traslocazioni cromosomiche, non riesco mai a portare avanti una gravidanza. Vengo da anni duri, anni bui, segnati da mille tentativi. Dalla scoperta di essere incita, da qualche settimana colorata di speranza e poi, regolarmente, l' aborto, la fine delle illusioni», racconta Maria, 35 anni, sposata con Stefano, 38, decisa a portare la sua storia in un' aula perché cambi la legge. «Dopo le ultime sentenze la legge ci consente la diagnosi pre impianto, però le statistiche ci sono contro: dovremmo produrre almeno 12 embrioni per poter avere un figlio che nasca, qualche speranza di superare il quarto mese di gravidanza. E allora abbiamo detto basta: l' unica soluzione è l' eterologa, l' ovodonazione. E non mi importa che mio figlio o mia figlia mi somigli, che non abbia il mio naso o i miei occhi. Crescerà dentro di me per nove mesi, lo partorirò. E quello sarà mio figlio: perché l' ho cercato, voluto e cresciuto con amore».

c.p.