mercoledì 8 settembre 2010

Io, adolescente felice con una madre settantenne

Repubblica - 8 settembre 2010

Claudia, 15 anni, racconta la sua vita con una "madre-nonna". A 56 anni, già in menopausa, grazie all'ovodonazione si riaccende la speranza di concepire un bambino. "La differenza d'età non ha importanza. Conta l'amore"

"IO ho 15 anni, mia madre 73. Detto così sembra una follia ma dovreste vederla e viverle accanto tutti i giorni. A quel punto chiamarla mamma nonna vi suonerebbe ridicolo nonostante le rughe che non nasconde. Perché quella pigra e stanca in casa sono io, lei tiene in riga tutta la famiglia. Altro che nonna, noi la chiamiamo il carabiniere tanto ci fa filare e scomandazza tutti".

Claudia, un'adolescente dal sorriso aperto, gambe chilometriche e occhi chiari, ha i modi diretti di chi non ha paura della verità e sembra infischiarsene dei pregiudizi. Nel villino a due piani alle porte di Napoli, costruito dal padre con i risparmi di una vita da autotrasportatore, racconta la sua storia di straordinaria quotidianità. Nata da una tragedia familiare e dall'amore. Figlia della scienza e della forza di volontà di Maria, un metro e mezzo di grinta in sette decenni di volontà passati a faticare sempre, "perché a noi che abbiamo vissuto la guerra non ci ferma niente anche se non conosciamo i paroloni: io ho fatto solo la quinta elementare perché a dieci anni lavoravo come sarta per aiutare i miei fratelli, ma pur di stringere di nuovo tra le braccia un bambino dopo aver perso mio figlio, avrei fatto di tutto". Dopo settimane di polemiche nate sull'onda della gravidanza a 54 anni della rocker Gianna Nannini, interventi dotti e opinionisti lasciano il posto all'esperienza, alle parole di chi una mamma-nonna ce l'ha davanti e di chi una figlia - nipote se la cresce tutti i giorni. "Senza voler insegnare niente a nessuno, perché ognuno fa come crede, come giudica e come può. Io non avrei potuto fare diversamente, l'ho voluta a tutti costi dopo che era morto nostro figlio Claudio a 19 anni per un incidente". Accanto ha il marito Antonio, coetaneo che assomiglia ad Antony Quinn e che la guarda con affetto mentre ricorda quegli anni bui, quando voleva solo morire perché vivere senza il suo ragazzo non aveva senso per lei e sperare in un nuovo bebè era pura fantascienza.

Tutto per Maria cambia quando ormai di anni ne ha 56 e di speranze nemmeno una. Un'amica legge sul giornale la notizia che le cambia la vita: c'è infatti scritto che si può diventare madri anche in menopausa grazie alla ovodonazione. È il 1994, non c'è legge sulla fecondazione assistita, l'inseminazione eterologa in Italia è permessa mentre oggi migliaia di giovani coppie malate o sterili vanno all'estero per avere un figlio, un bambino sano.
"Non ho capito esattamente come sarebbe successo, me lo hanno spiegato i professori ma non mi interessava la tecnica, io sapevo solo che volevo un figlio e per averlo ero pronta a tutto. Ho fatto gli esami, ero sana come un pesce e quindi adatta. Ho preso ormoni e tutto quello che mi hanno detto ubbidiente come un soldato. E quando dopo due anni al terzo tentativo, alla terza inseminazione è nata la piccolina non ci potevamo credere. Era bella, era viva, era nostra".

Solo gioia, nessuna remora, nessun dubbio per la differenza di età, nessun rimorso per il futuro di una bambina dai genitori anziani anche se circondati da parenti e amici. "Mentre cercavo di rimanere incinta non ho mai pensato che poi avrebbe avuto una mamma o un papà vecchi, mi sentivo dentro la forza, l'energia, la voglia di crescerla. E così è stato. Io sono una combattiva e non mollo, la faccio filare. Non sono una nonna che vizia, che intenerita lascia correre. Sono una mamma che le sta dietro, affettuosa ma anche severa".

A Maria non importa che sua figlia sia nata dall'ovulo di un'altra donna, che geneticamente non abbia nulla di lei, che non le somigli. È grata a quella sconosciuta che ha reso possibile il suo sogno ma non vuole terzi incomodi, non ci sono fantasmi in questa famiglia. "Claudia come carattere e fisico è tutta suo padre, ma la madre sono io. I figli sono di chi li cresce e li ama", taglia corto. Di chi li ama e li fa rigare dritto aggiunge Claudia visto che per lei di discoteche neanche a parlarne, il pomeriggio si esce con gli amici, tutti sottoposti al vaglio e al piglio dei genitori, ma alle otto a casa per cena che domani si va a scuola.

Claudia guarda la madre e ride, quando Maria parte in quarta non la ferma nessuno. "È solare e irrefrenabile, forse un po' ossessiva perché mi ripete le cose mille volte, ma quando parlo con le mie amiche che hanno mamme molto più giovani mi accorgo che hanno a volte più problemi loro di me. Ci discutono meno con i genitori, si sentono incomprese. Con mamma abbiamo la stessa allegria, la stessa fiducia negli altri, forse siamo un po' ingenue. La differenza è che lei è energia concentrata e io sono pigra: lei si alza alle sei, spiccia casa, pulisce tutto da sola e poi mi sveglia per mandarmi a scuola. Sono la prima della classe e per lei, che avrebbe voluto ma non ha potuto studiare, questa è una bella soddisfazione".

Claudia sa tutto di come è nata e non sembra crearle problemi. "Mamma ha cominciato a spiegarmi le cose da quando ero piccolissima. Mi diceva che voleva tanto un figlio, che era troppo vecchia per averne da sola e così ha chiesto aiuto al professor Antinori perché nascessi io. Poi col passare degli anni, mentre crescevo ed ero in grado di capire meglio una cosa così complicata, mi ha raccontato i dettagli". Che lei, ora teenager del nuovo secolo, spiega con la stessa facilità e naturalezza con cui le nuove generazioni maneggiano i computer. Ovuli, donazione, gameti, inseminazione artificiale sono per Claudia parole di uso comune, al massimo sinonimi di un desiderio di maternità forte e trasparente che l'ha portata qui. "Perché non ci sono mai stati segreti in casa, non sono cresciuta con la sensazione di essere una figlia diversa ma solo molto desiderata. Tutto chiaro, alla luce del sole, detto. Ecco, le cose nascoste o non dette fanno più paura, ti lasciano addosso una sensazione di malessere e vergogna perché non capisci, non sai, ti senti come sulle sabbie mobili".

Non è il suo caso e così quando alle elementari si trova davanti a scuola con le compagne dalle mamme ben più giovani e stupite per quella signora anziana che la tiene per mano, non ha tentennamenti. "Nessuna vergogna. Io spiegavo tutto, tutta la storia. Non mi importava cosa pensavano né mi importa ora. I miei amici più cari sanno come sono nata, gliel'ho raccontato io e ormai non se ne parla più, è un dato di fatto: io sono io e lei è mia madre, tutto qui. Non siamo fenomeni da baraccone, ma una famiglia normale con due genitori un po' più vecchi del solito che mi hanno cresciuto nei valori tradizionali, insegnandomi l'educazione e il rispetto".

E quando ha letto della Nannini ha pensato che è persino più giovane di quando sua madre è rimasta incinta. "Non ha un marito? Beh sono tanti quelli che poi un padre vero che si occupa di loro tutti i giorni non ce l'hanno. Se lei la sente, se può dargli affetto va tutto bene. Se non riuscissi ad avere figli con mio marito chiederei anch'io aiuto alla scienza, all'inseminazione".

Genitori biologici, codice genetico, Claudia sa bene cosa significhino ma nel suo quotidiano di affetti tessuti tra passato e presente, tra una famiglia allargata di zii e nipoti, con la foto del fratello mai conosciuto sul comodino, accanto al poster di Avril Lavigne e alla collezione di smalti dai mille colori, sembrano parole lontane.

"Non sono curiosa di chi sia o come sia fatta la donna che ha donato anonimamente l'ovulo. Io di fisico assomiglio tutta a papà e una cosa è certa: io non ho due mamme. La mia mamma è una sola, Maria, perché è lei che mi ha voluto a tutti i costi, che mi ha portato in pancia nove mesi rischiando la vita, è lei quella che mi sveglia, mi fa ridere e mi sgrida. Quella che c'è sempre quando ho bisogno. Mamma è quella che mi prende in giro e quando chiedo ancora coccole mi rimbalza. Sei grande, cercati un fidanzato e fattele fare da lui, mi dice".

CATERINA PASOLINI

giovedì 12 agosto 2010

SVIZZERA - Fecondazione, e' in estate che parte la voglia di diventare genitori

La voglia di diventare genitori non va in vacanza. Anzi, i mesi estivi sono quelli durante i quali le coppie con problemi di infertilita' iniziano a pianificare una gravidanza. Tanto che piu' di una coppia su quattro si rivolge ai centri di procreazione medicalmente assistita proprio tra giugno e luglio. Secondo i dati di ProCrea, centro internazionale di medicina della riproduzione con sede a Lugano (Svizzera), sempre piu' coppie avviano il loro percorso proprio nei mesi estivi.
"I primi contatti dai quali scaturisce il primo colloquio avvengono sempre piu' spesso in estate - spiega Luca Jelmoni, direttore di ProCrea - un periodo nel quale le coppie solitamente si sentono piu' tranquille e hanno anche maggiore disponibilita' di tempo". E l'effetto si vede non solo nel numero di colloqui fatti subito dopo le vacanze, oltre il 20% a settembre o ottobre, ma anche nei periodi in cui vengono fatti i trattamenti.
"Piu' della meta' sono concentrati nel periodo autunnale e in quello primaverile - prosegue Jelmoni - segno che i primi contatti e i primi colloqui sono stati fatti in estate, oppure in inverno, prevalentemente nel periodo natalizio".
Con i ritmi di lavoro che tendono a rallentare, ma anche grazie a una predisposizione mentale che facilita la riflessione e la programmazione del futuro, i temi della maternita' e della paternita' sono affrontati anche con maggiore serenita'.
"Non sempre, infatti, e' spontanea una riflessione sulla propria salute riproduttiva - prosegue il direttore di ProCrea - Sono temi problematici e delicati che talvolta ingenerano sfiducia e sconforto, incapacita' di guardare serenamente al proprio futuro e ai propri desideri. E quindi incapacita' per una coppia infertile, ovvero che non ha trovato una gravidanza dopo due anni di rapporti non protetti, di cercare una soluzione".
"Noi - evidenzia l'esperto - puntiamo a programmare il primo colloquio gia' a distanza di pochi giorni dal primo contatto, mettendo a disposizione delle coppie anche la giornata del sabato".
I dati testimoniano la tendenza di iniziare a 'cercare' un bebe' d'estate o durante le vacanze dal lavoro: nei soli mesi di giugno, luglio e dicembre del 2009 si e' concentrato circa il 35% di tutti i primi contatti fatti al centro ProCrea di Lugano.
Piu' di tre coppie su dieci hanno quindi deciso di intraprendere il cammino della procreazione assistita nei periodi di ferie. Questa tendenza, che e' andata rafforzandosi negli ultimi anni, afferma l'estate non solo come periodo prediletto per le vacanze, ma anche come momento privilegiato per fare delle scelte di vita. "E dopo il periodo di relax delle ferie, le coppie hanno anche maggior forza e serenita' nell'intraprendere la strada della fecondazione assistita", conclude Jelmoni.


Aduc - 12 agosto 2010

lunedì 2 agosto 2010

Fecondazione assistita contestata. Le mamme si organizzano sul web

Corriere del Veneto - 2 agosto 2010

Il sito per chi si oppone alla riscossione chiesta dall’Azienda ospedaliera

PADOVA - Una class-action, o qualcosa che le assomiglia molto. Tutto, ovviamente, on line sul sito www.sosinformazioni.it. L’idea nasce dopo l’annuncio fatto dai vertici dell’Azienda Ospedaliera di Padova di una richiesta di pagamento indirizzata a 900 pazienti. Chiamate a saldare il conto per le fecondazioni assistite effettuate tra il 2003 e il 2010. Ad avere l’idea di portare il caso su internet dedicandogli un sito, è stata una delle pazienti a cui era indirizzata la lettera dell’ospedale e che, come le altre protagoniste di questa vicenda, non ha nessuna intenzione di aprire il portafoglio e sborsare un solo euro, affidandosi se necessario al legale Luigi Siciliano.

La pagina web, come primo obiettivo, ha quello di voler fare chiarezza sulla vicenda ormai nota come «caso Padova»: con l’Azienda Ospedaliera che si trova in rosso di un milione di euro per i mancati pagamenti e per sanare il debito punta alla riscossione delle tariffe delle prestazioni di Fivet ed Icsi (due tecniche di procreazione medicalmente assistita dal costo rispettivo di 400 e 700 euro ciascuna) effettuate a partire dal 2003. Ma non si tratta solo un sito informativo. Perché all’indirizzo www.sosinformazioni.it si possono trovare anche consulenze. L’avvocato Siciliano, per nome e per conto di alcune pazienti, ha anche inviato alla Direzione Sanitaria di Padova e alla Regione Veneto una richiesta di chiarimento sulla fondatezza delle notizie di risarcimento avanzata dalla Struttura Ospedaliera e se così fosse — annuncia il sito — si darebbe il via ad una serie di azioni legali «per respingere tali richieste, a tutela delle pazienti stesse». All’indirizzo, oltre all’analisi esaustiva del caso Padova, le pazienti potranno avere la possibilità di entrare in contatto con il ginecologo Renzo Poli, che risponderà a quanti volessero intraprendere il percorso della fecondazione assistita con un supporto medico e psicologico.

Nicola Munaro

mercoledì 28 luglio 2010

Ospedale di Padova: in partenza gli avvisi di pagamento a 900 donne

Il mattino di Padova — 28 luglio 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

La vicenda Fivet e Icsi, un milione di prestazioni di fecondazione assistita erogate e mai pagate, ora corre su due binari ben distinti: l’azienda ospedaliera, pronta a far salire sul banco degli imputati coloro che avevano il compito di far pagare le prestazioni, si muove anche per recuperare il denaro mai incassato. Sul tavolo del direttore generale Adriano Cestrone da un lato novecento lettere destinate ad altrettante pazienti in cui si chiede loro di pagare la prestazione ricevuta e non ancora saldata, dall’altro le controdeduzioni presentate ieri mattina da Guido Ambrosini, responsabile dell’Unità operativa semplice di Fisiopatologia della Riproduzione, centro in cui vengono effettuate sia le Fivet che le Icsi. Nelle poche pagine recapitate in direzione la difesa del ginecologo dalla pesante accusa di «gravi inadempienze nei doveri d’ufficio», che potrebbe costargli sospensione e allontanamento dall’azienda. Dopo l’analisi dei documenti da parte della direzione sanitaria, il plico potrebbe finire nella mani del comitato dei Garanti. Tra lettere e difesa il neonato comitato di donne che non hanno alcuna intenzione di pagare la fecondazione medicalmente assistita effettuata in via Giustiniani. La proposta? Un mega ricorso contro l’azienda ospedaliera. Anima della battaglia Daniela Tosato, madre di una splendida bimba venuta alla luce dopo un trattamento di fecondazione assistita nel centro di Guido Ambrosini: «Lancio un appello a tutte le donne che hanno eseguito queste cure, ma anche a tutti coloro che vorranno sostenerci in questa battaglia etica e morale sul libero accesso alle cure di procreazione assistita. Perché queste cure vengono ritenute non indispensabili? Perché si vuole considerare la volontà di avere figli e costruire una famiglia una prestazione non essenziale, al pari di un intervento di chirurgia estetica?». Daniela ha pensato a tutto: dall’indirizzo mail (dani.tosato@virgilio.it) al telefono (349.3982386). «L’invito è quello di mettersi in contatto con noi», continua «mi rivolgo a tutte le donne che hanno eseguito queste cure, che hanno già pagato di tasca propria sia in termini economici che psicofisici».


Fabiana Pesci

venerdì 23 luglio 2010

Fecondazione assistita, giudice Bologna: si' a diagnosi preimpianto

Il Tribunale di Bologna, con tre ordinanze depositate tutte il 19 luglio scorso ha accolto la richiesta di tre coppie siciliane di accedere alla diagnosi pre-impianto. Ne da' notizia l'Istituto di biologia della riproduzione Hera. Due delle coppie siciliane - sostenute da Hera e dal collegio di difesa composto dalla prof.ssa Marilisa D'Amico e dagli avvocati Maria Paola Costantini, Sebastiano Papandrea, Massimo Clara e Ileana Alesso - avevano problemi gravi di Beta-talassemia con storie dolorose. La terza coppia aveva gia' vissuto il trauma di ripetuti aborti spontanei e conseguenti raschiamenti a seguito di traslocazione cromosomica. Per questo si erano rivolte al Sismer di Bologna che aveva accertato le condizioni cliniche ma rifiutato per l'incertezza sulla possibilita' di effettuare la diagnosi pre-impianto e soprattutto per il fatto che avrebbero dovuto limitarsi a creare solo tre embrioni e trasferirli tutti nell'utero materno a prescindere dalle condizioni della donna e dei rischi che ne potevano conseguire. "Il giudice di Bologna fuga cosi' tutti i dubbi del sottosegretario alla Salute, Eugenia (Roccella) e del ministro Sacconi, che, pur di fronte al chiaro pronunciamento della Corte Costituzionale, si sono ostinati a perseguire una tenace opera di disinformazione nel chiaro intento di non applicare quanto disposto dalla Consulta".

Aduc - 23 luglio 2010

giovedì 22 luglio 2010

SPAGNA - Embrioni sovrannumerari dati in adozione senza consenso coppie

Centinaia di embrioni di coppie inglesi, ma anche di altri paesi, sono stati donati da una clinica spagnola per la fertilita' ad altre coppie senza il consenso dei genitori biologici. Lo afferma un articolo del Daily Telegraph, secondo cui la clinica decide autonomamente il destino degli embrioni in sovrannumero se i genitori non esprimono una preferenza.
Secondo l'articolo l'Institut Marques, poco fuori Barcellona, ha varato il suo programma di adozione degli embrioni nel 2004.
Alle coppie che si sottopongono a procedure di fecondazione assistita nel centro viene chiesto cosa fare degli embrioni in sovrannumero, e fra le opzioni c'e' anche quella di darli in adozione ad altre coppie. In caso non ci sia nessuna risposta, l'ospedale decide autonomamente di 'assegnare' gli embrioni ad altre coppie, cercando di sceglierle geograficamente distanti dai donatori per evitare che due fratelli si incontrino. Su 317 coppie britanniche curate dall'istituto ben 114 non hanno espresso preferenze, mentre 26 hanno accettato l'adozione. In tutto, afferma la clinica, 460 bambini sono nati con il programma di adozione.
'Anche se offriamo alle coppie ogni possibile soluzione per gli embrioni, dalla distruzione alla donazione a scopo di ricerca - spiega Marisa Lpez-Teijn, che ha elaborato il programma - ci troviamo comunque con centinaia di embrioni 'orfani', e vogliamo dar loro la possibilita' di diventare bambini'.


Aduc - 22 luglio 2010