martedì 7 ottobre 2008

USA - Troppi gemelli dalla fecondazione in provetta

E' facile constatare quanto sia aumentato il numero di gemelli, e cio' dipende molto dalla fecondazione medicalmente assistita, che negli ultimi decenni ha conosciuto una forte crescita. Per avere maggiori possibilita' di successo, vengono impiantati nell'utero piu' embrioni, e cio' accresce l'eventualita' di parti gemellari o trigemini. Ora, una delle sfide della fecondazione in vitro (Fiv) consiste nel ridurre le gravidanze multiple, che sono piu' rischiose sia per la madre (ipertensione, diabete gestazionale, parto cesareo) sia per i neonati (prematurita'). Tra le soluzioni, c'e' quella d'impiantare embrioni un po' piu' maturi. La maggior parte degli embrioni che si trasferiscono nei trattamenti di FIV hanno tre giorni, ma se l'embrione e' buono e s'aspettano cinque giorni, quando giunge allo stato di blastocisti, le probabilita' di successo aumentano. Cosi' si puo' tentare un unico impianto ed eliminare il rischio di una gravidanza gemellare. Uno studio realizzato al Massachusetts General Hospital di Boston (Usa) rafforza l'idea di trasferire un unico embrione in fase di blastocisti. L'equipe dell'endocrinologo Aaron Styer ha dimostrato che la quota di gravidanze conseguite trasferendo una o due blastocisti e' praticamente uguale, e che il vantaggio di trasferirne una sola riduce il rischio di gravidanze multiple. L'unico problema e' che le blastocisti non si prestano a essere congelate, segnala Styer.

Aduc - 7 Ottobre 2008

domenica 5 ottobre 2008

Ogni anno sono 50 mila le coppie che si affidano alla provetta

Corriere della Sera - 5 ottobre 2008

L' infertilità colpisce il 20 per cento della popolazione italiana e ogni anno circa 50 mila coppie si rivolgono alle strutture che praticano la procreazione assistita. Oltre 30 mila ricorrono alla fecondazione in vitro e le rimanenti a tecniche più semplici quali l' inseminazione artificiale. Il 63 per cento sceglie una struttura pubblica o convenzionata e il 37 per cento si rivolge al privato. Dei 343 centri pubblici e privati in grado di offrire queste terapie, 202 praticano anche la fecondazione in vitro (gli altri solo l' inseminazione artificiale) e circa la metà sono privati. In numerose strutture è possibile sottoporsi alla fecondazione con ciclo spontaneo. «Tuttavia, - sottolinea il ginecologo Carlo Flamigni - i medici la fanno malvolentieri perché il monitoraggio iniziale è impegnativo e le probabilità di successo, soprattutto nelle donne più in là con gli anni, sono comunque ridotte». Nello studio di Schimberni, la percentuale di gravidanze per trattamento scende a 5,8 dopo i 40 anni. Quando è certificata l' infertilità, la fecondazione assistita è a carico del Servizio sanitario nazionale e i medici hanno l' obbligo di iniziare con le tecniche meno invasive (quali l' inseminazione artificiale) prima di passare alla fecondazione in vitro. Per le prestazioni si paga il ticket e, sommando le diverse fasi del trattamento, nelle strutture pubbliche o convenzionate, una Fivet preceduta da stimolazione costa in genere dai 200 ai 600 euro, ma con notevoli differenze a seconda della regione (in Piemonte si arriva a 1.000 euro). Nel privato per la stessa tecnica si spendono di solito fra i 3.000 e i 5.000 euro. Il ciclo spontaneo costa il 15-20 per cento in meno.

Fronte Margherita

Fecondazione assistita ma più naturale

Corriere della Sera - 5 ottobre 2008

Gravidanza se non funziona la stimolazione ovarica

I risultati del metodo del ciclo spontaneo
Alla donna viene solo iniettata gonadotropina corionica per favorire la maturazione del follicolo delle ovaie

Il dieci per cento delle donne che ricorrono alla procreazione assistita non risponde all' iniziale stimolazione ormonale e non produce quindi le cellule uovo necessarie alla fecondazione. E poiché la Legge 40 impedisce la donazione degli ovociti, resta loro solo l' alternativa del ciclo spontaneo. Il metodo non prevede la stimolazione: i medici individuano il momento dell' ovulazione naturale, prelevano la cellula uovo e procedono quindi alla fecondazione in vitro. L' efficacia della tecnica è stata valutata in uno studio pubblicato su Fertility and Sterility dal gruppo di Mauro Schimberni, ginecologo dell' ospedale Sant' Andrea di Roma. I risultati, ottenuti su quasi 300 donne, indicano che il 9,8 per cento dei trattamenti si conclude con una gravidanza, con percentuali di successo più elevate nelle under 35. Lo studio, effettuato in un centro privato romano, ha usato la Fivet come tecnica di fecondazione in vitro. Il dato è in linea con quelli ottenuti in passato da altri gruppi, «ma è sensibilmente più basso del 18,9 per cento di gravidanze per trattamento che si ottiene con la Fivet preceduta dalla stimolazione», dice Giulia Scaravelli, responsabile del Registro nazionale della procreazione assistita dell' Istituto superiore di sanità. «Va però tenuto presente che le donne che non rispondono agli ormoni non avrebbero altre possibilità» osserva Carlo Flamigni, professore di ginecologia all' università di Bologna. Il metodo del ciclo spontaneo prevede un monitoraggio del ciclo della donna, eseguito con ecografie e dosaggi ormonali. Quando l' ovulazione è vicina si somministra la gonadotropina corionica, che favorisce la maturazione del follicolo, e 34 ore dopo si procede al prelievo dell' ovocita. «Abbiamo meno successi rispetto alle tecniche tradizionali, perché possiamo prelevare un solo uovo alla volta e perché il ciclo femminile può avere irregolarità difficili da individuare», spiega Schimberni. I tentativi però possono essere ripetuti quante volte si vuole, perché non c' è il rischio degli effetti collaterali dovuti agli ormoni stimolanti. «La tecnica è una valida alternativa anche nei Paesi che permettono la donazione di ovociti, dato che consente alla donna di essere la madre genetica di suo figlio» dice Schimberni. «Inoltre, è particolarmente indicata per chi ha avuto un tumore al seno o ha gravi malattie del fegato. Per queste donne, infatti, i rischi della stimolazione ormonale sono maggiori». «Ma questo è vero solo per il trattamento in sé» ribatte Flamigni. «Il vero problema, per le donne che hanno malattie di quel tipo, è legato agli ormoni che si produrranno durante la gravidanza».
Fronte Margherita

venerdì 3 ottobre 2008

E' arrivata la cicogna ...


Il 19 agosto è nato Marco ... ben arrivato!

Congratulazioni a mamma e papà.

lunedì 29 settembre 2008

Fecondazione assistita: la legge 40 al banco degli imputati

Un’altra ordinanza l’accusa di violare la Costituzione. La Consulta ha fissato l’udienza pubblica il prossimo 4 novembre. L'intervista all'Avv. Maria Paola Costantini
di MONICA SOLDANO

A pochi giorni dalla partenza della prima settimana di campagna nazionale sui temi della prevenzione della salute riproduttiva, promossa dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero del Welfare, si riaccendono i riflettori sull’impianto della legge 40 e sulla sua costituzionalità.
Non più due, ma tre, le ordinanze dei tribunali, che partendo dall’esame su di un caso concreto, giungono alla stessa conclusione: la legge 40 non riga dritta, è chiaramente affetta dal virus dell’incostituzionalità. Attesi nelle prossime settimane nuovi provvedimenti in tal senso, dai tribunali di altre città italiane. Una pioggia di ricorsi a cui le principali associazioni di tutela delle coppie infertili stanno lavorando da mesi, incalzate dalle richieste pressanti di giustizia e legalità degli aspiranti genitori.
Cresce, così, il numero di casi e le relative carte che la Corte Costituzionale dovrà esaminare. La prima udienza pubblica è fissata per il prossimo 4 novembre sull’ordinanza di remissione sollevata dal TAR del Lazio, lo scorso gennaio, a meno che non si decida per riunire tutte e tre le ordinanze, come auspicato dagli avvocati delle associazioni e delle coppie.
Ieri, la notizia dell’ennesima, ma non ultima ordinanza, comunicata dalle associazioni Hera onlus di Catania e SoS Infertilità onlus di Milano, che hanno sostenuto il ricorso, questa volta di una coppia siciliana, “migrata” a Firenze, per poter usufruire delle tariffe convenzionate, stabilite dalla Regione Toscana, per i centri di fecondazione assistita, sia pubblici che privati. Una nuova ordinanza, dunque, ed ancora una volta dal Tribunale di Firenze, sulla base del ricorso di una coppia infertile e ad alto rischio genetico, con l’aspirante padre affetto da una forma di tumore, il retinoblastoma, trasmissibile al nascituro con una probabilità del 50%.
Una ordinanza dettagliata, che recupera tutte le precedenti osservazioni dei tribunali, ma che ha una sua specificità, interloquisce e cerca di parlare direttamente ai magistrati della Corte Costituzionale, come ci spiega l’avvocato Maria Paola Costantini, del Foro di Firenze, uno degli avvocati che ha curato la difesa della coppia siciliana.


Avv. Costantini, come valuta questa ordinanza e cosa c’è di nuovo, nell’ambito del ben più ampio “processo” alla legge 40?
In questo caso e, a differenza di quanto richiesto nei procedimenti precedenti da altre associazioni, noi siamo andati diritti sulla richiesta di una valutazione di incostituzionalità da proporre alla Corte. Ed il magistrato ci ha risposto, dopo una lettura molto approfondita sull’impianto generale della legge 40. Ha capito che, così com’ è congegnata, non lascia spazio ad alcuna interpretazione, ma presenta importanti rilievi di incostituzionalità.


Quali, ad esempio?
Tutte le violazioni del diritto alla salute della donna e di tutti i soggetti coinvolti, partono dall’art. 14, cioè dal divieto di congelare gli embrioni, ma soprattutto dall’obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti, fino ad un massimo di tre. Il magistrato, consapevole del fatto che la Corte non potrà cancellare la legge, ma che potrà pronunciarsi su singole istanze, compie lo sforzo di riscrivere l’art. 14, modificandone alcuni punti.


Una sorta di mediazione?
Forse si, ma sul piano tecnico-giuridico. Indica una strada. Ad esempio lascia invariati i primi due commi dell’art. 14 della legge 40, eccetto che in un punto, dove suggerisce di cancellare il limite esplicito di tre embrioni da produrre, di fatto. Così, ripristina il principio del “caso per caso”, in base alla valutazione clinica del medico e alla salute psico-fisica della donna. Il ragionamento è aiutato anche da un paradosso.


Quale?
Per come è scritto oggi l’articolo 14, è permesso posticipare il trasferimento degli embrioni in utero, e dunque congelare, se la madre ha la febbre, ma non se la madre può subire il trauma di un bambino affetto da un tumore maligno (il retinoblastoma), che le offrirebbe come unica alternativa l’aborto, in corso di gravidanza.


Ne va del diritto alla salute della donna e della dignità della persona, in base all’art. 32 comma 2?
Si, ma anche della violazione dell’articolo 2 della Costituzione, laddove conoscere le condizioni della salute del nascituro, potendolo fare con la diagnosi genetica, ad esempio, ha a che fare anche con la dignità, la libertà e l’uguaglianza della persona, ovvero con la rimozione degli ostacoli al suo pieno sviluppo.


E l’annoso dibattito sull’eugenetica?
Il magistrato di Firenze ne parla nell’ordinanza e discute di eugenetica, dimostrando che è fuori luogo utilizzarla, come argomento di accusa, soprattutto verso i genitori. Se, infatti, questi utilizzassero la metodica della diagnosi genetica, in via preventiva, per conoscere legittimamente lo stato di salute del nascituro, lo farebbero solo in nome di quella dignità e di quella libertà di cui abbiamo detto prima.


Sul divieto di riduzione embrionaria, in caso di gravidanza plurima, art. 14, comma 4, il giudice di Firenze dice qualcosa di originale, che cosa?
Evidenzia la poca chiarezza e forse la contraddittorietà vera e propria del ragionamento. Non si capisce, se sia una norma sull’interruzione volontaria di gravidanza, cioè che impedirebbe, ex post, dopo l’impianto, la riduzione embrionaria o se, come si evincerebbe dall’inciso, si debba collegare al divieto di congelamento, che viene vissuto dalla legge come un tentativo di ridurre il numero di embrioni prima dell’impianto. Le conseguenze potrebbero essere molto diverse. Ricordiamo, inoltre, che la legge 194 non potrebbe discriminare la sua operatività, in base alle modalità del concepimento, se spontaneo o assistito.


L’ultimo punto, ma sostanziale è la “irrevocabilità del consenso”, dopo il concepimento e prima del trasferimento degli embrioni, l’art. 6, per intenderci.
Qui le violazioni costituzionali sono palesi, lo aveva scritto anche la precedente ordinanza. E’ la prima volta che in una legge si nega valore al consenso nelle diverse fasi del trattamento sanitario.
Il magistrato chiarisce bene la premessa, ossia che ormai la fecondazione assistita fa parte di una prassi medica, è routine. Se, dunque, è tale perché le si costruisce attorno una disciplina che la ostacola nell’efficacia e nella tutela dell’integrità psicofisica del paziente? Basta dimostrare che di questo si tratta per farne conseguire che senza il consenso della donna, la violazione è certa.


Come procederà, secondo lei, la Corte Costituzionale?
La Consulta ha diverse facoltà, tra cui rinviare l’udienza attesa per il 4 novembre sulla sola ordinanza del Tar del Lazio e riunire tutte le ordinanze. Dal mio punto di vista, anche noi, gli avvocati delle coppie, dovremmo fare istanza per chiedere questa procedura. Stiamo valutando il da farsi.


Vita di Donna - 26 settembre 2008
http://www.vitadidonna.org/politica/laici/fecondazione-assistita-la-legge-40-al-banco-degli-imputati.html

domenica 28 settembre 2008

29 settembre - 4 ottobre 2008: Settimana di informazione e prevenzione della Fertilità-Infertilità

Campagna nazionale di informazione per la protezione della fertilità e la prevenzione dell'infertilità. L'inziativa è promossa dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, in collaborazione con i centri di PMA, le Società Scientifiche e le Associazioni dei pazienti. La campagna sarà presente su Repubblica Salute del 18 settembre, su Focus del 19 settembre, su Corriere Salute del 21 settembre, su Men's Health del 24 settembre, su Donna informa (allegato di Donna Moderna) del 25 settembre e sarà diffusa dalle Società di Medicina Generale entro il 22 settembre.

venerdì 26 settembre 2008