giovedì 8 gennaio 2009

ROMA - CONVEGNO "LEGGE 40 E TURISMO RIPRODUTTIVO: VALE ANCORA LA PENA?"


Lunedì 12 gennaio 2009 ore 08.30 e martedì 13 gennaio 2009 ore 09.00
Roma - Palazzo Marini, Sala delle Colonne, via Poli 19

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Cari amici,
sono ormai passati 4 anni dall’applicazione della
Legge 40 e ci sembra sia arrivata l’ora di tirare le
somme di un discorso che, fin dalla sua nascita, ha
coinvolto il mondo politico, culturale e scientifico
italiano e straniero. Dall’esigenza di un’analisi
dettagliata e soprattutto di una valutazione seria e
scientifica di questi anni, nasce l’idea di questo primo
incontro-dibattito in cui coinvolgere non solo gli
addetti ai lavori e nello specifico ginecologi, andrologi
e biologi, ma anche politici, opinionisti ed uomini di
cultura. Questo è un campo, infatti, particolarmente
delicato, di interesse trasversale, che prescinde perciò
da freddi schieramenti e semplici etichette. Ci sono
molti interrogativi ancora in cerca di risposte chiare.
Il congelamento di ovociti offre le stesse possibilità
del congelamento di embrioni?
I tassi di successo delle due metodiche, in termini di
gravidanze, sono sovrapponibili? Le donne italiane
hanno le stesse chances di quelle di altri paesi europei?
Il turismo riproduttivo ha ancora ragione di esistere?
Il nostro progetto è quello di provare a rispondere a
queste domande facendo appello a ciò che ognuno
di noi sa fare, riunendo ad un unico tavolo tecnicismo,
scienza e coscienza, con l’entusiasmo di cui siamo
capaci, nel tentativo ambizioso di analizzare cosa è
stato fatto, ma soprattutto di valutare e tracciare un
itinerario di quello che c’è ancora da fare…

On. Antonio Palagiano - Idv

mercoledì 7 gennaio 2009

Non lasciamo morire quegli embrioni orfani


Il Riformista - 7 gennaio 2008

«Embrioni abbandonati, nessun trasferimento - Costoso portarli a Milano e mancano i permessi»

Corriere della Sera - 6 gennaio 2008 - pagina 23

ROMA - «Troppo caro il trasferimento a Milano. L' operazione è ferma e chissà se potrà mai essere attuata». Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella fa chiarezza sul «pasticcio» denunciato dal Corriere della Sera relativo agli embrioni sovrannumerari, abbandonati nei congelatori dei centri italiani di fecondazione artificiale. Circa 2.500 quelli per i quali esiste la dichiarazione di rinuncia dei genitori. Altrettanti, invece, quelli di cui non si rintracciano i legittimi proprietari. E la banca creata appositamente all' ospedale Maggiore di Milano per riunire in un unico centro tutti i frutti del concepimento rimasti orfani, costata circa 450 mila euro, resta vuota. «Per portare gli embrioni servirebbe almeno la stessa cifra, che non c' è - spiega Roccella. Poi c' è il problema giuridico degli embrioni che non possono essere spostati perché manca l' autorizzazione delle coppie. Nessuno si vuole prendere responsabilità».

De Bac Margherita

martedì 6 gennaio 2009

Il pasticcio degli embrioni - La biobanca c' è ma non apre

Corriere della Sera - 5 gennaio 2008 - Pagina 24

Più di 2.500 organismi orfani bloccati in tutta Italia.
La radicale Donatella Poretti: operazione faraonica stoppata.
Perché non usarli per la ricerca o lasciarli morire?

ROMA - La casa è pronta e funzionante dal 2005. Ma è vuota perché gli «inquilini» che avrebbe dovuto ospitare non sono ancora stati trasferiti. Una casa molto speciale. E' la biobanca degli embrioni orfani, cioè congelati e abbandonati con tanto di dichiarazione scritta dalle rispettive coppie infertili da cui sono stati generati. Circa 2.500 secondo i dati che vengono riportati nell' ultima relazione al Parlamento sulla legge della procreazione medicalmente assistita. Proprio in virtù di queste norme meglio specificate in un successivo decreto del 4 agosto del 2004 (il ministro della Salute era Girolamo Sirchia) gli embrioni cosiddetti «sovrannumerari» (creati prima del 2004 quando ancora non c' erano limiti sul numero di ovociti da fecondare), conservati nei centri italiani avrebbero dovuto essere depositati tutti insieme in un' unica sede. Una cella creata apposta all' ospedale Maggiore di Milano, in attesa che il governo decidesse la loro sorte. A distanza di quasi cinque anni però nessuno di loro si trova nel nuovo domicilio. Eppure la casa è costata fior di quattrini. Poco più di 230 mila euro per l' allestimento dell' ambiente criobiologico, dotato di 6 contenitori di azoto liquido, oltre a 96 mila euro per acquisto di materiale e software e 74 mila per il personale. A questi si aggiungono i 50 mila euro assegnati all' Istituto superiore di sanità per il censimento. Gli embrioni orfani sono 2.527 per l' esattezza. Ma altrettanti sarebbero quelli abbandonati. I loro genitori non si trovano più, non hanno risposto alle lettere di sollecito inviate dai centri. Forse sono riusciti ad avere un figlio grazie alla provetta e non hanno più bisogno dei frutti del concepimento in eccesso lasciati nel congelatore. Oppure si sono separati e non vogliono più saperne del passato. Uno dei tanti pasticci all' italiana con relativo sperpero di denaro pubblico. «La verità è che nessuno vuole metterci mano - accusa la senatrice Donatella Poretti, radicale eletta nel Pd. Riaprire la questione e rispettare le indicazioni della legge significherebbe ammettere l' assurdità di tutta l' operazione. Diciamo la verità. Questi embrioni scottano perché una volta trasferiti si dovrebbe decidere cosa farne. Donarli alla ricerca, strada seguita da tutti gli altri Paesi? Cederli in adozione a coppie sterili? Oppure lasciarli lì congelati in attesa che muoiano, dunque senza prendersene carico?». Se ne discuterà lunedì prossimo al convegno «Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la pena?» organizzato dall' Idv, interventi in apertura di Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. «Noi siamo dell' idea che bisognerebbe scegliere la strada dell' adozione anche se la legge 40 la renderebbe impraticabile perché vieta le tecniche eterologhe - dice Antonio Palagiano, ginecologo, capogruppo dell' Idv in commissione Affari sociali della Camera. Il nostro partito sta lavorando su una proposta di legge. Parliamoci chiaro. Questi embrioni sono destinati a spegnersi in un tot numero di anni. Forse non più del 20% risulterebbero ancora impiantabili e capaci di svilupparsi. Tanto vale utilizzarli affidandoli a coppie che non hanno altre possibilità». La Poretti, intanto, ha presentato un' interrogazione parlamentare «sull' operazione faraonica per la quale sono stati stanziati e spesi soldi pubblici». Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha risposto che «il censimento non è terminato» e che dunque nell' attesa «il trasferimento non può avere luogo perché devono essere previsti ulteriori stanziamenti calcolabili solo al termine dell' operazione». «Balle, la conta è terminata» insiste la parlamentare. Paolo Rebulla, direttore del Centro di risorse biologiche dell' ospedale Maggiore, allarga le braccia: «Aspettiamo istruzioni dal ministero. Noi siamo pronti. La banca è stata inaugurata. Non abbiamo avuto più notizie».

De Bac Margherita

lunedì 5 gennaio 2009

Il testamento biologico e l' ondata neoguelfa

Repubblica — 03 gennaio 2009 pagina 1

Era il dicembre 1967 quando il chirurgo Christian Barnard si trovò di fronte una giovane donna vittima di un grave incidente, nel quale aveva riportato un grave trauma encefalico. Non era morta, ma Christian Barnard, decise di certificarne la «morte imminente». Solo così poté procedere all' espianto del cuore ancora battente per trapiantarlo in un paziente cardiopatico ricoverato nello stesso ospedale. Aveva inizio una nuova epoca per la medicina, l' epoca dei trapianti. Solo l' anno successivo, nell' agosto del 1968, un rapporto della Harvard Medical School definirà il coma irreversibile come nuovo criterio di certificazione della morte. E' la definizione di morte ormai dovunque accettata. Era il 1978 quando vide la luce, in Inghilterra, Louise Brown il primo essere umano concepito, anziché in utero, in provetta. Oggi ha più di trent' anni e un figlio, Cameron, di diciotto mesi. Non sappiamo quanti sono oggi nel mondo i "bambini della provetta", certamente molte decine e decine di migliaia. E, dopo i "bambini della provetta" sono stati messi a punto, con la fecondazione assistita, altri sistemi e metodi, fino allora inconcepibili, di gravidanza e maternità. Fino al 1968 insomma si veniva dichiarati morti solo quando il cuore cessava di battere. Fino al 1978 i bambini venivano concepiti, nel matrimonio (o fuori del matrimonio) solo in virtù di un rapporto sessuale tra un uomo e una donna. Sono passati, da allora solo quarant' anni, pochi nella vita di una persona, quasi nulla nella storia dell' umanità. Ma le due date possono essere ricordate come l' inizio di una storia nuova per l' umanità, una storia di cui ci è difficile immaginare oggi tutti i possibili sviluppi. La nascita e la morte, per dirla con un recente intervento di Aldo Schiavone, «stanno svanendo come eventi "naturali" e si stanno trasformando in eventi "artificiali", dominati dalla cultura e dalla tecnica». E, come tali, ci propongono nuovi problemi e interrogativi, scientifici e morali. C' è chi saluta questo intervento della scienze e della tecnica come uno straordinario progresso, un annuncio di benessere e persino di felicità, c' è chi di fronte a questa pervasività della scienza e della tecnica si ritrae spaventato o inorridito. C' è chi ancora oggi è contrario alla pratica degli espianti, che infatti deve essere esplicitamente prevista dal paziente o autorizzata dai parenti. C' è la donna che, per avere un figlio è disposta a sottoporsi ad una serie di procedimenti e pratiche mediche spesso dolorose e sempre invasive, e quella che preferisce rinunciare ad una maternità biologica e scegliere, invece, la strada dell' adozione. Di tutto questo, delle possibilità che ci vengono offerte dalla medicina e dalla ricerca scientifica ancora in corso, non solo si può, ma si deve poter discutere. E si discute infatti, in tutti i paesi prima di giungere a soluzioni legislativa. E' bene discuterne anche nel nostro paese senza preconcetti e chiusure. Senza arroganze né faziosità. Ma, soprattutto, senza timidezze o subalternità nei confronti delle gerarchie, quasi si ritenesse la Chiesa Cattolica l' unica o la più autorevole depositaria di quei principi etici di cui tutti riconosciamo l' importanza e la necessità ma che non tutti decliniamo nello stesso modo. Basti ricordare a questo proposito il caso di Eluana Englaro, che ci propone in maniera drammatica, un quesito, quello della disponibilità della vita, anche della propria, sul quale la Chiesa appare assolutamente intransigente, ma che è già stato risolto in modo diverso non solo nella coscienza del padre della fanciulla (e nella opinione della maggioranza degli italiani, stando ai più recenti sondaggi), ma anche da una serie di sentenze dei tribunali italiani. Com' è possibile che la esecuzione di queste sentenze venga impedita dalla opinione di un pur autorevole vescovo? La questione della disponibilità della propria vita è delicata e controversa. La Chiesa cattolica vi si oppone fermamente. Ma il tema viene affrontato in modo diverso da autorevoli pensatori cattolici, come Vittorio Possenti, che recentemente sosteneva che «sul piano razionale il criterio di una indisponibilità della propria vita non è fondato». Ieri su queste pagine Luca e Francesco Cavalli Sforza hanno proposto di sottoporre a referendum popolare l' ipotesi del cosiddetto "testamento biologico", il diritto di ognuno di noi di decidere se e fino a quando essere tenuto in vita artificialmente. Il caso di Eluana Englaro ha aperto drammaticamente il dibattito su questo tema: se ognuno di noi può decidere quali cure accettare e quali rifiutare. La questione in realtà dovrebbe considerarsi già risolta in virtù dell' art. 32 della nostra Costituzione che afferma che nessuno può essere obbligato a un qualsivoglia trattamento sanitario. La nostra vita ci appartiene, dunque, siamo noi che ne disponiamo. Il rifiuto delle cure, secondo la nostra Costituzione, è legittimo anche quando dovesse comportare la morte del soggetto. L' ultimo caso si è verificato, come tutti ricordiamo, solo qualche giorno fa, quando una paziente gravemente ustionata e ricoverata in ospedale ha rifiutato l' amputazione di una gamba, pur sapendo che questo rifiuto ne avrebbe provocato la morte. I medici, dopo averla interpellata e informata delle conseguenze della sua decisione, si sono limitati a rispettarne la volontà, liberamente e ripetutamente espressa. Si tratta certamente di una materia delicata, che sarà presto presa in esame dal Senato, dove già sono state presentate in tema di testamento biologico o disposizioni di fine vita, numerose proposte di legge. A differenza di Schiavone però, io non ho percepito finora nessun vero, serio, segnale di disponibilità in questa materia da parte delle gerarchie. E mi chiedo anche perché nel nostro paese, e solo nel nostro paese, l' attività del legislatore debba essere condizionata in ultima istanza dal giudizio del Vaticano. Si parla meno, ma anche questa materia andrebbe meglio approfondita, della zona grigia che attiene al diritto della donna al controllo della sessualità e della maternità. Anche qui c' è un costante, tenace intervento delle gerarchie. C' è stato nel corso del dibattito sulla legge 40 sulla fecondazione assistita. Ma molte norme di quella legge, in particolare quella che obbliga all' impianto in utero di tutti gli embrioni prodotti e quella che vieta l' esame preimpianto sono state giudicate illegittime da molti nostri Tribunali su ricorso di coppie affette da malattie trasmissibili. Queste sentenze tuttavia non sono state sufficienti per consigliare una revisione di quelle norme di legge. E che non poche coppie affette da gravi malattie trasmissibili, preferiscono "emigrare" in altri paesi europei e lì procedere alla fecondazione assistita. (Paradossi della nostra storia: una volta, prima del 1978 si emigrava per poter abortire, oggi si emigra per avere un figlio esente da gravi malattie). E ancora: è di questi giorni la feroce opposizione del sottosegretario Eugenia Roccella alla introduzione in Italia della pillola RU486, che consente il cosiddetto "aborto farmacologico". Anche qui, in materia di aborto e maternità, la scienza propone e la Chiesa si oppone. Ed anche in questa materia non registro finora, a differenza di Aldo Schiavone, nessuna nuova disponibilità della Chiesa. Ma vedo invece avanzare, anche per le incertezze e le debolezze della cultura laica, una pericolosa "ondata neoguelfa".


MIRIAM MAFAI

domenica 4 gennaio 2009

FRANCIA - Fecondazione, si' all'esame preimpianto per forme ereditarie di cancro

E' possibile, in Francia, effettuare la selezione di embrioni per la diagnosi preimpianto (Dpi) per alcuni tumori. Lo ha detto l'Agenzia per la biomedicina, a seguito della nascita, in Gran Bretagna, del primo bambino non portatore del gene che favorisce il cancro al seno grazie alla Dpi. Un caso che sarebbe stato possibile anche in Francia, spiega l'Agenzia.
L'applicazione della Legge di bioetica del 6 agosto 2004 indica che la Dpi e' riservata alla coppie con "una forte probabilita' di far nascere un bambino affetto da una malattia genetica di particolare gravita', riconosciuta come incurabile al momento della diagnosi". E' invece esclusa per "forme ereditarie di cancro a evoluzione tardiva". Le legislazioni sulla Dpi sono simili in Francia e Gran Bretagna, solo che al di la' della Manica la decisione spetta a una commissione, mentre al di qua la diagnosi e' autorizzata "dal momento in cui un centro pluridisciplinare valuta la malattia grave ed ereditaria".

Aduc - 3 gennaio 2008