lunedì 30 giugno 2008

Gb, bebè non avrà il cancro al seno grazie alla diagnosi in provetta

La Repubblica - 30 giugno 2008 - pag. 19

E' il primo caso nel Regno Unito, realizzato grazie a tecniche di fecondazione in vitro
I genitori avevano più del 50 per cento di probabilità di generare una portatrice di malattia

LONDRA - Una donna ha concepito e darà presto alla luce in Gran Bretagna il primo bebè del Regno Unito al quale i medici danno la garanzia al 100 per cento che non avrà il cancro al seno di tipo ereditario. I medici hanno eliminato un gene ereditario che avrebbe assicurato al nascituro oltre il 50 per cento delle possibilità di sviluppare il cancro. La madre aveva deciso di far passare al vaglio i suoi embrioni perché sua marito risultava positivo al gene e la sorella di lui, la madre, la nonna e una cugina avevano tutte avuto il cancro al seno. Si tratta del primo caso in Gran Bretagna di gravidanza da embrione selezionato in modo da escludere questa particolare malattia e, per quanto si sappia, del secondo al mondo, dopo quello di una donna israeliana.

La coppia aveva concepito undici embrioni, di cui 5 sono stati trovati privi del gene. Due di questi sono stati impiantati nel grembo della donna che ora è alla 14esima settimana di gravidanza. Adesso il gene cosiddetto BRCA-1 è stato eliminato dall'asse ereditario della coppia. Si calcola che in Gran Bretagna circa il 5 per cento dei 44.000 casi diagnosticati ogni anno di cancro mammario siano causati dai geni BRCA-1 e BRCA-2, entrambi diagnosticabili già negli embrioni. Secondo i medici, migliaia di casi di tumore potrebbero essere evitati attraverso la diagnosi preimpianto. Secondo il "Times", che riporta la notizia, molte donne che risultano positive al gene si sottopongono alla mastectomia per evitare il tumore.

La 27enne madre britannica, che ha chiesto di non rendere pubblica la sua identità, ha detto che dopo aver visto tutte le donne della famiglia del marito soffrire di cancro al seno, aveva giurato a se stessa di far di tutto per evitare ai propri figli un simile dolore; ma qualunque figlia femmina fosse nata da lei e il marito avrebbe avuto tra il 50 e l'85 di probabilità di sviluppare il cancro mammario. "Nel corso delle tre ultime generazioni, ogni donna della famiglia di mio marito ha avuto il tumore al seno, tra i 27 e i 29 anni. Abbiamo pensato che, se ci fosse stato il modo per evitarlo ai nostri figli, era una strada che dovevamo percorrere".

Nonostante fossero entrambi fertili, i due si sono sottoposti all'inseminazione in vitro per poter fare la diagnostica pre-impianto. I test sono stati realizzati prelevando una singola cellula dagli 11 embrioni, quando avevano appena tre giorni di vita. Sei avevano il gene del cancro al seno; due di quelli che ne erano privi sono stati impiantati, e uno ha attecchito diventando un feto. La coppia ha anche potuto congelare altri due embrioni sani per un eventuale uso futuro.

Le donne portatrici del gene che induce il cancro del seno hanno anche più elevate probabilità di soffrire del tumore delle ovaie; i maschi devono affrontare un maggior rischio di cancro della prostata. Il medico che sta permettendo alla coppia di concepire un bebè "liberato" dal rischio di essere portatore del gene che trasmette il cancro del seno ereditario, Paul Serhal dell'University College London Hospital, ha già curato altre coppie in modo da far nascere bambini che non svilupperanno tumori agli occhi e all'intestino. "Ora le donne hanno la possibilità di evitare i sensi di colpa derivati dal loro ruolo di 'potenziali trasmettritici' di geni malati", spiega il medico. I detrattori di questa forma di selezione dicono che comunque è sbagliato distruggere embrioni perché quella di sviluppare la malattia è solo una possibilità. Senza contare che patologie come il tumore al seno possono essere oggi trattate, con crescente successo.

In Italia la fecondazione assistita è regolata dalla legge 40. Le ultime modifiche alla normativa sono state effettuate dall'ex ministro della Salute Livia Turco, a pochi giorni dal cambio della guardia tra centrosinistra e centrodestra. Le modifiche riguardavano proprio la possibilità di diagnosi preimpianto a scopo terapeutico, che la norma e le sue linee guida di fatto negavano, e che l'ex ministro ha invece voluto affermare. Le novità, varate nell'aprile scorso, hanno fatto seguito a varie sentenze di diversi tribunali, scatenando però polemiche, con i rappresentanti del centrodestra pronti a parlare di "freccia avvelenata" di fine mandato da parte della controparte.

ENRICO FRANCESCHINI

Affittasi utero in India


La Repubblica delle Donne - 28 giugno 2008

domenica 29 giugno 2008

"Una fuga per non essere giudicate"

La Stampa - 29 giugno 2008

Chi sta partendo e chi è appena tornato: «Abbiamo fallito», «Ne vale la pena»

Io ho bisogno di parlare con qualcuno che non mi giudichi. Sono esausta di raccontare balle e mezze verità per evitare parole e prediche che non voglio ascoltare. Tra poco affronterò la mia prima Fivet, e se Dio vorrà riusciremo a produrre tre embrioni». Nella sensazione pesante di Marina c’è «la paura di sperare troppo, perché non c’è emozione più desolante di aver timore di un sentimento così positivo». Nella sensazione delle donne che non accettano una legge che consente di utilizzare solo quei tre embrioni c’è, in più, il disagio e il peso fisico e psicologico di dover «fuggire» all’estero per cercare la vita. Affrontare un viaggio che è comunque un punto interrogativo. E investire molto, non solo emotivamente: spendere per una clinica privata, spendere per un viaggio di andata e ritorno, e spendere per un soggiorno che potrebbe ripetersi, se l’impianto non si tradurrà in gravidanza e si dovrà ricominciare da capo. Ormai l’elenco dei centri esteri è su Internet. Ovunque. Bene ordinato sul sito www.cercounbimbo.it oppure suggerito da mamme felici ad aspiranti-mamme in crisi nei tanti forum dedicati alla procreazione assistita. Ci sono prezzi e giudizi sulle strutture, pareri sulla cortesia del personale. Proprio come fossero hotel o villaggi turistici. «E invece è un calvario a cui questo nostro Stato falso e bigotto obbliga migliaia di donne che sperano soltanto di poter diventare mamme e papà», sbotta Maria, 35 anni e un marito di 40 con astenospermia. Partiranno fra dieci giorni per l’Istituto Marquèz, in Spagna.

Il dolore
«Figli proibiti», li chiama qualcuno, caricando dolore sul dolore di chi non pensa affatto di compiere un gesto sbagliato, ma vuole soltanto avere una possibilità in più. «Avevamo deciso di andare all’estero per non sprecare i miei ovociti e per poter congelare gli embrioni. Avevamo deciso di affidarci a Bruxelles perché lì sono capaci di trattare gli spermatozoi con anticorpi. Siamo tornati senza aver congelato nulla e con soli due embrioni arrivati in terza giornata. Non è così che doveva andare, non è giusto. E il dubbio di come continuare, il dubbio se è giusto spendere tutti i nostri risparmi per un figlio che forse non arriverà, o arriverà e ci troverà sfiancati, moralmente ed economicamente, dalla sua ricerca», scrive Damabianca su un blog. Rossella, invece, non ha dubbi: non demorderà, pagherà, e se dovrà viaggiare viaggerà: «Io e mio marito - racconta - tra convivenza e matrimonio abbiamo dieci anni di vita assieme. Circa otto anni fa, dopo un anno di tentativi falliti, iniziammo l’iter diagnostico, cominciando da lui, visto che era l’esame più semplice. Passarono gli anni durante i quali tentammo con la medicina cinese e quella tibetana e si sperava ogni mese nel miracolo. Facciamo il primo tentativo un anno fa al San Raffaele di Milano. Il secondo al centro Promea di Torino. Terzo tentativo tra breve, se questa legge ci permetterà ancora di farlo decentemente in Italia. Altrimenti emigreremo». Chi cerca un figlio ad ogni costo e guarda all’estero trova nell’anonimo passaparola della Rete non solo un indirizzo, ma anche la forza di andare avanti: «Mia cognata è a caccia da 8 anni e ha tentato già diverse inseminazioni e due Fivet in Italia, andate tutte male. Si è rivolta a un centro in Spagna conosciuto tramite una trasmissione su Rai3. Costo 25 mila euro: comprende tre cicli di Fivet con impianto di cinque embrioni. In più loro congelano gli embrioni che avanzano per poterli riutilizzare eventualmente il prossimo ciclo. Dicono che la probabilità di riuscita di ottenere una gravidanza è del 90 per cento».

I dubbi
Qualsiasi viaggio della speranza è una sofferenza in più, anche per questo la Legge 40 è stata subito contestata. Emerge chiaro, nelle parole di ogni donna, di ogni coppia rassegnata con la valigia ormai pronta: «Me lo sono chiesta tante volte e spesso me lo hanno chiesto: vale la pena fare tutto questo? Stimolazioni, esami, ecografie che portano stress, illusioni e rabbia. Vorrei urlare a tutti i sostenitori di questa Legge 40, a coloro che l’hanno confermata e a coloro che se ne sono fregati, che non hanno capito nulla: noi la vita la amiamo e la vogliamo creare». «E’ proprio una vergogna che l’Italia sia così tanto ignorante», accusa Betty. «E’ così tremendo desiderare un figlio?», domanda Federica, trentadue anni, che ad ogni incontro col nipotino di nove anni sogna il figlio che non ha potuto avere ma desidera ancora: «So che all’estero, oltre a non esserci limitazione del numero di ovuli da fecondare in coltura si aggiunge la possibilità di congelare gli embrioni». Sta facendo i conti per capire quando potrà partire anche lei, come tante donne. Per Sabrina, trentacinque anni, andare all’estero invece non è solamente un modo per superare il limite per legge di ovociti utilizzabili: «Sono portatrice sana di un malattia genetica e non voglio che mio figlio soffra quello che sta attreversando mio fratello. Desidero che prima dell’impianto ci sai un analisi sull’embrione per non ricorrere all’aborto dopo un eventuale diagnosi di malattia».

MARCO ACCOSSATO

Le vacanze segrete in cerca di un figlio

La Stampa - 29 giugno 2008

Da Madrid a Zurigo, boom del turismo procreativo

TORINO
E’ l’altra «vacanza» del 2008. Turismo procreativo, metafora amara per migliaia di coppie in difficoltà. Mariti e mogli, coppie di fatto, non alla ricerca di una spiaggia da sogno o di puro relax. E neppure turismo dei più giovani sull’onda di notti brave nelle località festaiole. Sono i viaggi dell’angoscia per chi insegue - più o meno disperatamente - il desiderio di un figlio ad ogni costo: pronte a partire, a cercare cliniche oltre frontiera, sono sempre più numerose le coppie che puntano all’estero pur di superare il divieto italiano all’utilizzo di più ovociti. Con l'introduzione della legge 40 «non solo diminuiscono i figli, ma è quadruplicato e continua a crescere il numero di chi che cerca soluzioni altrove» denuncia il dottor Alessandro Di Gregorio, direttore del centro Artes di Torino, una delle più note strutture private specializzate nella diagnosi e nel trattamento della sterilità di coppia. Chi ricorre alla fecondazione artificiale in genere non ne parla volentieri, a volte lo nasconde persino ai familiari. Oltre all’imbarazzo della situazione, per chi punta all’estero si aggiunge a volte anche una sorta di senso di colpa, sensazione di «sfuggire» a una procedura legale per imboccare una strada proibita. E allora ecco che il periodo estivo può aiutare a «mascherare». Figli di un escamotage.

Meta preferita è la Spagna dove si è registrato un vero e proprio boom di italiani. Boom alimenta business: le coppie che hanno scelto in Spagna una struttura per provare a diventare genitori sono passate da 60 a quasi 1400, dopo la Legge 40. Pare ci siano tariffe a seconda della provenienza. Nizza è l’altra meta tipica degli italiani, soprattutto liguri. Chilometri e lingua comune spingono poi il 32 per cento di chi vive nel nostro Paese verso la Svizzera. E mentre la Gran Bretagna - a causa del cambio sfavorevole con la sterlina - è stabile nell’ordine delle preferenze, conquistano prenotazioni gli Usa e soprattutto i Paesi dell’Est, meta di chi vuole o può spendere meno. Low cost della culla. Basta contare il numero di siti web creati in lingua italiana da Centri esteri per rendersi conto della portata del problema. Fenomeno analogo esiste solo per i trattamenti di odontoiatria in Ungheria. «Le famiglie, provate dalla crisi economica, sono pronte a rinunciare alle vacanze vere, ma per un figlio sono disposte a indebitarsi fino al collo», sostiene Di Gregorio. Ma che ne valga almeno la pena: «Nel mio centro il numero di coppie che hanno chiesto di essere seguite sono drasticamente diminuite, da quando nel 2004 è entrata in vigore la Legge e si è aperta la porta verso l’estero. La prima cosa che molte mi chiedono, appena entrano in studio, è se il mio centro ha una sede fuori Italia. E quando rispondo “no” si alzano e se ne vanno».

Prima dell’approvazione della fatidica legge - calcola l’Osservatorio sul turismo procreativo - il numero di donne che hanno scelto di andare all’estero erano poco più di mille, mentre già nel 2006 erano ben più di 4 mila. «La Legge 40 - incalza Di Gregorio - blocca di fatto lo sviluppo della medicina e impedisce alle coppie che trovano difficoltà nel concepimento di sognare, di sperare ancora. Allora emigrano all’estero, spendendo molti soldi, con il rischio di finire oltretutto in centri poco professionali». Oltre la metà delle coppie che attraversa il confine in cerca di un bebè lo fa d’estate. In particolare a luglio, mese in cui - paradossalmente - si riscontra da sempre una maggior difficoltà a concepire naturalmente, per stress accumulato e caldo.

MARCO ACCOSSATO

venerdì 27 giugno 2008

Seminario sulla legge 40 con giuristi,professori,tecnici e parlamentari

L'Intergruppo parlamentare "Coscioni-Welby" ha indetto un seminario-audizione di studio e di dibattito, con giuristi, operatori della fecondazione assistita, professori universitari e parlamentari sia di destra che di sinistra che si terrà martedì 1 luglio 2008 dalle 9 alle 11 presso la Sala della Sacrestia, Palazzo Valdina, Vicolo Valdina, 3.

Il Seminario-Audizione si propone di tracciare una comune linea per la discussione, che ripercorrerà gli interrogativi ricavabili dalla legge e le risposte dei giuristi. Parteciperanno al seminario audizione: Marco Cappato, deputato europeo radicale e Segretario dell'Associazione Coscioni, Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale eletta nel PD e Co-Presidente dell'Associazione Coscioni, Emma Bonino, vicepresidente del Senato, Mirella Parachini, ginecologa e vice-presidente FIAPAC, Domenico Danza,esperto in medicina della riproduzione, Filomena Gallo, avvocato e presidente di Amica Cicogna, Bruno De Filippis, magistrato esperto in diritto di famiglia, Luca Gianaroli, presidente della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia, e Andrea Borini, responsabile osservatorio turismo riproduttivo. Diversi parlamentari del PDL: Chiara Moroni, Fiamma Nirenstein, Nino Paravia e Mario Pepe; e del PD: Ileana Argentin, Rita Bernardini, Lucia Codurelli, Furio Colombo, Anna Paola Concia, Giovanni Cuperlo, Vittoria Franco, Ignazio Marino, Matteo Mecacci, Guido Melis, Rolando Nannicini, Magda Negri, Marco Perduca, Donatella Poretti, Livia Turco, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti.

venerdì 20 giugno 2008

Cominciamo bene estate del 12 giugno 2008

Il video della puntata di Cominciamo bene estate del 12 giugno 2008 lo potete vedere e scaricare al seguente link:

http://www.bfsistemi.com/videolegge40/40.html

martedì 17 giugno 2008

Appello per il mantenimento delle attuali linee guida della Legge 40

Noi sottoscritti,
ci appelliamo al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali affinché mantenga in vigore e agisca per la piena applicazione delle le attuali linee guida della legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita emanate con decreto ministeriale dell'11 aprile 2008.

Come previsto dall'articolo 7 della stessa legge le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità.

Tale procedura per l'aggiornamento del DM in oggetto, è stata rispettata in ogni sua fase, tant'è che il nuovo testo delle linee guida riporta le indicazioni contenute nel parere del Consiglio Superiore di Sanità del 19.07.2007 (comunicato n.199 Ministero della Salute)

L'aggiornamento delle linee guida varato dal Ministro della Salute Livia Turco è avvenuto successivamente alla sentenza del Tar Lazio, del 21 gennaio 2008.

Le attuali linee guida pertanto recepiscono una sentenza di merito passata in giudicato, oggi in esecuzione. Sentenza che ha il potere di modificare il contenuto di un decreto ministeriale non conforme alla legge di riferimento di cui è atto vincolante. La sentenza del TAR Lazio, ha disposto l'annullamento di una parte delle precedenti linee guida laddove limitavano la possibilità di indagine clinica sull'embrione solo a quella di tipo osservazionale. Vietando di fatto l'applicazione di una indagine medica, la diagnosi preimpianto (prevista all'art. 13 comma 2 l.40/04). L'annullamento per eccesso di potere riporta il decreto ministeriale al suo contenuto e potere normativo che non può superare il dispositivo di una legge.

Riconosciamo alle attuali linee guida le importanti innovazioni che introducono:
- l'affermazione del diritto di conoscere per la coppia lo stato di salute dell'embrione come previsto dall'art. 14 comma 5, L.40/04;
- l'affermazione della corretta applicazione dell'indagine clinica diagnostica sull'embrione già prevista dal comma 2 dell'art. 13 l.40/04.
- l'applicazione di un Diritto previsto dalla legge 40/04 e riconosciuto da alcune sentenze di merito, come quella del Tribunale di Cagliari del settembre 2007 che ha consentito a una coppia portatrice di talassemia di avere un figlio non affetto da tale patologia. Ed in ultimo la sentenza del Tar lazio, 21.01.2008;
- la possibilità all'accesso per le tecniche di procreazione medicalmente assistita anche per le coppie dove l'uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili;
- la possibilità per le coppie che si rivolgono alle strutture sanitarie per la procreazione medicalmente assistita di ricevere assistenza e sostegno psicologici in ogni fase del trattamento di fecondazione assistita.

Sosteniamo con forza la fondatezza giuridica del Decreto Ministeriale di applicazione della legge 40/04, e le richieste e le ragioni delle associazioni di coppie sterili e infertili che insieme alla comunità medica e scientifica hanno da sempre sostenuto la necessità di un intervento in questa direzione scientificamente corretto e giuridicamente ineccepibile, poiché corrispondente al rispetto della legge 40 e al rispetto delle norme sanitarie in materia.

Per firmare l'appello: http://www.lucacoscioni.it/difesa_linee_guida

lunedì 16 giugno 2008

Intervista a Massimo Polledri (Lega Nord)

video

Se volete scrivergli questa è la sua mail: polledri@camera.it

Fecondazione, nuove norme. Firme dal Pdl. Binetti: dirò sì

Repubblica — 11 giugno 2008 pagina 16

ROMA - Legge 40 sempre nel mirino, tra mozioni e appelli. Tra chi vuole abolire le linee nuove guida, soprattutto la diagnosi preimpianto, e chi si rivolge alla Consulta e chiede che possano essere prodotti e conservati più di tre embrioni, giudicando incostituzionali le norme attuali che lo vietano.


Centotrenta deputati di Pdl, Lega e Udc, con l' appoggio dichiarato della deputata del Pd Paola Binetti, sovrannumeraria dell' Opus Dei, hanno presentato ieri una mozione per chiedere al governo che ritiri le linee guida emanate dall' ex ministro alla Salute Livia Turco. Quelle linee guida che, accogliendo le sentenze del Tar, hanno reintrodotto la possibilità di diagnosi preimpianto per gli embrioni e aperto la possibilità di accedere alla fecondazione assistita ai malati di Aids e di epatite.

Nello stesso giorno, assieme al Coordinamento delle associazioni pazienti sterili, l'Associazione Luca Coscioni si è rivolta alla Corte Costituzionale. Chiede l' annullamento delle norme che vietano la produzione di più embrioni e la crioconservazione.

Al centro della mozione dei 130 deputati del centro destra - accusano l'ex ministro Turco di aver compiuto un «atto unilaterale che apre il varco a mille abusi» - c' è la diagnosi preimpianto, considerata «introduzione surrettizia dell' eugenetica nel nostro Paese». Come ha detto la deputata del Pd, Paola Binetti, che non ha firmato la mozione ma se arriverà in aula la voterà.

«Non credo abbiano mai letto le linee guida», ribatte l' ex ministro della Salute Livia Turco. Secondo Turco, poi, «non si è mai vista una mozione che vuole orientare un atto amministrativo di un ministro, di natura tecnica. Ne deduco - aggiunge - che non si fidano del ministro, o che sono molto divisi al loro interno». E che ci sia divisione lo dimostra la posizione di Chiara Moroni del Pdl, che difende le linee guida della Turco «perché hanno posto rimedio alle storpiature scientifiche e le crudeltà ideologiche contro le donne» e Massimo Polledri della Lega Nord. Il deputato è infatti favorevole all' accesso alle tecniche di procreazione assistita per portatori del virus Hiv o dell' epatite B o C.

CATERINA PASOLINI

domenica 15 giugno 2008

Diagnosi preimpianto è eugenetica? Non diciamo sciocchezze

Dopo la decisione del TAR del Lazio dello scorso 31 Ottobre, com’era già avvenuto in occasione della pubblicazione della Sentenza del Tribunale di Cagliari e dell’ordinanza del Tribunale di Firenze, c’è chi torna a parlare di indebita intromissione della Magistratura, di manomissione della legge 40 e ad agitare lo spettro dell’eugenetica. Appare doveroso, quindi, effettuare un approfondimento per chiarire quali siano i termini della questione.

I punti da chiarire, in realtà sono due:
- se la diagnosi preimpianto possa essere valutata come tecnica eugenetica;

- se nella legge 40 o nei suoi principi ispiratori possa rinvenirsi un divieto.

Le due questioni vanno affrontate assieme e dimostrano quanto erronee siano state alcune interpretazioni della legge 40.

Per chiarire la prima occorre addentrarsi nel concetto di Eugenetica. Con il termine eugenetica ci si riferisce a quella disciplina pseudoscientifica volta al perfezionamento della specie umana attraverso lo studio, la selezione e la “promozione” dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi (eugenetica positiva) e la rimozione di quelli negativi (eugenetica negativa).

In Europa la teorizzazione dell’Eugenetica si ebbe intorno al 1860 con Francis Galton (cugino di Charles Darwin) il quale teorizzo che la specie umana potesse subire un’evoluzione positiva, simile a quella che si produce in natura anche mediante un intervento delle istituzioni finalizzato alla selezione degli elementi considerati di progresso. Lo stesso Galton coniò il termine Eugenetica traendolo dal greco classico. Dalle teorizzazioni di Galton, che ebbero largo seguito, derivò l’approvazione in parecchi stati di legislazioni eugenetiche, finalizzate, di volta in volta al raggiungimento di obbiettivi di welfare. Di tali legislazioni, delle quali le più conosciute sono quelle statunitensi applicate dalla fine dell’800 sino al 1979 che portarono alla sterilizzazione di coloro che venivano dichiarati deboli di mente, pazzi, idioti, imbecilli, criminali-nati, o addirittura epilettici, persone moralmente degenerate o sessualmente pervertite. Anche in Europa, vennero attuate politiche eugenetiche mediante sterilizzazioni su larga scala, come dall’elenco che segue:
- Germania: 1933-1941: oltre 400.000
- Svezia: 1934-1976: 62.888
- Finlandia: 1935-1970: 58.000
- Norvegia: 1934-1977: 40.891
- Danimarca: 1929-1967: 11.000
- Canada: 1928-1972: circa 3.000
- Svizzera: 1928-1985: meno di 1.000

Al fine di qualificare una data pratica come eugenetica occorre che siano verificate le “finalità eugenetiche”. Pertanto, sia che si tratti di eugenetica positiva, sia che si tratti di eugenetica negativa, il dato da ricercare è la finalità di miglioramento della specie umana o mediante la selezione di caratteristiche positive o mediante l’eliminazione di caratteristiche negative.

Fatta questa precisazione possiamo occuparci della diagnosi preimpianto.

Il primo problema da affrontare è se tale tecnica sia vietata, anche implicitamente dalla legge 40. In proposito è evidente che la legge non menziona mai tale tecnica che consente, attraverso una biopsia effettuata su 1 o 2 cellule prelevate dall’embrione, quando è ad uno stadio di sviluppo di circa 8/10 cellule, di verificare la presenza di malattie genetiche e/o anomalie cromosomiche. Ora è evidente, che la diagnosi in sé, considerata come mero strumento di conoscenza e di informazione, non è vietata dalla legge che anzi obbliga il centro, ove richiesto dai soggetti che hanno avuto legittimo accesso alle tecniche, a fornire informazioni sullo stato di salute degli embrioni prodotti (Art. 14, comma 5). Resta da comprendere se, a valle di tale conoscenza, la coppia possa poi decidere di non trasferire quegli embrioni che a seguito della biopsia siano riconosciuti affetti di malattie genetiche o anomalie cromosomiche gravi. In particolare, in riferimento al caso in esame, non può ignorarsi la presenza nel nostro ordinamento della legge 194/78 che all’art. 4 prevede la possibilità di procedere all’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, per la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito. Si tratta di una norma a tutela della salute psichica e fisica della donna, basato su un bilanciamento di interessi, nel quale viene preso in esame anche il diritto del nascituro a venire in esistenza, ritenuto recessivo solo dinanzi al rischio per la salute della madre; bilanciamento ritenuto valido dalla Corte Costituzionale già con Sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975. La precipua finalità di tutela della salute della donna e della gravidanza consapevole, esclude che tale pratica possa essere valutata eugenetica, non essendo consentito, neanche dalla legge 194/78, utilizzare l’interruzione di gravidanza al mero fine di miglioramento della specie o di eliminazione di caratteristiche ritenute negative. La legge 40/04, in particolare l’art. 14 richiama più volte la legge 194/78. Ciò avviene al primo comma: “È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194 .” ed al quarto: “ Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.” Nella norma, in particolare il primo comma, i due periodi si pongono in rapporto di regola ed eccezione stabilendo che è normalmente vietato, per chi ha fatto ricorso alle tecniche di PMA, crioconservare o sopprimere embrioni, salvo il caso che ricorrano le circostanze previste dalla legge 194/78. La norma, quindi, permette una tutela anticipata della salute della donna consentendo l’applicazione della legge 194/78 sin dal primo momento nel quale secondo le moderne conoscenze mediche, siano diagnosticabili quei fattori che, nella presenza degli altri presupposti previsti dalla legge del 1978, legittimerebbero il ricorso all’interruzione di gravidanza. E’ evidente, quindi, per i due richiami operati dall’articolo 14 della legge 40/04 che il bilanciamento di interessi voluto dal legislatore del 2004 è lo stesso che ha guidato il legislatore della legge 194/78 della quale la stessa legge 40 riconosce il valore di norma esplicativa un bilanciamento di interessi che ha radici nella stessa Costituzione. Per tali motivi, ogni diversa interpretazione della legge dovrebbe ritenersi incostituzionale.

In contrasto con tali norme, quindi, si poneva il corollario imposto dalle linee guida ministeriali che restringeva le possibili indagini diagnostiche sull’embrione a quelle osservazionali non consentendo la piena applicazione del diritto di conoscere lo stato di salute dell’embrione sancito dall’art. 14, comma 5, e ciò è stata la causa della disapplicazione da parte dei Tribunali di Cagliari e Firenze e dell’annullamento del TAR del Lazio, posto che una norma di rango secondario non può porsi in contrasto con una norma approvata dal Parlamento. L’annullamento, quindi, comportando la piena espansione del dettato legislativo produce l’effetto di consentire le tecniche di diagnosi preimpianto che, seppure non espressamente previste, sono pienamente compatibili con le disposizioni della Legge 40/2004, nell’interpretazione costituzionalmente orientata sopra riportata. Deve concludersi, quindi, che le critiche piovute da più parti e i moniti di deriva eugenetica discendono da cattiva conoscenza della legge ovvero si tratta di polemiche strumentali condotte in piena malafede.

Catania, 25 gennaio 2008
Avv. Sebastiano Papandrea

venerdì 13 giugno 2008

Cominciamo bene estate - 12 giugno 2008


Volevamo ringraziarvi per tutte le Vs. testimonianze sia nelle mail arrivate alla redazione di ‘Cominciamo bene estate’ ieri mattina sia nella nostra casella mail personale.

Speriamo che tante persone si siano rese conto che il problema dell’infertilità e della trasmissione di malattie genetiche è reale e colpisce migliaia di coppie. Può capitare a chiunque e quindi anche a loro, ai loro figli o ai loro amici.

Noi abbiamo cercato di esporre nel modo più semplice possibile e in poco tempo la nostra vicenda e la nostra speranza per il futuro, che al momento non vediamo potersi realizzare in Italia.

Per quanto riguarda l’intervento del prof. D’Agostino (presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica e presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani), che era giusto intervenisse per portare il punto di vista di chi ritiene giusta la Legge 40, ci sembra lampante che quando si presentano casi veri, umani, non sanno cosa rispondere e si nascondono dietro “… è difficile ragionare su casi personali così difficili” … ma questa è la realtà!
Inoltre non ha risposto alle domande finali: perché la diagnosi pre-impianto NO e la diagnosi pre-natale SI? Perché non possiamo scegliere responsabilmente di non impiantare un embrione malato (che nel nostro caso è sicuramente un bambino destinato a soffrire e a morire entro i primi mesi di vita) ma possiamo scegliere altrettanto responsabilmente di interrompere la gravidanza a 12 settimane?
Gli altri stati europei (Spagna, Francia, Inghilterra, Belgio, Grecia, Turchia, ecc.), praticando la diagnosi pre-impianto, praticano l’eugenetica? E quindi vanno contro la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che all’art. 3 vieta le pratiche eugenetiche, in particolare quelle aventi come scopo la selezione delle persone?
Speriamo che entro un anno la Commissione Europea ci “illumini” e si pronunci di fronte alle denunce che le coppie italiane stanno presentando.

domenica 8 giugno 2008

Parteciperemo alla trasmissione 'Cominciamo bene estate'


Giovedì 12 giugno saremo in diretta nella trasmissione 'Cominciamo bene estate' su Raitre verso le ore 10.40.
La puntata che inizierà intorno alle ore 10.30 sarà dedicata alla procreazione assistita.
Non perdetevela!

I telespettatori possono porre domande agli ospiti in studio o raccontare esperienze personali, telefonando al numero verde 800-550269, mandando un sms al numero 335/5647676 o scrivendo all’indirizzo e-mail: cominciamobene@rai.it

Il fenicottero rosa in giro per l'Italia


In riferimento a tutte le attenzioni che il nuovo Governo sta rivolgendo alle nuove Linee Guida della Legge 40 (Sacconi: "modificheremo le nuove Linee Guida") riproponiamo un'iniziativa semplice, colorata e non costosa:

stampate l'immagine qui sopra, ritagliatela e appiccicatela sul vetro posteriore della vostra auto e ...
accompagnate il fenicottero rosa in giro per l'Italia!!!



Prodi: I leader della Cei sempre contro di me

Repubblica — 07 giugno 2008 pagina 2 sezione: POLITICA INTERNA

ROMA - «Dissi di essere un cattolico adulto. La frase non mi è stata mai perdonata. Con la presidenza della Conferenza episcopale, ho avuto l' impressione di scontrarmi con un' opposizione politica». Romano Prodi cerca di organizzare la sua vita da ex, ma rivive ancora con amarezza il rapporto con uno degli interlocutori a cui teneva di più. La Chiesa cattolica. Le sue difficoltà terribili come capo di un governo di centrosinistra le ha raccontate anche a La Croix, il più grande quotidiano cattolico francese. «Mai sono stato intervistato dall' Avvenire, il giornale italiano di ispirazione cattolica, mentre La Croix mi ha dedicato due pagine nel maggio 2007». Prodi non è mai stato intervistato non solo dal giornale della Cei, nemmeno - a differenza di Silvio Berlusconi - dall' Osservatore Romano. Organo della Santa Sede. Le differenze volute bruciano sulla pelle del professore cattolico che il 31 maggio ha festeggiato i 39 anni di matrimonio, padre di due figli, nonno di quattro nipoti. Ha scritto un suo amico dagli anni di Reggio Emilia, Raffaele Crovi, cattolico, intellettuale anche democristiano, in "Nerofumo", profetico romanzo poco prima della morte: «Perché la Curia Vaticana, ai politici cattolici praticanti e osservanti dei comandamenti, preferisce i politici laici, magari puttanieri, ma osservanti». E Crovi, vaticinando la caduta del governo Prodi, fa rispondere a un monsignore: «Perché i cattolici praticanti, ritenendosi parte della Chiesa, mettono bocca nelle scelte delle autorità ecclesiastiche, mentre i laici, senza far domande, mettono mano alla borsa». Prodi, che il libro ha ricevuto, scansa i rimandi. Né parla di politica italiana. «Aspettiamo che il polverone si fermi» dice ai pochi fedelissimi superstiti. «Coerenza e discrezione» ripete, sono il suo atteggiamento rispetto alla Chiesa. A La Croix - fra un cenno all' unica udienza da Benedetto XVI e un affettuoso dilungarsi sugli incontri con Giovanni Paolo II - ha raccontato l' amarezza «soprattutto per le critiche delle gerarchie cattoliche quando adottai provvedimenti in favore degli esclusi». «Telefonai anche per dir loro che prima comunque non c' era niente. Non mi hanno risposto». Rapporto di spine con Camillo Ruini, l' allora presidente della Cei e rimasto potentissimo, anche se da un anno la Conferenza è guidata da Angelo Bagnasco. Il reggiano Ruini fece conoscere e sposò Prodi e Flavia, né fu assistente, ma ruppe per sempre quando, dopo il crollo della Dc, chiese all' allora discepolo di guidare la rinascita di un partito cattolico. Ottenendo un rifiuto da colui che già pensava all' Ulivo. Prodì rivendica quel «cattolico adulto» con cui si definì quando andò a votare nel referendum sulla fecondazione assistita. Non rispettando - pur votando da cattolico osservante - la chiamata di Ruini all' astensione. Richiamandosi piuttosto a De Gasperi che disobbedì a Pio XII che voleva l' alleanza Dc-Msi al Comune di Roma.

MARCO MAROZZI

Procreazione assistita/Esperti a Roma: fenomeno quasi di massa

Roma, 7 giu. (Apcom) - Un convegno internazionale oggi a Roma ha fatto il punto sullo stato dell'arte della procreazione medicalmente assistita: una pratica - hanno sottolineato gli esperti - che non è più di nicchia, bensì "quasi di massa", ma la legge 40 è confusa e non riesce a rispondere alle esigenze di chi, sempre più, ricorre alle tecniche di fecondazone assistita e anzi favorisce il turismo procreativo.

Il convegno internazionale "POP A.R.T. La dimensione popolare della Riproduzione Assistita", è stato organizzato da Bioroma; in apertura il professore Massimo Moscarini, direttore del dipartimento di Scienze Ginecologiche, Perinatologia e Puericultura dell'Università "La Sapienza" di Roma, ha dichiarato: "In questo momento la via italiana alla procreazione medicalmente assistita sta dando frutti al di sopra delle aspettative che, dal punto di vista clinico, non ha nulla da invidiare alle strutture di altri paesi europei".

"Uno degli scopi di questo convegno - ha spiegato Mauro Schimberni, organizzatore del convegno e docente alla II facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università "La Sapienza" di Roma - è affrontare e approfondire il tema della dimensione popolare della Fecondazione Assistita che non è più un problema di nicchia, ma riguarda tutti i ceti. E inoltre trattare il tema del fattore maschile che incide al 50% sulle problematiche della riproduzione".

Tra i partecipanti anche Monica Toraldo di Francia, docente di Bioetica all'Università degli Studi di Firenze e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, che ha criticato apertamente l'attuale legge sulla procreazione assistita: "Ritengo che la legge 40 sia confusa e contraddittoria perché sentita come legge che riguardava una piccola parte della popolazione. Il risultato della legge 40 è rimettere sotto tutela la madre trattata come una minorenne, oggetto di pratiche invasive".
"Inoltre la legge 40 può essere aggirata - spiega Monica Toraldo Di Francia. "Oggi c'è il turismo riproduttivo verso quei paesi europei più aperti e questo comporta l'accentuarsi delle disuguaglianze, perché sappiamo quanto può venire a costare di più. Chi non può permettersi questa spesa deve rinunciare alla genitorialità riproponendo così un modello di società gerarchica mentre il nostro sistema sanitario è legalitario. Bisogna rendersi conto che oggi il ricorso alla PMA è un fenomeno quasi di massa e molti tabù sono caduti".
"Quello che mi preoccupa è la progressiva ideologizzazione della procreazione - ha concluso Toraldo di Francia - i soggetti sono diventati gli ovuli, gli embrioni, gli zigoti e si perde, così, la complessità del processo procreativo."

giovedì 5 giugno 2008

Fecondazione: Sacconi, modificheremo le Linee Guida della Legge 40

(AGI) - Roma, 5 giu. - Le linee guida della legge sulla fecondazione assistita, che reintroducevano tra l'altro la diagnosi preimpianto, varate dall'ex ministro della Salute Livia Turco alla vigilia del voto saranno modificate. Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha ereditato dalla Turco le competenze sulla Sanita', lo annuncia intervenendo alla Commissione Sanita' del Senato per delineare il suo programma. "Sulla legge 40 - ha detto Sacconi - sorge un problema di carattere giuridico formale. Mi riferisco agli interventi diagnostici preimpianto e alle linee guida del mio predecessore: e' paradossale che si ritenga oggi da parte sua che la legge 40 consenta cio' che i referendari chiedevano invece di reintrodurre cambiando la legge". Le linee guida, quindi, "sono sottoposte ora a una rigorosa verifica, che credo non potra' che condurre a un intervento correttivo". Le nuove priorita' in materia saranno invece "il rafforzamento delle politiche di prevenzione della sterilita' e la promozione della ricerca sulla crioconservazione dei gameti".

mercoledì 4 giugno 2008

Turco: ho solo applicato gli articoli. Volevo difendere il diritto alla salute

Corriere della Sera - 27 maggio 2008 - Pagina 2

ROMA - «Si è scomodato perfino Bagnasco...», commenta tra sé e sé l' ex ministro Livia Turco che a poche ore dalle dimissioni del governo Prodi ha emanato le nuove linee guida. È stata attaccata duramente, con l' accusa di aver voluto andare oltre la legge 40 introducendo modifiche favorevoli a genitori con malattie genetiche ereditarie. «In realtà non ho fatto che applicare in modo corretto, e senza interpretazioni, alcuni articoli - difende la scelta dei suoi tecnici l' attuale capogruppo pd alla Commissione Affari Sociali della Camera -. Il divieto di diagnosi sull' embrione era arbitrario e noi lo abbiamo tolto. Dare la possibilità a persone con gravi malattie di evitare di trasmetterle ai figli non è eugenetica. Le coppie hanno diritto di sapere, questo si chiama diritto alla salute. Sfido chiunque a dimostrare che abbiamo sbagliato». Visto che si continua a discutere e non passa settimana senza una polemica, la Turco indica due soluzioni. La prima: che il Parlamento torni a riflettere sul tema della fecondazione artificiale e cambi, se necessario secondo la maggioranza, il testo legislativo approvato quattro anni fa. «La seconda via è che per legge si stabilisca cos' è l' eugenetica. La diagnosi preimpianto, lo so, è una tecnica controversa perché in alcuni casi può diventare dannosa e perché non sempre il risultato è chiaro. Ma allora che si affrontino una volta per tutte questi problemi».

De Bac Margherita

domenica 1 giugno 2008

Martini: la vita umana va rispettata

Corriere della Sera - 27 maggio 2008 - pag. 2

ROMA - «Il rispetto della vita umana non significa provocare danni agli embrioni con la diagnosi preimpianto. Il caposaldo della legge 40, oltre a dare regole certe alle coppie, è proprio questo. Rispetto della vita umana». Francesca Martini, sottosegretario al ministero del Welfare, conosce bene e condivide il testo che regola il mondo della provetta. Era capogruppo della Lega nella commissione Affari Sociali della Camera. Successivamente, dopo l' approvazione, si è battuta per sostenerla nel Comitato per il no al referendum. Le parole del cardinale Bagnasco rispecchiano le sue riflessioni: «Teniamo presente che l' esame sul Dna dell' embrione comporta il prelievo di 8-10 cellule e questa tecnica rischia di distruggerlo. Sono d' accordo. C' è discrepanza tra le linee guida e la legge che vieta ogni genere di intervento sull' embrione». Su questo punto il dibattito è aperto perché, al contrario, molti ritengono che siano state le regole applicative introdotte dall' ex ministro Girolamo Sirchia a disattendere la normativa. La Martini però la pensa in modo opposto: «Non è vero. E' vietata ogni tipo di manipolazione, quindi implicitamente anche la diagnosi genetica. Tutto ciò che stravolge l' impianto originario non può dunque essere accettato. Il ministero è a disposizione del Parlamento per fornire eventuali pareri su questo documento. Potremmo contribuire al dibattito solo come tecnici».

De Bac Margherita

Ma il sottosegretario Martini è sicura quando dice "... l' esame sul Dna dell'embrione comporta il prelievo di 8-10 cellule e questa tecnica rischia di distruggerlo"?
Prelievo di 8-10 cellule??? Mi sembra di aver sempre sentito parlare di prelievo di 1-2 cellule quando l’embrione si trova allo stadio di 6–8 cellule.
Sono d'accordo con lei ... prelevare 8 cellule da un embrione di 8 cellule rischia di distruggerlo ... ma questa non è la diagnosi preimpianto!!!